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Friuli. Controllo delle carni: veterinari assolti. Ribaltata in appello la condanna del responsabile e di 4 dipendenti dell’Ass 4

di Luana de Francisco Prima la soffiata di un informatore, poi il blitz dei carabinieri del Nas e infine l’inchiesta giudiziaria. Che, in un colpo solo, aveva fatto finire a processo tre veterinari e un tecnico dell’Ass n.4 “Medio Friuli”, il responsabile dell’Unità operativa Igiene alimenti origine animale e il legale rappresentante della “Master food srl” di Majano, ossia dell’azienda ispezionata e ritenuta non in regola con le autorizzazioni.

Falso, omissione d’atti d’ufficio e inosservanza dei provvedimenti dell’autorità le ipotesi di reato contestate a vario titolo agli imputati per la mancata adozione di provvedimenti di diffida nei confronti della ditta e che i giudici di primo grado, con sentenza del 15 maggio 2012, avevano ritenuto sussistenti.

Presieduto dal giudice Angelica Di Silvestre (a latere, i colleghi Carla Missera e Matteo Carlisi), il collegio aveva inflitto 1 anno di reclusione al dirigente Giuseppe Duratti, di Fagagna, 11 mesi al veterinario Mauro Londero, di Gemona, e 9 mesi ai suoi colleghi Maria Cristina Riva, di Udine, Alessandro Visentini, di Majano, e Luca Modolo (geometra), di San Daniele, e 1 mese e 5 giorni al titolare della ditta, Gianni Viezzi, di Majano. A tutti, il tribunale di Udine aveva concesso il beneficio della sospensione condizionale della pena.

Decisi a ribaltare il verdetto, i rispettivi legali avevano impugnato la sentenza. E l’altro giorno, al termine del processo celebrato davanti alla Corte d’appello di Trieste, i giudici di secondo grado presieduti da Pier Valerio Reinotti hanno dato loro ragione. Scagionando del tutto cinque imputati e rimodulando la condanna per il sesto. Il collegio ha assolto i quattro dipendenti dell’Azienda sanitaria, tutti difesi dagli avvocati Renato e Pier Aurelio Cicuttini, da entrambe le imputazioni di falso in atto pubblico e omissione d’atti d’ufficio, con la formula “perchè il fatto non costituisce reato”, e il responsabile dell’Unità operativa, chiamato a rispondere delle medesime accuse e assistito dall’avvocato Luca Ponti, con la formula “perchè il fatto non sussiste”. Per Viezzi, che era difeso dall’avvocato Riccardo Mazzon, di San Donà di Piave, è stata dichiarata la prescrizione di uno dei due reati ed è stata quindi ridotta a 1 mese la pena complessiva.

La vicenda risale al 2007 e a mettere in moto le indagini era stato il sopralluogo effettuato dal Nas il 26 settembre. Alla “Master food”, a dire dell’accusa sprovvista della certificazione europea, i carabinieri avevano trovato alcuni macellai al lavoro. E questo era bastato a fare finire nei guai anche i tre veterinari e il tecnico che in tre occasioni di poco precedenti (5, 19 e 25 settembre) avevano a loro volta effettuato un’ispezione nel laboratorio. Per il pm Claudia Finocchiaro, nei rispettivi verbali avevano omesso di attestare che l’attività dello stabilimento era stata avviata ancor prima di avere ottenuto il riconoscimento Ce.

E, così facendo, avevano anche omesso di adottare il relativo provvedimento di diffida dalla prosecuzione dell’attività per pericolo sanitario. Duratti era stato a sua volta coinvolto, in quanto informato telefonicamente da Visentini e Modolo, nel corso del sopralluogo.

A prevalere, in secondo grado, è stata la tesi delle difese. Che, con Ponti già davanti al tribunale di Udine, avevano sostenuto l’assurdità di un’omissione per sfavorire qualcuno. E che, con gli avvocati Cicuttini, ha insistito in particolare sull’errore di avere ritenuto l’attività del laboratorio abusiva, visto che, all’epoca dei sopralluoghi, era già stato autorizzato al commercio di carne al minuto e, quindi, anche alla sua conservazione nelle celle frigorifere. I veterinari erano stati valutati colpevoli sulla scorta di tale errore, che derivava da una svista amministrativa dell’Ass nell’archiviazione della notifica.

Il Messaggero Veneto – 17 giugno 2014 

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