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Famiglie e caro prezzi, il 50% rinvia o cancella acquisti programmati. Scattano i primi tagli ai consumi. Il 30% rimanda anche le spese mediche

Su un campione rappresentativo di 1.044 persone, la maggior parte degli intervistati (il 94%) pensa che l’inflazione durerà nel tempo, con aumenti costanti più o meno contenuti, e l’87% ritiene che il generale aumento dei prezzi inciderà – abbastanza o estremamente – nelle scelte di consumo della propria famiglia. «Non emergono particolari differenze geografiche o per fascia di età nei comportamenti di spesa», afferma Eliza Frascaro, head of research Southern Europe & Mea di Toluna. «In nove casi su dieci i rincari hanno generato pessimismo e preoccupazione, impattando sulle scelte di consumo delle famiglie», aggiunge la ricercatrice.

Le spese rinviate

Da un terzo alla metà degli intervistati (a seconda del tipo di prodotti) hanno deciso di posticipare o cancellare spese che avevano messo in programma di fare entro fine 2022 a causa del caro prezzi.

Preoccupante, in particolare, il 30% che afferma di aver rinviato al 2023, o addirittura cancellato, spese in ambito sanitario, come il dentista, interventi privati o visite di controllo. «Le intenzioni di tagliare la spesa si concentrano sull’intrattenimento e sulle attività fuori casa», continua Frascaro. Più di quattro persone su dieci dicono di aver cancellato o rimandato acquisti di beni elettronici, viaggi o vacanze. Quasi cinque su dieci, invece, acquisti di elettrodomestici o arredi. Equamente divisa la platea di chi rinuncia o conferma le spese per l’abbigliamento, mentre tra i pochi che avevano in programma l’acquisto di gioielli o automobili solo il 7% e 9%, rispettivamente, dichiara di volerli portare a termine.

I primi tagli

Di fatto, il 92% degli italiani ridurrà qualche spesa nei prossimi mesi. «La gente passerà più tempo a casa – dichiara la responsabile della ricerca – e infatti, ad esempio, le spese per Netflix e simili sono quelle meno impattate». Il 64% dichiara che farà viaggi e vacanze più brevi, con destinazioni più economiche o più vicine. Il 59% renderà meno frequenti e più frugali i pasti fuori casa in ristoranti e pizzerie. Il 51% ridurrà anche le spese per la cura della persona, quindi presso l’estetista o il parrucchiere. Il 40% dichiara persino l’intenzione di ridurre gli acquisti di regali, a meno di due mesi dal Natale.

Solo per l’8% degli intervistati la situazione non avrà alcun impatto sul portafoglio.

Cambia il carrello della spesa

Si sta più attenti anche ai prezzi del cibo e (secondariamente) delle bevande. Non stupisce che siano proprio i prodotti alimentari (pane, pasta, riso, frutta e verdura, carne e pesce) quelli per i quali si percepisce il maggior aumento, essendo spese che impattano la quotidianità delle persone.

Infatti, mentre il 47% dichiara di aver iniziato a ridurre la quantità di cibi e bevande acquistati, oggi oltre quattro italiani su cinque, quando fanno la spesa, stanno più attenti ai prezzi di quanto facessero un anno fa. Tanto che per il 75% il prezzo è diventato un fattore di scelta importante.

Tra gli scaffali del supermercato cambiano anche i comportamenti di consumo: solo un italiano su quattro è ormai disposto a spendere di più per acquistare marche e prodotti preferiti; il 63% dichiara di aver provato ad andare in altri punti vendita rispetto a quelli abituali, per trovare prezzi più convenienti; e rispetto a un anno fa, l’81% sta più attento alle offerte. «L’atteggiamento delle famiglie contro il caro vita oggi è proattivo _ aggiunge Eliza Frascaro di Toluna –, in molti rivedono le proprie abitudini e si dichiarano disposti a fare scelte differenti rispetto a pochi mesi prima».

Le reazioni al caro energia

In tanti pensano di fare qualcosa per affrontare la crisi energetica: il 22% e il 25% degli intervistati pensano rispettivamente a sostituire l’impianto di riscaldamento oppure a ristrutturare la propria abitazione (il 12-13% dichiara di averlo già fatto nel 2022); il 28% punta a installare pannelli fotovoltaici (il 10% lo ha già fatto); oltre il 30% ha intenzione di sostituire qualche apparecchio elettronico con un modello più efficiente a minor consumo energetico.

Non mancano, infine, le aspettative nei confronti di eventuali iniziative delle istituzioni per favorire la riduzione dei consumi energetici. Sono viste con maggior favore – per ovvi motivi – quelle che meno impatterebbero sulla vita quotidiana delle persone, come ad esempio l’introduzione di un obbligo di ridurre temperature del riscaldamento di uffici e negozi (a favore il 72% degli intervistati, contro il 56% per un tale obbligo nelle case private); il 63% approverebbe il divieto alla vendita di prodotti elettronici in classe energetica inefficiente; poco più della metà si dice a favore del lavoro da remoto; solo il 35% sarebbe d’accordo con eventuali razionamenti o divieti di utilizzo di veicoli a motore privati .

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