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Garavaglia (Comitato di settore): «Un anno da brividi, dal 2017 la sostenibilità a rischio. Contratti senza risorse»

garavaglia comsettIl punto sulla legge di Stabilità, sulla ripresa ricca di scadenze vecchie e nuove da rispettare, su impegni e prospettive che si aprono con la riforma costituzionale. Il nodo finanziamenti con lo spettro dei ticket e dei servizi a rischio e l’occasione perduta delle macroregioni. Il Patto salute da rivedere e i contratti senza risorse. Un quadro a tinte fosche malgrado la buona volontà della ministra Lorenzin. Ne parla l’assessore lombardo, coordinatore degli assessori alle Finanze nonché presidente del Comitato di settore, Massimo Garavaglia. Che sui rinnovi dei contratti pubblici dice: “Scegliendo di destinare solo 300 milioni al pubblico impiego, di fatto il governo ha deciso di non consentire i rinnovi contrattuali. Basti pensare che il costo del personale della pubblica amministrazione supera i 190 miliardi. Si doveva almeno mettere sul piatto l’1%, altrimenti non ha neanche senso discutere. Il tema delle risorse chiude in partenza la discussione o la rende, in ogni caso, molto più complicata”.

Anno nuovo, nuova corsa, con questa Stabilità che ripropone nodi analoghi alla precedente?

Si è di nuovo utilizzato il Fsn per tappare buchi di Finanza pubblica, ma questo è l’ultimo anno in cui si possa fare. L’anno venturo infatti ci saranno ben più problemi perché, invece dei 16 di quest’anno risolti con il condono e con l’utilizzo del maggior deficit, ci saranno ben 30 mld di clausola di salvaguardia.

Per il 2016, intanto, “ce la fate”, come dice il neo presidente dei governatori Bonaccini?

Sarà molto complicato, perché i maggiori costi superano ampiamente i 2 miliardi e mezzo e le Regioni già in difficoltà andranno peggiorando. Peraltro, anche Bonaccini mette le mani avanti perché chiede al governo di rivedere gli assetti. Ma il presupposto sarebbe un esecutivo interessato a investire nella sanità dei cittadini.

Secondo lei ci sarà ancora, questo governo, il prossimo anno?

Questo lo deve chiedere a Bruxelles…

Come voterà al referendum su cui Renzi, per sua stessa ammissione, “si gioca l’osso del collo”?

Più che altro si tratta di capire che modello di Paese vogliamo. Sulle province la foto migliore l’ha fatta Checco Zalone: tanto fumo e un aumento notevole dei costi. Ma il tema vero è cosa succede all’ente Regione. Dalle riforme esce un ibrido: con Regioni che potranno avere anche funzioni aggiuntive e altre che svolgeranno il compitino minimo. Intanto, è stato eluso il tema vero delle macroregioni e del dimensionamento: è evidente che non si può paragonare la Lombardia al Molise. Io sono entrato in politica leggendo Miglio che diceva queste cose 40 anni fa… le macroregioni sono necessarie, soprattutto in un processo di doppia devoluzione europea: se potenzi Bruxelles, lo Stato diventa troppo piccolo per i grandi problemi e troppo grande per quelli piccoli. A questo punto è necessario avere, insieme a uno Stato molto leggero, Regioni dimensionate in maniera opportuna. Certo che se passa il referendum, si andrà verso un federalismo differenziato e non a caso abbiamo contribuito a scrivere questo articolo della riforma. Ma oggi il problema vero è gestire l’esistente. E l’esistente è insostenibile per tante realtà: temiamo che la Stabilità 2017 possa mettere a serio rischio l’erogazione dei servizi.

Nel frattempo, quali sono le priorità in agenda da subito?

Il Patto della salute va rivisto, perché sono cambiate le cifre e quindi ciò che c’è scritto non è più sostenibile. Basti pensare ai nuovi Lea. Il problema vero è anticipare l’emergenza invecchiamento e cronicità, cui in Regione Lombardia Maroni ha provveduto con la riforma sanitaria. L’Italia nel suo complesso però avrà grossi problemi, con le Regioni in difficoltà che si troveranno ad aumentare le imposte e rivedere i ticket per sostenere il sistema, oppure a far quadrare i conti curando meno persone e allungando le liste d’attesa. Scelta dannosa per i cittadini, conseguenza delle scelte di Parlamento e Governo.

Nessun asso nella manica?

Purtroppo ne abbiamo pochi. Una strada utile ad esempio è la centralizzazione e il controllo del ciclo degli acquisti, sempre su modello lombardo. Per il resto è complicato, ma si cerca di far quadrare i conti.

Sui fondi integrativi?

Possono aiutare il sistema ma bisogna capire cosa si vuole fare. Se è un’integrazione del sistema pubblico e si mantiene l’universalità del servizio, siamo d’accordo, ma se ci si orienta verso la privatizzazione del sistema sanitario, non siamo d’accordo. Spetterà al governo, in ogni caso, assumersi la responsabilità di questa scelta squisitamente politica.

Chi vorreste alla commissione Salute?

Quando governava la destra si rispettava un criterio di alternanza, tanto che presidente era Vasco Errani. Oggi questa disponibilità da parte del Pd non c’è…

In quanto presidente del Comitato di settore, quali prospettive e modelli si sente di indicare?

Scegliendo di destinare solo 300 milioni al pubblico impiego, di fatto il governo ha deciso di non consentire i rinnovi contrattuali. Basti pensare che il costo del personale della pubblica amministrazione supera i 190 miliardi. Si doveva almeno mettere sul piatto l’1%, altrimenti non ha neanche senso discutere. Il tema delle risorse chiude in partenza la discussione o la rende, in ogni caso, molto più complicata. Per i contratti e il comparto ospedaliero, sono in buona parte accoglibili le proposte dell’Anaao. Quanto all’integrazione ospedale-territorio, più che le sanzioni vanno premiati approcci e comportamenti adeguati. Le trattative si sono arenate anche per le risorse ridicole in campo, ma ora si tratta comunque di ripartire.

E le 6mila assunzioni previste nella legge di Stabilità?

Era un emendamento palesemente scoperto, per ben 320 milioni di euro. Le Regioni che hanno la capacità e la volontà di fare ulteriori risparmi, avulsi da quella copertura che è stata solo una finzione, faranno il proprio dovere. Le altre lasceranno le sedie libere.

Farmaci innovativi e governance farmaceutica, affidati a tavoli extra-manovra: a che punto sono?

Anche qui si tratta di riprendere il bandolo della matassa. I farmaci salvavita valgono 300-350 milioni di costi e anche per questo siamo ben oltre i 2,5 miliardi di costi aggiuntivi. L’importante è avere sempre ben presente chi paga: i cittadini, con le tasse versate alla propria Regione.

Un voto alla ministra?

Non posso che dare un voto positivo. Ciò detto, per fare una battuta, Ncd potrebbe cambiare la sigla in Ncm: «Noi con Matteo». Speriamo che anche in sanità prevalga il buon senso, la Lorenzin ce la mette tutta però senza risorse è difficile pensare di migliorare il sistema. I tagli cumulati in sanità sono pari a ben 14,7 miliardi e solo nel biennio 2015-15 siamo a 4,3 miliardi di tagli. Nel 2018 si arriverà al 6,38% di incidenza della spesa sanitaria sul Pil. Sono dati che non si registrano in nessun Paese con economia analoga alla nostra. Questo quadro aiuta la finanza pubblica, ma mette in difficoltà la possibilità di cura dei cittadini.

Barbara Gobbi – Il Sole 24 Ore sanità – 19 gennaio 2016 

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