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    Home»Notizie ed Approfondimenti»Facebook paga 10milioni per risolvere la disputa del “Mi piace”
    Notizie ed Approfondimenti

    Facebook paga 10milioni per risolvere la disputa del “Mi piace”

    pecore-elettricheInserito da pecore-elettriche18 Giugno 2012Nessun commento4 Minuti di lettura
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    Cause legali in sospeso e caccia a un nuovo responsabile per le tecnologie. Questi i nuovi talloni d’Achille per Facebook, un mese dopo l’Ipo da 100 miliardi di dollari attraverso cui il fondatore Mark Zuckerberg e i principali dipendenti e soci hanno monetizzato le loro quote nel social network più potente del mondo.

    10 milioni di dollari per chiudere azione legale

    Partiamo dalle cause legali. Facebook verserà 10 milioni di dollari in beneficenza per risolvere una disputa sulla sua presunta violazione dei diritti dei suoi utilizzatori. Lo riporta il New York Times, sottolineando che l’azione legale era stata avanzata da cinque “amici” del social network, che hanno accusato Facebook di aver pubblicizzato i loro “Mi piace” su alcune pubblicità senza pagarli o offrire loro la possibilità di non partecipare all’iniziativa. I cinque “amici” ritengono quindi che il social network abbia violato i diritti sull’uso dei loro nomi, delle loro fotografie e dei loro “Mi Piace”.

    L’accordo – mette in evidenza il New York Times – è stato raggiunto lo scorso mese ma reso noto solo oggi. Senza un’intesa Facebook avrebbe rischiato una class-action che le sarebbe potuta costare miliardi di dollari. Il giudice distrettuale, Lucy Koh, ha riconosciuto danni economici nell’uso da parte di Facebook di nomi, fotografie e gusti dei cinque “amici”. «La California da tempo riconosce il diritto a tutelare il nome e i gusti delle persone dall’appropriazione da parte di altri».

    Facebook attacca il Nasdaq e chiede di consolidare cause legali Ipo

    Sempre in area di grattacapi legali, Facebook si difende contro le 40 cause avviate nei suoi confronti dagli investori. Unendo le forze con le banche che hanno curato l’ipo, il social network chiede ufficialmente – riporta il Financial Times – alla corte federale di New York che tutte le azioni legali confluiscano in un unico procedimento. Nella documentazione depositata, 24 pagine in tutto per il primo documento pubblico da quando è sbarcata in Borsa, Facebook punta il dito contro il Nasdaq e i problemi tecnici del listino.

    «L’avvio degli scambi» nel primo giorno di Ipo «è stato ritardato in seguito ai problemi ai sistemi software del Nasdaq e questo ha indebolito l’ordinata esecuzione degli ordini e il prezzo» si legge nella documentazione.

    I ritardi e le difficoltà del listino hanno causato delle reazioni sulla dinamica del mercato, spiega Facebook ricordando come pochi giorni dopo l’ipo il Nasdaq si è impegnato a risarcire gli investitori che avevano accusato perdite nel primo giorno delle operazioni.

    Il 6 giugno scorso ha istituito un fondo da 40 milioni di dollari per indennizzare coloro che hanno accusato perdite nell’ipo di Facebook per i problemi tecnici dell’indice. Il Nasdaq ha proposto la distribuzione di 13,7 milioni di dollari in contanti mentre la quota restante dei rimborsi sarà distribuita tramite una riduzione dei costi degli scambi per chi ha registrato perdite.

    I tre tipi di operazioni che il Nasdaq rimborserà sono le vendite a 42 dollari o meno che non sono state eseguite, le vendite a 42 dollari o meno che sono state eseguite a prezzi inferiori e gli acquisti a 42 dollari che non sono stati immediatamente confermati. Il Nasdaq ha assunto Ibm per condurre una revisione del proprio sistema operativo.

    Si dimette il responsabile tecnologie

    Oltre a risolvere problemi legali il social network dovrà trovare presto un sostituto nel ruolo di responsabile delle tecnologie. Perché Bret Taylor, il chief technology officer di Facebook, lascerà la società alla fine dell’estate. Lo riporta AllThingsDigital, pubblicazione dedicata all’hi-tech del Wall Street Journal, citando alcune fonti. Un’uscita pesante che rischia di innervosire gli investitori: Taylor, infatti, ha la responsabilità della piattaforma di Facebook e un cambio in un settore così cruciale è visto come motivo di preoccupazione.

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