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Il pesce palla velenoso pescato anche in acque italiane. Le sue carni possono provocare gravi intossicazioni e alcuni casi il decesso

Allarme specie aliene nelle nostre acque, un fenomeno che non smette di allertare gli esperti e preoccupare i pescatori. «Sono almeno 176 le specie ittiche aliene entrate nel Mediterraneo, quasi un migliaio se si considerano gli altri gruppi sistematici come alghe, molluschi e crostacei», spiega Manuela Falautano, biologa dell’Ispra di Palermo.

È il caso di molte specie ittiche, una delle quali altamente tossica che è stata di recente pescata anche nelle acque italiane (Lampedusa, Bari). Si tratta del pesce palla maculato (Lagocephalus sceleratus): questa specie non va assolutamente mangiata ed è essenziale riconoscerla per evitare che sia commercializzata insieme ad altro pesce locale. Il pesce palla maculato si riconosce dal dorso bruno verdastro con macchie scure e ventre bianco. Originario del mar Rosso, può provocare gravi intossicazioni e in alcuni casi la morte. «È importante diffondere buone prassi di comportamento, per limitare la diffusione delle specie aliene, evitando ad esempio la pulizia delle reti in mare per evitare il rilascio di frammenti di alghe, come nel caso delle caulerpe, che possono propagarsi altrove», aggiunge Falautano.

Alghe tossiche

A mettere in allarme gli studiosi non c’è solo il pesce palla maculato, ma anche diverse specie di alghe tossiche. L’allarme Caulerpa, nelle due specie C. taxifolia e C. racemosa, la prima simile a una felce, la seconda a grappolo, risale al gennaio 2008, quando i pescatori tra Scoglitti e Porto Palo di Capo Passero raccoglievano reti stracariche di alghe e diminuiva la quantità di pescato. Sono alghe invasive che possono colonizzare gli spazi dove la posidonia è in sofferenza, e determinare variazioni nella biodiversità dell’ambiente marino e interferire con la rete trofica.

Monitoraggio

Anche se non siamo più in presenza di un impatto forte da parte della caulerpa sull’attività di pesca costiera come avvenuto in Sicilia negli anni passati – come dimostra un monitoraggio effettuato negli ultimi tre anni da Arpa, con Ispra e Cnr per gli aspetti i scientifici – l’attenzione deve restare alta, il fenomeno infatti è pronto a riprendere il sopravvento. In giugno in Sicilia proseguono i seminari rivolti ai pescatori e a novembre è previsto un convegno scientifico per la divulgazione dei risultati definitivi del monitoraggio lungo le coste siciliane e a Lampedusa. Il monitoraggio è stato curato dall’Arpa di Ragusa che ha effettuato oltre settanta punti di prelievo.

Specie aliene

Sono noti i casi dei granchi dell’Atlantico, del pesce flauto del mar Rosso o delle alghe Caulerpa. Ma non sono i soli, come dimostra il recente ritrovamento in Adriatico di una medusa sempre del mar Rosso. Ma come entrano nelle nostre acque? «Con il traffico delle navi provenienti dai diversi mari del mondo», spiega Falautano. «Attraverso le acque di zavorra o il fouling (le incrostazioni di esseri viventi che si attaccano alle navi, ndr), tramite le importazioni in acquacoltura o attraverso gli scarichi degli acquari, come il caso dell’acquario di Monaco di parecchi anni addietro per quanto concerne Caulerpa taxifolia. Le specie aliene possono competere con le indigene per lo spazio e per il cibo, si possono ibridare o rientrare nelle catture di pesca».

Corriere.it – 17 giugno 2014 

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