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Equitalia vuole un miliardo dai veneti. Nella Regione 81.104 cartelle

I veneti devono pagare ad Equitalia 1.083.725.949 miliari di euro. Un numero che atterrisce e che impone la rateizzazione: il carico è stato dilazionato in 81.104 pratiche rateizzate.

Le cartelle esattoriali sono riferite al 3 marzo e stanno arrivando in questi giorni nelle case dei cittadini. Il numero più alto di protocolli è a Padova: 18.562 per un carico dilazionato di 238.765.353 milioni di euro. Nelle cartelle di pagamento si trova la descrizione di quanto si deve pagare e perché: si va da poche centinaia di euro per la mensa scolastica del figlio non pagata, la multa di divieto di sosta o il bollo dell’auto arretrato a qualche migliaia di euro per tributi erariali, regionali e locali, all’irpef e alla previdenza. In media le somme più cospicue sono quelle della previdenza: sia professionisti (a volte agli inizi) che rimandano di versare i contributi per la propria previdenza; sia imprenditori senza liquidità che scelgono gioco forza di non versare i contributi ai loro dipendenti. Tuttavia c’è un capitolo importante che è la somma delle piccole bollette che rivendicano le amministrazioni locali e che non sono state pagate dalle famiglie schiacciate dal peso della crisi economiche. Un dato su tutti i 2,2 milioni di euro di multe non pagate dai padovani: 21.320 contravvenzioni al codice della strada che ammontano a 1 milione 621 mila euro, ai quali si aggiungono 1.010 multe (conteggiate in un secondo momento) per 564.586 euro. Numeri tanto più impressionanti se si considera che sono relativi al biennio 2008-2009. In media sono 90 euro a contravvenzione, ma non mancano sanzioni più salate che superano le centinaia di euro. Le infrazioni vanno dall’eccesso di velocità “pizzicato” dai tutor alla patente scaduta fino alla violazione della Zona a traffico limitato. Dalla data di notifica il contribuente ha 60 giorni di tempo per pagare senza costi aggiuntivi. Poi cominciano le mazzate, fatte da interessi di mora (conteggiati giorno per giorno), ai costi della riscossione stessa a, nel caso in cui siano messe in atto azioni di recupero forzato, le batoste dell’iscrizione (e della cancellazione) dell’ipoteca o del pignoramento e così via. Rapidamente un debito di poche centinaia di euro può lievitare a migliaia. Allora l’azione più efficace per andare incontro all’utente è senza dubbio la rateizzazione che risponde immediatamente alla difficoltà di pagare somme che non si hanno a disposizione. Grazie a una serie di interventi normativi (decreto Salva Italia e decreto sulla semplificazione fiscale) e regolamentari (direttiva 7/2012 di Equitalia) oggi si può accedere con più facilità alla rateizzazione delle cartelle: fino a 20 mila euro (prima erano solo 5 mila euro) basta presentare un’istanza scritta; sopra questa somma è necessario presentare anche il proprio modello Isee. Pagare in rate significa variare l’importo a seconda delle disponibilità e fino a 6 anni di proroga: i contribuenti che dimostrino un peggioramento della loro situazione economica potranno richiedere la proroga della rateizzazione già concessa, per un periodo ulteriore e fino a settantadue mesi (6 anni), purché non sia intervenuta decadenza. Il mancato pagamento di una rata non implica la decadenza. Si decade dalla rateizzazione solo se non sono pagate due rate consecutive. È una modalità di pagamento particolarmente apprezzata dal contribuente: basti pensare che da quando è stata introdotta (2008) sono state concesse più di 1 milione e mezzo di rateizzazioni per un importo che sfiora (a livello nazionale) i 20 miliardi di euro.

Il Mattino di Padova – 20 aprile 2012 

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