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Guerra delle auto, la Regione contro il Governo: coi tagli servizi a rischio. Ma la Corte dei Conti dà ragione a Roma

1a1a1a1a_0a0a1auto_regione--190x130Il 6 febbraio Palazzo Balbi ha chiesto un parere della Corte dei Conti sulla possibilità di poter derogare – per alcuni servizi – alla legge sulla Spending review. Niente da fare, la risposta è arrivata agli uffici un paio di settimane fa. Ci sono i dipendenti dell’agenzia Veneta per i Pagamenti in Agricoltura che quasi ogni giorno prendono l’auto per fare i controlli direttamente nelle aziende agricole. Ci sono quelli degli Organismi di formazione e di orientamento professionale che verificano l’effettivo svolgimento dell’attività per l’erogazione dei contributi. E quelli che sorvegliano argini, boschi, si occupano della manutenzione di zone franose o a pericolo di esondazione, come ad esempio i Geni Civili e i Servizi Forestali.

Difficilmente riescono ad arrivare, dove devono, con i mezzi pubblici, «costretti» a prendere l’auto. In tempi di spending review però rischiano di non poterlo più fare visto che il governo ha imposto, per ridurre le spese dell’amministrazione pubblica, un drastico taglio dei costi per l’acquisto, la manutenzione, il noleggio e l’uso delle auto di servizio. Un numero su tutti: nel 2013 la spesa non può essere superiore al 50 per cento di quella sostenuta nel 2011. Il risultato lo dice l’assessore regionale al Bilancio Roberto Ciambetti: «Così rischiamo di dover sospendere non tanto l’uso di auto blu, ma dei servizi che garantiscono la sicurezza del Veneto ».

Punto e a capo. Il rischio è talmente elevato che il 6 febbraio Palazzo Balbi ha chiesto un parere della Corte dei Conti sulla possibilità di poter derogare – per alcuni servizi – alla legge sulla Spending review. Niente da fare, la risposta è arrivata agli uffici un paio di settimane fa e nei prossimi giorni il vicepresidente della Regione Marino Zorzato presenterà una informativa a tutta la giunta.

La legge è chiara, dice in sostanza la Corte dei Conti, il risparmio (lineare) vale per tutte le auto di servizio, le deroghe sono esplicitamente indicate dal legislatore e valgono ad esempio per vigili del fuoco e forze dell’ordine.

«In questo modo si rischia una drastica riduzione dei servizi a scapito dell’interesse della collettività, potenzialmente in grado di causare danni esponenzialmente molto più gravi rispetto al risparmio di spesa che la norma si prefigge di conseguire », scrive Palazzo Balbi, senza però riuscire a convincere i giudici che nel parere hanno evidenziato le sentenze su materia analoga, già della Sezione di controllo della Lombardia e della Sicilia. Anche perché a quanto pare la Regione Veneto non ha evidenziato con precisione quanti e quali rischi di potrebbero essere qualora fosse applicata la riduzione prevista della legge. E’ la guerra delle «auto di servizio»: Ciambetti e Zorzato infatti non si sono accontentati del parere, e stanno «lavorando » assieme alla Sezione veneta per trovare quegli spiragli che possano portare a quelle deroghe che la giunta sta cercando.

E’ la stessa Corte a sottolinearlo quando scrive che la norma appare meno chiara nell’individuare ulteriori deroghe parlando di autovetture per i servizi sociali, sanitari e quelli svolti nell’area tecnico- operativa della difesa. Dice Zorzato: «Non stiamo parlando delle auto blu, quelle sono una trentina, parcheggiate in garage e a disposizione dei tremila dipendenti della Regione, ma di tutte le altre». Quasi 270, se il conto totale dei mezzi raggiunge quota trecento. «Va trovata la corretta interpretazione della norma», aggiunge Ciambetti, mentre è al volante della sua auto. «Il blu lo vedo alla sera quando osservo il colore del cielo — precisa —. Non mettiamo insieme chi continua a sprecare e chi, come il Veneto, invece i sprechi li ha già ridotti e i tagli li ha già applicati». Fatto sta che le auto, per ora, dovranno rimanere parcheggiate più di ieri: controlli ridimensionati, e corse (forse) ridotte, anche per gli assessori. Chi sfora sulla spesa infatti vedrà ridotti i trasferimenti statali.

Francesco Bottazzo – Corriere del Veneto – 6 maggio 2013

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