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Forze dell’ordine. «Sblocco stipendi, ci sono le condizioni». La decisione in mano a Renzi che in settimana potrebbe vedere le rappresentanze

Il tetto salariale per poliziotti e militari nel 2015 non c’è. Tutto il polverone sollevato nei giorni scorsi con la minaccia di sciopero di poliziotti e militari non avrebbe, in teoria, motivazioni. Il paradosso, però, viene meno alla luce del contrasto violento sorto la settimana scorsa tra governo, da una parte, sindacati di polizia e Cocer, dall’altra.

Ma certo è che proprio il ministero dell’Economia ha detto per iscritto a tutte le amministrazioni interessate: attenzione, dall’anno prossimo dovrete rifare i conti, il tetto salariale non c’è più. L’indicazione arriva da una circolare della Ragioneria generale dello Stato (n. 46 del 12 maggio), «Assestamento del bilancio di previsione e Budget rivisto per l’anno finanziario 2014». Testo inviato in applicazione del Def 2014 dell’8 aprile, approvato proprio dal governo Renzi. Scrive la Ragioneria nella nota tecnica n. 1, allegata alla circolare: «Le amministrazioni dovranno prestare particolare attenzione al venir meno, a decorrere dal 1? gennaio 2015, di alcune misure di contenimento della spesa per redditi del pubblico impiego di cui all’articolo 9 del D.L. 78/2010 e in particolare: – comma 1, tetto retributivo individuale riferito al 2010 (con riferimento ad esempio al personale omogenizzato del comparto sicurezza – difesa); – comma 21, blocco degli effetti economici delle progressioni di carriera comunque denominate». La nota non risolve, è evidente, lo scontro scatenatosi la settimana scorsa che ora i ministri della Difesa, Roberta Pinotti, e dell’Interno, Angelino Alfano, stanno cercando di ricucire con il presidente del Consiglio. Senza contare che, al di là della circolare della Ragioneria, una dialettica tra le amministrazioni interessate, la Funzione Pubblica e l’Economia c’è e ci sarà, non senza discussioni e contrasti. Roberta Pinotti ieri ha incontrato i vertici delle Forze Armate e fonti della Difesa hanno sottolineato come si sta lavorando per trovare possibili soluzioni «che riconoscano la specificità e il valore di chi quotidianamente assicura la difesa e la sicurezza degli italiani». Ottimista il ministro dell’Interno: «Ci sono le condizioni per lo sblocco degli stipendi delle forze di polizia ed io sono convinto di trovare il favore del governo e del premier, purché i sindacati abbassino i toni che hanno il sapore della minaccia» dice Alfano a Quinta Colonna su Rete4. In serata è circolata con insistenza l’indiscrezione che il premier incontrerà già questa settimana Cocer e sindacati di polizia. I ministeri, intanto, stanno lavorando alle cifre in ballo per il 2015: il costo delle promozioni di grado, finora soltanto giuridiche, ammonta a 340 milioni, quello degli «assegni di funzione» – una sorta di premi per anzianità maturata – è di 250 milioni, con le altre voci si arriva a 750-800 milioni. Ma l’accordo, non lo dice ancora nessuno, potrebbe chiudersi anche a una cifra un po’ più bassa. Del resto la cifra degli 800 milioni per il viceministro all’Interno Filippo Bubbico «è impossibile» da raggiungere. Se però Interni e Difesa riescono a evitare il doppio scoglio – la dura posizione di Renzi; le resistenze dell’Economia – è fatta, ma certo non sarà una passeggiata e si discuterà anche di meccanismi graduali e/o in parte parziali di ripristino delle condizioni del 2010, prima cioè del blocco del tetto salariale. Per Filippo Bertolami (Anip Lazio-Uil Polizia) «qualunque sia la somma stanziata dal Governo, bisognerebbe ripartirla metà per compensare parte degli scatti di anzianità e delle promozioni bianche, l’altra metà per aumentare le indennità di “specificità” (ordine pubblico, servizi esterni, mobilità d’ufficio ultraregionale, ecc.) riallocando gli straordinari a favore degli uffici operativi per incentivare il personale su strada con criteri meritocratici». Da notare anche le decine di messaggi di solidarietà dei cittadini alle forze dell’ordine: su «Agente Lisa», profilo Facebook della Polizia di Stato per dialogare con la gente comune, si legge: «Non ritengo giusto il trattamento che vi hanno riservato con il blocco dello stipendio» e un «agente virtuale» – con tono istituzionale – risponde: «Grazie per la solidarietà che mi sento di estendere a tutte le altre categorie di lavoratori in crisi e a chi un lavoro ancora non ce l’ha per niente».

Il Sole 24 Ore – 9 settembre 2014 

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