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Expo. Nuova mossa dei Pm: inchiesta contro ignoti su quattro appalti. I reati ipotizzati dagli inquirenti riguardano turbativa d’asta e falso ideologico

Altra scossa per l’Expo di Milano. Il giorno dopo la richiesta da parte della procura del rito immediato per l’ex subcommissario Antonio Acerbo, accusato di corruzione e turbativa d’asta dal procuratore Claudio Gittardi, ecco che arriva una nuova inchiesta, che sembra integrare quella appena chiusa.

Stavolta nel mirino dei procuratori Luigi Orsi e Antonio D’Alessio c’è ancora l’appalto per le Vie d’acqua – in particolare il lotto Sud – vinto dalla Maltauro e dalla Tagliabue, già finito nell’inchiesta di Gittardi appena chiusa –, più altri tre appalti, dove c’è il sospetto, nuovamente, di una turbativa d’asta.

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Si tratta della gara per la realizzazione della passerella di Cascina Merlata, cioè la strada che porterà al sito espositivo dal nuovo centro urbanistico di Cascina Merlata, del valore di 12 milioni circa (base d’asta), aggiudicata nel marzo 2014; dell’appalto per il Campo base, dove vivono 600 addetti tra operai e ingegneri (del valore di circa 10,5 milioni come base d’asta), diviso in 5 parti aggiudicate tra ottobre 2012 e maggio 2014; della gara per la costruzione e il miglioramento della Darsena (del valore di 12 milioni), dove dovrebbero sfociare proprio le nuove Vie d’acqua di Milano.

In almeno due casi – le Vie d’acqua e la Darsena – il punto in comune è la presenza di Antonio Acerbo come Responsabile del procedimento e membro della commissione aggiudicatrice. Per questo potrebbe sorgere il dubbio che sia oggetto di approfondimento anche un quinto appalto, quello per la realizzazione dell’Alzaia, la congiunzione fra Vie d’acqua Sud e la Darsena, che vedevano Acerbo ancora come responsabile.

L’appalto della Darsena peraltro ha già subito un’interdittiva da parte della prefettura di Milano per sospette connessioni con organizzazioni mafiose. Nel mirino è finita la Gimaco, vincitrice dell’asta e poi commissariata dall’Anac.

A quanto risulta, i documenti delle gare sarebbero stati diffusi almeno 6 mesi prima. In alcuni casi sarebbe stato proprio Acerbo a consegnare una chiavetta con il materiale.

Nella nuova inchiesta, ancora a carico di ignoti, si parla appunto di turbativa d’asta, ma anche di falso ideologico e altri reati documentali. L’origine sarebbe un’indagine nata a Roma, da dove è partita la trasmissione di atti (da parte della Guardia di Finanza).

L’appalto per le Vie d’acqua Sud, del valore di aggiudicazione di 42 milioni, è già stato scandagliato. In questo procedimento è stato chiesto il rito immediato per l’ex subcommissario di Expo Acerbo (ex responsabile anche del Padiglione Italia oltre che Rup dello stesso appalto); il consulente dell’azienda Maltauro Giandomenico Maltauro (azienda che è già stata commissariata dall’Anac in due appalti per sospetta corruzione, le Vie d’acqua Sud e le architetture di servizio); l’ex Facility manager del Padiglione Italia Andrea Castellotti (ex consulente dell’azienda Tagliabue, anch’essa commissariata dall’Anac per sospetta corruzione nelle Vie d’acqua Sud); il figlio di Acerbo, Livio. A loro viene contestata la turbativa d’asta e la corruzione. C’è inoltre un nuovo indagato per concorso in corruzione, Arturo Donadio, della società di consulenza Sps.

In questa nuova inchiesta di Orsi e D’Alessio spuntano, per la prima volta, gli appalti del Campo Base e della passerella Merlata. Di questi non si era mai parlato. Ad aggiudicarseli sono state la Edilsider, l’impresa Colleoni, la Prandoni, la Castelli e la Engeco, per quanto riguarda il Campo base; la Giugliano Costruzioni per quanto riguarda la passerella Merlata. Non risulterebbero procedimenti a loro carico in questo momento.

Ieri gli investigatori della Gdf sono entrati negli uffici di Expo per prendere i documenti relativi a tutte queste gare. Sono attesi nuovi sviluppi nei prossimi giorni.

Per quanto riguarda l’inchiesta sulle Vie d’acqua Sud e sulla Darsena, tutto ruota intorno alle figure di Acerbo e del figlio. L’ex subcommissario infatti non si sarebbe personalmente arricchito, ma gli atti corruttivi sarebbero stati commessi per garantire consulenze alla società del figlio. Sembra che quest’ultimo abbia ricevuto infatti la promessa di ricevere almeno 150mila euro tramite una tringolazione tra aziende vincitrici e consulenti esterni.

Il Sole 24 Ore – 6 febbraio 2015

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