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Esami non pagati nel 2006, l’Asl 10 invia bollette ora

Spedite migliaia di richieste di pagamento per i test fatti fin dal 2006. Bertoncello: «Una vergogna»

PORTOGRUARO Dopo il recupero delle prestazioni mediche non pagate, ora tocca al mancato ritiro dei referti medici dal 2006 entro il risicato tempo prefissato. Chi non l’ha fatto pagherà l’intera prestazione anche se esente da ticket. Sono migliaia le “bollette” spedite in questi giorni dall’Asl 10 e già fioccano le proteste. Di esattori ce n’erano già abbastanza, non si sentiva certo la necessità che tra questi scendesse in campo la Sanità anche se lo fa nel rispetto della legge 296/2006 che prevede il pagamento dell’intera prestazione sanitaria per quei cittadini che non hanno provveduto a ritirare i referti entro il termine stabilito presso gli sportelli preposti. Sono referti giacenti da anni e per lo più riguardano radiografie, esami di laboratorio, tac, mammografie, ma anche risonanze magnetiche ed altre prestazioni il cui costo per la Sanità non è stato indifferente. A maggior ragione quindi questi referti avrebbero dovuto essere per i pazienti di vitale importanza, perciò il loro mancato ritiro fa pensare che i pazienti fossero ricoverati nei vari ospedali e che non sia avvenuto lo scambio interno delle varie cartelle. Altrimenti che senso avrebbe avuto sottoporsi ad analisi così complesse per un sospetto tumore e poi non preoccuparsi della risposta liberatoria. Per la quasi totalità sono persone che hanno l’esenzione del ticket in quanto non rientrano per il reddito, ma anche non autosufficienti, o con vari problemi fisici che necessitano di un accompagnatore che non è sempre disponibile. Sono stati messi tutti sullo stesso livello, il ricco ed il povero: pagare l’intera prestazione, previa analisi dei casi più significativi. Si parla di decine e decine di euro ed a volte di centinaia da dover pagare entro il 31 maggio come il caso di un anziano G.G., di Concordia cui è stato richiesto di pagare poco meno di 300 euro per una prestazione radiologica effettuata il 15 giugno del 2009. «Dalla documentazione che sono riuscito a trovare, proprio in quella settimana ero ricoverato in ospedale», spiega il paziente concordiese, «e quando mi hanno dimesso nessuno mi ha detto nulla». La vicenda sta assumendo toni che in alcuni casi sfiorano la drammaticità in periodi come questi in cui le tasche sono sempre più vuote. Incredulo anche lo stesso sindaco Antonio Bertoncello, cui i cittadini hanno confessato le loro difficoltà a dover sostenere questo ulteriore salasso : «Non si capisce perché ogni tanto qualcuno si sveglia con la voglia di fare cassa», sottolinea il sindaco, «d’accordo che c’è la legge ma c’è anche la sua interpretazione che deve essere guidata dal buon senso. Non si possono aspettare anni e pretendere che siano sempre i cittadini a dover subire e rimediare le altrui incertezze». Incisivo anche Lorenzo De Vecchi, segretario della Cisl: «Tempi così lunghi sono ingiustificabili, sanno di accanimento contro i cittadini in quanto la contestazione deve avvenire entro i due anni, tant’é che gli stessi errori nella dichiarazione dei redditi decadono dopo tale periodo. Invito perciò i cittadini a contestare all’azienda la sanzione presentando, se possibile, le proprie giustificazioni prima di effettuare il versamento».

La Nuova Venezia – Gian Piero del Gallo – 15 maggio 2012

 

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