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Federalismo. I risultati (sorprendenti) dei fabbisogni standard. Più fondi a Nord e Calabria e tagli in Emilia e Toscana

L’accelerazione La commissione tecnica per il federalismo ha ultimato l’analisi sulle funzioni fondamentali di Comuni e Province

Una quota di risorse più consistente ai Comuni di Lombardia, Piemonte e Veneto, tagli in Toscana, Puglia e, meno consistenti, in Emilia Romagna, e qualche fondo aggiuntivo anche in Calabria e Molise.

Sono i risultati, in parte sorprendenti, dei « fabbisogni standard », cioè la traduzione per Comuni e Province dei criteri che stanno determinando i costi standard nella sanità. Con un’accelerazione pre-natalizia, ieri la commissione tecnica paritetica per il federalismo fiscale (Copaff) guidata da Luca Antonini ha completato la determinazione dei fabbisogni standard per tutte le funzioni fondamentali degli enti locali, dopo che per mesi la diffusione dei dati sembrava essersi arenata: l’ultima rilevazione diffusa, relativa all’«amministrazione generale, risale esattamente a un anno fa (si veda Il Sole 24 Ore del 22 dicembre) e aveva mostrato che a Napoli la spesa effettiva per la “burocrazia” supera del 34% lo standard considerato ottimale, mentre a Bari, caratterizzato dai dati migliori fra i capoluoghi di Regione, ce la fa con un terzo delle risorse teoriche che gli spetterebbero.

L’accelerazione, necessaria anche per rispettare i tempi di legge che imponevano di chiudere l’analisi dei dati entro la fine del 2013, avviene però nel momento più tempestoso nei rapporti fra il Governo e i sindaci, che hanno deciso di disertare tutti i tavoli di confronto istituzionale per protestare contro la legge di stabilità e il pasticcio della «mini-Imu». Proprio per questa ragione, ieri in commissione tecnica gli amministratori locali non erano presenti, e questo potrebbe alzare qualche ostacolo sulla via dell’attuazione. In ogni caso, la legge di stabilità prevede che nel 2014 almeno il 10% del fondo di solidarietà comunale sia guidato dai fabbisogni standard, traducendo in chiave più pratica una norma manifesto della stabilità dello scorso anno rimasta lettera morta anche perché travolta dalle troppe difficoltà della finanza locale.

In ogni caso, per arrivare al traguardo tagliato ieri la commissione ha messo sotto esame una spesa corrente complessiva da oltre 40 miliardi (33,9 nei Comuni, 6,2 nelle Province), articolata in sei funzioni fondamentali. Il peso specifico del comparto e la sua più solida prospettiva istituzionale rendono naturalmente più significativi i dati dei Comuni, divisi appunto in «Funzioni generali» (gli uffici che gestiscono la macchina comunale: 8,4 miliardi di spesa), Polizia locale (2,6 miliardi), istruzione (4,3), viabilità (4,3), territorio e ambiente (7,2) e settore sociale (7,1 miliardi).

Questa massa di spesa, recuperata dai consuntivi locali e incrociata con una serie di dati elaborati dalla Sose (la società per gli studi di settore) e richiesti agli stessi Comuni, è stata analizzata con una doppia metodologia. Quando è stato possibile misurare la “produttività” dei diversi servizi, cioè nell’istruzione e negli asili nido, sono state applicate funzioni di costo, per rapportare i risultati alle risorse utilizzate per ottenerli; negli altri casi, la carenza di dati ha portato a usare funzioni di spesa, che mettono le uscite in relazione alle variabili di contesto (geografiche, socio-economiche e così via). Scopo di tutto il lavoro, avviato dalla legge delega sul federalismo fiscale (legge 42/2009), è individuare il “prezzo giusto” di ogni attività, cioè livello di finanziamento che va garantito a ogni ente per lo svolgimento delle funzioni fondamentali. Da questa analisi discendono i risultati citati all’inizio che, se applicati integralmente, con sintesi brutale aumenterebbero la quota di risorse a disposizione dei Comuni del Nord, ma anche di Molise e Calabria, a spese degli enti emiliani, toscani e campani.

Ora i numeri calcolati dalla Copaff devono essere tradotti in altrettanti Dpcm (l’unico finora approvato, relativo alla Polizia locale, risale al 21 dicembre 2012) per dare il via all’applicazione concreta. L’obiettivo è di arrivare a un sistema stabile nella ripartizione delle risorse locali, dopo le tante incertezze di questi anni, ma la strada è ancora lunga. E passa, prima di tutto, dall’avvio di un sistema di aggiornamento costante dei dati (quelli utilizzati sono stati raccolti dal 2009) e da un’analisi della «capacità fiscale» standard di ogni ente, per mettere davvero a confronto entrate e uscite.

Il Sole 24 Ore – 24 dicembre 2013

 

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