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Giornata mondiale dell’acqua. In Italia controlli avanzati. Ma c’è il problema dei piccoli gestori: uno su tre non è in regola

acqua analisiVentidue anni fa l’Organizzazione per le Nazioni Unite istituiva la “giornata mondiale dell’acqua” e da allora ogni 22 marzo si celebra l’acqua, con l’obiettivo di coinvolgere e rendere consapevole l’opinione pubblica su come gestire l’accesso e la qualità delle risorse idriche nel presente e nel futuro, focalizzandosi, ogni anno, su temi indissolubilmente legati all’acqua.  Nel 2015 l’acqua è al centro dello sviluppo sostenibile: la gestione delle risorse idriche e della gamma dei servizi che queste forniscono, è la base per conseguire la riduzione della povertà, la crescita economica e la sostenibilità ambientale. In Italia da tempo sono adottate fondamentali azioni di prevenzione collettiva, garantendo la disponibilità di acqua in ogni ambiente domestico e produttivo, ed assicurando che questa sia “idonea” per il consumo umano, cioè che possa essere consumata ed utilizzata da ogni individuo, incluse le fasce più vulnerabili, in piena sicurezza e lungo l’arco dell’intera vita.  

L’attuale normativa sulla tutela delle acque destinate al consumo umano, sviluppata a livello  europeo ed implementata sul piano nazionale, prescrive il rispetto di requisiti minimi di salubrità e  qualità fisica, chimica, microbiologica e radiologica – valori di parametro – nel punto in cui le  acque sono disponibili per il consumo. 

Nel nostro paese la qualità delle acque potabili è in generale adeguatamente garantita dalla buona qualità delle risorse idriche prelevate dall’ambiente (circa l’85% di origine sotterranea naturalmente protette) e da un insieme di procedure di misure di controllo, tradizionalmente adottate e consolidate nei sistemi idrici, in molti casi integrate con  l’ausilio di tecnologie avanzate.

I risultati di monitoraggi sistematici condotti nel territorio stanno, in effetti, a dimostrare la complessiva efficienza dei servizi idropotabili per quanto riguarda la buona qualità delle acque fornite, rilevando, nell’insieme, un ridotto numero di non conformità in aree circoscritte del territorio.  Il riscontro di circostanze di non conformità nei requisiti qualitativi delle acque destinate al  consumo umano rispetto agli standard normativi, anche se gestite con criteri adeguati a tenere sotto controllo i rischi sanitari per le  popolazioni esposte, oltre a provare l’efficienza dei sistemi di sorveglianza, rappresenta un sostanziale elemento di conoscenza ed indagine per consolidare l’efficacia delle azioni di  prevenzione sui rischi.  

Diverse sono le azioni intraprese dal Ministero della Salute per potenziare le strategie di controllo sulla qualità delle acque, ed in particolare l’aggiornamento dello stato delle  conoscenze circa l’analisi dei rischi.  Fondamentale è la promozione di un nuovo  approccio olistico che sposta l’attenzione dal controllo retrospettivo sulle acque distribuite, alla prevenzione e gestione dei rischi nella filiera idropotabile estesa dalla captazione al rubinetto, sul modello dei  Water Safety Plans  (WSP) elaborati in sede di Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS). L’implementazione dei principi di WSP è anche l’obiettivo perseguito nei lavori di revisione degli allegati della Direttiva europea 98/83/CE, processo cui l’Italia contribuisce sostanzialmente.  Nello stesso contesto va anche segnalata l’emanazione della Direttiva 2013/51/Euratom, in fase di recepimento nella normativa nazionale, che sostituisce le disposizioni della Direttiva 98/83/CE riguardanti la protezione sanitaria della popolazione in relazione alla presenza di sostanze  radioattive nelle acque destinate al consumo umano.

Il Centro nazionale per la prevenzione e il Controllo delle Malattie (CCM), nelle sue funzioni di organismo di coordinamento tra il Ministero della Salute e le Regioni per le attività di sorveglianza, prevenzione e risposta tempestiva alle emergenze, ha promosso il progetto  “Sperimentazione del modello dei WPS per la valutazione e gestione del rischio nella filiera  delle acque destinate al consumo umano”, coordinato dall’Agenzia regionale per l’ambiente del Piemonte. L’attività di progetto, confrontata con altre esperienze condotte sul piano regionale e locale, in stretta cooperazione con l’Istituto Superiore di Sanità, ha di recente consentito di produrre le prime linee guida nazionali per la valutazione e gestione del rischio nella filiera delle acque destinate al consumo umano secondo il modello WPS, definiti “Piani di Sicurezza  dell’Acqua” (PSA).

 Con l’introduzione del PSA nei sistemi di gestione idro-potabile si ridefiniscono i limiti dei sistemi di controllo della qualità delle acque destinate al consumo umano, sino a oggi contraddistinti da una sorveglianza di segmenti circoscritti del ciclo captazione-trattamenti-distribuzione-utenza e/o da un monitoraggio a campione sulle acque distribuite. Infatti, analogamente a quanto avvenuto in altri settori, quali ad esempio il farmaceutico e l’alimentare, l’evoluzione delle conoscenze in materia di analisi del rischio ha identificato le criticità di strategie incentrate sulla verifica di conformità del prodotto finito, spostando decisamente l’interesse verso la realizzazione di un sistema globale di valutazione e gestione del rischio esteso all’intera filiera idrica dalla captazione al punto di utenza finale. Tale approccio, che si coniuga comunque al sistema dei controlli ai rubinetti, consente anche la flessibilità necessaria alla gestione del rischio per l’approvvigionamento idrico in sicurezza negli scenari di vulnerabilità associati ai cambiamenti climatici come pure per il controllo di contaminati emergenti, non oggetto di ordinario controllo.

