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    Home»Notizie ed Approfondimenti»Governo battuto, stop alle pensioni d’oro dei manager
    Notizie ed Approfondimenti

    Governo battuto, stop alle pensioni d’oro dei manager

    pecore-elettricheInserito da pecore-elettriche3 Maggio 2012Nessun commento3 Minuti di lettura
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    In Senato 124 voti favorevoli all’emendamento dei dipietristi, 94 contrari e 12 astenuti Tra i sì, anche Lega e quasi tutto il Pdl

    Incidente serio o semplice infortunio parlamentare? La dinamica del voto che ha visto andare sotto il governo al Senato sull’emendamento che tutelava le pensioni dei supermanager pubblici è quella dell’infortunio. Ma non c’è dubbio che il voto – 124 favorevoli all’emendamento, 94 contrari e 12 astenuti – testimonia delle molte fibrillazioni presenti nel centrodestra, con quasi tutto il Pdl a schierarsi a favore della proposta (erano tre uguali) presentate da Lega Nord, la senatrice Pdl Spadoni Urbani e Italia dei Valori. Ma anche qualche senatore democratico ha votato a favore.

    Il risultato è che viene cancellata dal disegno di legge sulle commissioni bancarie la norma che consentiva trattamenti previdenziali privilegiati anche a quei dirigenti pubblici che con il tetto agli stipendi previsto nel decreto «Salva-Italia» avevano subito una riduzione delle retribuzioni. In pratica il testo dell’emendamento approvato sopprime il comma 2 dell’ articolo 1 che cancella le norme sul trattamento previdenziale dei manager pubblici in presenza del tetto sugli stipendi. E che in sostanza ristabiliva il vecchio regime, le cosiddette «pensioni d’oro», equiparando gli assegni dei più alti funzionari dello Stato a quelli del primo presidente della corte di Cassazione nonostante la riduzione già disposta per gli stipendi.

    In pratica, il provvedimento permetteva ai «grand commis» di Stato di vedersi calcolare, nonostante il «taglia-stipendi», la propria pensione sulla base dei vecchi stipendi superiori ai 300.000 euro l’anno, e non su quello ridotto. Una ingiustizia, si dirà, studiata per favorire proprio molte di quelle figure «affini» ai tanti ministri provenienti dalla amministrazione pubblica. Alla faccia, magari, degli «esodati». Ma secondo il governo, la norma ora cassata serviva per evitare contenziosi alla luce di una serie di sentenze della Corte costituzionale sulla previdenza, in base alle quali le norme così come emergono potrebbero essere illegittime. Il governo non ha ancora deciso se cercare di ripristinare alla Camera il comma soppresso. «E ancora presto per stabilirlo» ha detto il sottosegretario allo Sviluppo, Claudio De Vincenti. Vedremo.

    Lega e Italia dei Valori festeggiano. «Grazie alla Lega è stato affossato un decreto salva-vergogna», spiega il vicepresidente dei senatori della Lega Nord, Roberto Mura. Per Antonio Di Pietro «è indecente e immorale che mentre si chiedono immani sacrifici alle classi sociali più deboli, non si taglino le pensioni d’oro e i privilegi della casta». Il leader Cisl Raffaele Bonanni plaude: «Bene ha fatto il Parlamento a bocciare la norma sulle pensioni d’oro dei manager pubblici. Con tutto il rispetto per queste persone, è assurdo privilegiare chi ha già di più rispetto a chi ha di meno». Per Pier Luigi Bersani, invece, «non si fanno imboscate al governo. Noi facciamo così e faremo così. Quando sic e simpliciter, a prescindere dal merito, si aggiungono voti a quelli dell’opposizione non è un procedimento giusto in una fase come questa».

    La Stampa – 3 maggio 2012

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