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Esclusiva. Iss, Aifa e Agenas sotto lo stesso tetto (all’Iss). Nasce la Tecnostruttura della salute pubblica

Iss, Aifa e Agenas tutte e tre insieme appassionatamente sotto uno stesso tetto. Quello di 44mila mq dell’Istituto superiore di sanità in viale Regina Elena a Roma. Il progetto, in tempi neppure lunghi, sta prendendo corpo. Per dar vita a quella che viene già ribattezzata la «Tecnostruttura» della sanità pubblica.

Una sorta di Cittadella della scienza sanitaria e manageriale della salute in capo al Ssn. Per fare sempre più rete, creare il maggior dialogo possibile tra le tre strutture, favorire il massimo possibile di sinergie, nel rispetto della reciproca autonomia e dei reciproci ruoli. Questo nelle ambizioni. Evitando invasioni di campo, se mai potranno capitare. E risparmiare.

Dietro c’è la voglia di fare sinergia. Di fare vasi comunicanti. Di stare il più possibile a stretto contatto di gomito. È la stessa ministra della Salute, Beatrice Lorenzin, del resto, la prima e massima sponsor del progetto. Anche con l’obiettivo di fare un pezzo di quella spending review nelle “cose” dell’amministrazione centrale che s’è persa nei meandri delle speranze, come ha certificato appena ieri la Corte dei conti nella relazione alle Camere sulle prospettive dei conti pubblici dopo la legge di stabilità, nella congiunzione astrale della riduzione dei tassi di interesse (6 mld di risparmi), del calo del prezzo del greggio, del Qe che ci arriva dalla Bce guidata da Mario Draghi. Un approccio al risparmio che pare essere piaciuto assai al ministero dell’Economia. E anche al Catasto.

Tutto in 44mila metri quadri. E dunque, ecco l’idea. Nella sterminata cittadella di 44mila mq oggi occupata interamente dall’Iss, con una sorta di concessione gratuita perpetua dal Catasto, arriveranno anche Aifa e Agenas. I progetti di fattibilità sono allo studio, sembra alla sapienza. Ma ciascuno dei tre Istituti-Agenzie si stanno attrezzando per la propria parte. L’operazione del resto non sarà semplice da realizzare, perché comporterà un’opera massiccia di interventi di ristrutturazione e di preparazione di habitat (anche tecnologici) ideali per ciascun ente. La sede dell’Iss d’altra parte merita già ora, e solo per l’Iss, opere di manutenzione importanti. Ma l’operazione procede, sembra non siano questi i problemi. I problemi nel caso saranno i tempi della nascita della «Tecnostruttura», un segno che Lorenzin vuole lasciare. E che nei tre enti, a quanto è dato sapere, non è accolta con dispiacere. Magari tra i dipendenti potrebbero esserci più mugugni, diciamo così.

Posti per 2.850 persone. I numeri dell’operazione sono interessanti. Interesseranno in totale 2.500 persone, a cui trovar posto. L’Iss contava nel 2013 circa 1.600 dipendenti fissi e altri 400 tra tempo determinato e precari. Con 7 dipartimenti e 5 centri, per un’attività di grande importanza per il Ssn, e non solo. La necessità di riorganizzazione interna è da tempo allo studio dell’Istituto: ci sarebbero molti spazi sotto utilizzati, si afferma da tempo ai vertici, e qualche doppione. Va da sé, si afferma però in ambienti sindacali, che «siamo stipati come conigli: come potranno essere ospitate almeno altre mille persone e tutto quello che serve ai due enti per funzionare?». La paura, sotto sotto, è di perdere appeal e ruolo. Di depotenziare l’Iss. Ma tutti ai vertici smentiscono. «Veniamo tutti potenziati, a cominciare dall’Iss – dicono dagli altri due enti –. I laboratori, la grande storia dell’epidemiologia dell’Istituto verrà messa sempre più in luce, e più utilizzata».

Risparmi per 4,5 mln? Poi c’è il lato spending. Il risparmio. L’Aifa, per dire, ha circa 400 dipendenti e aspetta (spera) di averne altri 200. E un parco di consulenti. Fatto sta che paga d’affitto nella mega sede di via del Tritone nel centro di Roma 3,8 mln di affitto l’anno alle assicurazioni Generali. Mentre l’Agenas conta poco più di 50 dipendenti e un parco di almeno 200 collaboratori spesso in sede. Gli uffici centrali sono in via Puglie a Roma in immobili di proprietà, mentre l’altra sede romana costa circa 700mila euro l’anno d’affitto. Denari che si risparmierebbero, mentre gli immobili di proprietà potrebbero essere venduti per fare cassa. Quando tutto partirà. (r.tu.)

Il Sole 24 Ore sanità – 26 febbraio 2015 

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