Il modello dei PSA, di fondamentale semplicità nei suoi aspetti generali, è finalizzato a ridurre drasticamente le possibilità di contaminazione delle acque captate dall’ambiente per essere destinate al consumo umano, ad attenuare o rimuovere la presenza di eventuali elementi di pericolo chimico, microbiologico, fisico e radiologico, attraverso trattamenti delle acque adeguatamente progettati, eseguiti e controllati e infine, a prevenire eventuali ricontaminazioni in fase di stoccaggio e distribuzione dell’acqua fino al punto di consegna e di utilizzo in ambiente domestico o produttivo ed in pubblici edifici.

I principi contenuti nei PSA, possono essere considerati come una rivisitazione e riorganizzazione di diversi criteri e procedure gestionali che hanno sino a oggi presieduto alla produzione e alla distribuzione di acque di qualità adeguata al consumo umano, soprattutto quando basati su sistemi di assicurazione della qualità a norma ISO 9001; un esempio su tutti è il consolidato sistema di controllo multibarriera basato su un processo integrato di prevenzione tramite la rimozione dei fattori di pericolo delle acque. Figurano, nel contempo, importanti elementi di analisi del rischio mutuati da altri settori produttivi e, in primo luogo, il sistema HACCP (Hazard Analysis and Critical Control Points), cogente nell’industria alimentare  con Regolamento CE n. 852/2004)e standardizzato a livello di normazione (ISO 22000).

Il problema dei piccoli gestori. L’emanazione delle nuove linee guida è la base per raccomandare l’adozione dei piani di sicurezza dell’acqua nei sistemi idro-potabili in Italia identificando, in via prioritaria, i “piccoli gestori idro-potabili” come attori del processo.  I “piccoli sistemi di gestione” comprendono approvvigionamenti idro-potabili limitati ad alcune migliaia di utenti, e rappresentano quasi il 90% delle realtà acquedottistiche italiane, che assicurano il servizio idrico a circa il 10% della popolazione.  Si tratta in molti casi di servizi con gestioni in economia, a livello di piccole municipalità, che, oltre a diversi problemi strutturali, possono risentire di limitazioni economiche e difficoltà di realizzare investimenti da parte dell’ente locale.  I dati di qualità relativi ai piccoli sistemi idrici non sono oggetto di pubblicazione regolare poiché l’attuale direttiva non prevede obbligo di trasmissione dell’informazione a livello centrale, tuttavia recenti stime europee, basate anche su dati italiani, indicano che circa 1/3 dei piccoli gestori forniscono acque non pienamente conformi alle norme, soprattutto rispetto a parametri “indicatori” non direttamente correlati a rischi sanitari.

 In tale contesto, tra le azioni condotte dalla Direzione generale della Prevenzione del Ministero della Salute, in stretto raccordo con le autorità regionali e territoriali, si evidenzia anche il nuovo progetto CCM “Portale acque”, in cooperazione con il Dipartimento di Ambiente e Prevenzione Primaria dell’ISS; il progetto prevede specifiche attività dirette a potenziare le attività di controllo ed informazione dei consumatori in tema di qualità delle acque destinate al consumo umano e protezione della salute, anche in relazione alla applicazione dei PSA in ambiti locali, ai parametri oggetto di non regolare monitoraggio, ai piccoli sistemi di gestione idrici, ed all’impatto dei cambiamenti climatici sulle risorse idriche e sui sistemi idro-potabili.

 Il convegno del 15 aprile. In questa direzione, l’analisi dello stato dell’arte ed i possibili sviluppi applicativi e normativi finalizzati a migliorare il livello di sicurezza ed il controllo della filiera idro-potabile sono i temi del convegno nazionale fissato il prossimo 15 aprile presso il Ministero, intitolato “La qualità delle acque destinate al consumo umano: attualità e prospettive”. L’incontro vede il contributo degli esperti dell’Organizzazione Mondiale della Sanità e della Commissione Europea, e la partecipazione di esperti delle autorità sanitarie e ambientali, che a livello nazionale, regionale e locale sono coinvolti nella prevenzione ed analisi di rischi correlati alla contaminazione delle acque destinate a consumo umano, così come delle autorità d’ambito, dei gestori idro-potabili e di esperti di Università ed Enti di ricerca.

 Potenziare l’interazione tra i molteplici attori che, nel rispetto dei diversi ruoli, ruotano intorno alla produzione e sorveglianza della qualità delle acque destinate al consumo umano, promuovere l’introduzione dei piani di sicurezza dell’acqua a livello generale, con priorità per i piccoli gestori,accrescere la comunicazione con i consumatori, sono le azioni chiave che l’autorità sanitaria (dal livello centrale a quello regionale e territoriale) deve privilegiare per conseguire una sempre più efficace prevenzione, ed aumentare la sicurezza delle filiere idropotabili, la fiducia del consumatore rispetto alla qualità delle acque di rubinetto e, su tutto, il livello di tutela della salute pubblica.

Spazio CCM “Per la sicurezza delle acque”
Linee guida per la valutazione e gestione del rischio nella filiera delle acque destinate al consumo umano secondo il modello dei Water Safety

 Liliana La Sala (Ministero della Salute, Direzione Generale della Prevenzione Sanitaria)

 Luca Lucentini (Istituto Superiore di Sanità, Dipartimento di Ambiente e Prevenzione primaria)

Quotidiano sanità – 21 marzo 2015

 

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