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Esodati residui, Cig in deroga, pensioni flessibili: ecco le ipotesi sul tavolo del governo

Dalla riforma degli ammortizzatori più risorse per aumentare i salvaguardati. Allo studio l’introduzione di contributi sociali anche per le piccole aziende

ROMA – Il destino degli esodati ”residui”, quelli che non rientrano nella salvaguardia già fissata dal governo Monti, sarà legato probabilmente alla riforma della cig in deroga e a eventuali nuove norme sulla flessibilità dell’età di pensionamento. Qualche giorno fa, dopo la riunione della cabina di regia a Palazzo Chigi, è stato ribadito: entro il 31 agosto il governo si impegna ad «attuare provvedimenti in materia di ammortizzatori sociali e questione-esodati». Se il premier Letta davvero ha intenzione di onorare questo impegno, allora sulla vicenda ci sarà un’accelerazione dei lavori. Di tempo ce n’è poco: 40 giorni con le ferie di mezzo.

UN PUZZLE COMPLICATO

In effetti nelle ultime settimane – secondo quanto risulta a Il Messaggero – ci sono state una serie di riunioni a livello tecnico e politico. Il puzzle non è di facile soluzione, anche perché ancora non si capisce quale sia il perimetro degli esodati ”residui”. Alcune stime indicano una platea di 260.000 persone entro il 2019, in aggiunta ai 130.000 salvaguardati dal precedente governo. Una cifra che da sola fa capire quanto sia complicato trovare una soluzione. Basti pensare che per i 130.000 già salvaguardati (di cui finora, secondo gli ultimi dati Inps, solo poco più di undicimila percepiscono già una pensione con le vecchie regole) il governo ha dovuto stanziare la bellezza di 9 miliardi e 300 milioni di euro entro il 2020.

E allora ecco che il primo problema sarà la definizione dell’eventuale nuova platea, probabilmente molto più circoscritta rispetto alla stima di 260.000. Di quanto? Per ora si sta procedendo con le simulazioni, spostando di anno in anno l’asticella per capire fin dove è possibile arrivare. E gli altri?

È qui che potrebbe entrare in campo la riforma della cig in deroga, altro problema enorme per il premier. Il miliardo di rifinanziamento che il governo è riuscito faticosamente a reperire con il decreto del 17 maggio scorso, come previsto, è agli sgoccioli. A settembre ci sarà bisogno di un nuovo intervento urgente, intorno al miliardo e mezzo. A meno che per quella data non siano già operativi i nuovi criteri di concessione. Il decreto del 17 maggio stabiliva che dovessero essere varati entro 30 giorni, sentite le Regioni e le parti sociali. Ma ad oggi si ragiona ancora su ipotesi. Dalla riduzione della durata del sussidio a 8 mesi al ridimensionamento della platea, fino all’introduzione di una quota di contributi a carico delle piccole aziende (la cig in deroga pesa sulla fiscalità generale). Un aspetto, quest’ultimo, sul quale anche il ministro Fornero provò a sfondare – inutilmente – il muro dei piccoli commercianti.

IL TESORETTO DELLA CIG

C’è un dato che dovrebbe far riflettere: di fronte ad una esplosione delle prestazioni di sostegno al reddito erogate dall’Inps (22,7 miliardi nel 2012 tra cig, disoccupazione e mobilità), i contributi versati dalle aziende per la cig ordinaria sono stati una voce sempre in attivo, anche con la crisi. Negli anni si è formato un tesoretto che potrebbe quindi tornare utile nei primi periodi (quelli di avvio) di un’eventuale riforma della cig in deroga che preveda il versamento di contributi a fronte della prestazione. Dal bilancio pubblico potrebbero così liberarsi risorse per una quota di nuovi esodati.

PENSIONE FLESSIBILE

Per gli altri potrebbe entrare in campo il ripristino della flessibilità nell’età per la pensione. Ma sarà un tema – altrettanto complicato – che il governo affronterà solo in autunno. In Parlamento ci sono diverse ipotesi, tra le quali quella a firma Damiano-Baretta che prevede la possibilità di andare in pensione dai 62 anni di età con 35 di contributi con una penalità sull’assegno (fino a un massimo dell’8%). Il dubbio è che possa rivelarsi un bagno di sangue per le casse dell’Inps.

Il Messaggero – 22 luglio 2013 

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