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I consumi di pollo restano al top. Prodotte 1,25 milioni di tonnellate, fatturato stabile a 5,7 miliardi

Le previsioni. Muraro: i margini migliorano perchè il calo delle materie prime fa scendere i costi per le imprese, la produzione aumenterà. È a base di pollo la ricetta anticrisi preferita dai consumatori. Con 5,7 miliardi di fatturato e una produzione che nel 2013 ha raggiunto le 1.258.800 tonnellate (-0,2% sul 2012), le carni avicole si confermano un comparto strategico per il made in Italy alimentare.

Un comparto, secondo la fotografia scattata da UnaItalia (Unione nazionale delle filiere della carni e delle uova), trainato proprio dalle performance del pollo che negli ultimi 10 anni ha visto aumentare i consumi pro capite del 18,4%, e addirittura del 25% nella «finestra» della crisi (2007-2013).

«In un momento difficile come quello che stiamo vivendo, tutto il settore delle carni ha subito una battuta d’arresto – sottolinea Aldo Muraro, presidente di Unaitalia – il tacchino ha visto calare leggermente la domanda, ma il pollo continua a restare tra le carni preferite dagli italiani, grazie alla sua versatilità, genuinità e all’ottimo rapporto qualità-prezzo».

In Italia viene prodotto il 104,3% delle carni di pollo e il 116,6% delle carni di tacchino, a conferma di un settore completamente autosufficiente. «Il 99% del pollo mangiato in Italia – spiega Muraro – proviene dai nostri allevamenti supportati da una filiera integrata che provvede ad ogni passaggio della catena produttiva, dall’incubatoio ai mangimi, con un sistema controllato a livello nazionale e comunitario, che garantisce prodotti sani, genuini e sicuri».

E anche nel 2014 il bilancio si annuncia positivo con un leggero aumento delle produzioni totali di carni avicole e un ritorno alla normalità delle uova che, penalizzate dall’introduzione di regole europee sul «benessere», potrebbero tornare almeno ai livelli del 2012.

«Quest’anno prevediamo un aumento della produzione e anche della marginalità – conclude Muraro -. Nei primi due mesi del 2014 si è registrata, infatti, una flessione dei costi di produzione rispetto alla media 2013, in particolare dovuto alla diminuzione del prezzo delle materie prime. Nel settore avicolo i mangimi rappresentano circa il 65% dei costi produttivi e il miglioramento della situazione internazionale nel mercato cerealicolo è sicuramente positivo. A fronte di un fatturato annuo ormai stabilizzato intorno ai 5,7 miliardi di euro, confidiamo in una stabilizzazione dei costi di approvvigionamento delle materie prime e delle marginalità, per continuare a garantire ai nostri clienti una produzione adeguata in termini quantitativi e qualitativi».

Il Sole 24 Ore – 3 maggio 2014 

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