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Gli Ordini saranno esclusi dalla spending review. Gli enti sono finanziati dalle quote degli iscritti

La spending review non è applicabile agli Ordini professionali. I professionisti lo gridavano a gran voce da tempo, ma ieri è arrivata anche la conferma da parte del ministro per la Pubblica amministrazione, Gianpiero D’Alia, che ha incontrato a Palazzo Vidoni i rappresentanti del Comitato unitario permanente degli Ordini e Collegi professionali ( Cup).

«Siamo molto soddisfatti dell’incontro – spiega il presidente del Cup, Marina Calderone – perché il ministro ha riconosciuto la specialità degli Ordini, che sono sì enti di diritto pubblico, ma sono anche autofinanziati dalle quote degli iscritti». Questo, in sostanza, li mette al riparo dal taglio degli organici previsto dal decreto per il perseguimento di obiettivi di razionalizzazione della pubblica amministrazione. Organici che «soprattutto nelle sedi locali, sono già ridotti all’osso», sottolinea Calderone.

Questa non è, in verità, la prima esclusione: già una sentenza della Corte di giustizia europea aveva escluso gli Ordini professionali dalla normativa sugli appalti pubblici, proprio in funzione delle loro entrate, che arrivano dai professionisti stessi.

Al centro del confronto con il ministro D’Alia c’è stato anche l’avvio di un tavolo di lavoro che valorizzi il contributo degli ordini alle politiche di semplificazione avviate dal Governo. Quello degli Ordini, secondo il ministro, è un ruolo «di cerniera» nel rapporto tra cittadino, imprese e Pa e il loro contributo «è prezioso sia in termini di proposte, che di verifica dell’attuazione delle norme di semplificazione fino qui approvate».

Piena disponibilità a partecipare al tavolo operativo è arrivata dal presidente Calderone: «Gli Ordini potranno dire la loro grazie alla conoscenza dei vari settori, in questo modo le semplificazioni che saranno adottate saranno davvero utili e non si trasformeranno in nuovi adempimenti inutili». Il riferimento è, per esempio, alla norma che obbliga i consigli territorali a comunicare quotidianamente gli indirizzi Pec di tutti gli iscritti, anche quando non sono intevenute modifiche rispetto al giorno precedente. «Questa – spiega il presidente del Cup – è solo una delle misure che abbiamo chiesto di semplificare. Al ministro sono chiare le nostre priorità e c’è la volontà da parte di tutti di migliorare il disegno di legge».

Il ministro per la Pa ha presentato, sempre ieri, la consultazione pubblica sulle “100 procedure più complicate da semplificare”, rivolta alle oltre 4milioni di imprese iscritte nel sistema delle Camere di commercio.

Il Sole 24 Ore – 17 ottobre 2013 

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