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Il latte italiano punta sulla Cina. Boom delle importazioni di prodotti stranieri dopo lo scandalo della melamina

I controlli. La registrazione di impianti esteri che producono latte per l’infanzia è vincolata a un’ispezione delle autorità cinesi in loco. Con la crescita del consumo di latte, sono aumentate in Cina le cautele sulla qualità del prodotto, specie per quello d’importazione e, a maggior ragione, se destinato all’infanzia. Gli importatori hanno dovuto rimboccarsi le maniche, ma l’impegno richiesto vale l’obiettivo finale.

Negli ultimi cinque anni, infatti, il mercato cinese è aumentato rapidamente: sono almeno 200 le marche straniere che nel 2013 hanno venduto 195mila tonnellate di latte importato, contro le 93mila dell’anno precedente e le 40mila del 2011.

Tuttavia la morte di sei bambini, nel novembre del 2008, a causa del latte alla melamina della cinese Sanlu, è stata uno shock per il Paese. Le partite di prodotto contaminato denunciate l’anno scorso dalla stessa società, la neozelandese Fonterra, hanno incrinato la fiducia anche nel latte d’importazione, una torta da ben 16 miliardi di dollari.

Olanda e Austria sono in prima fila, le vendite online attraverso siti come Yihaodian, Tianmao di Taobao, Womai di Zhongliang impazzano, il latte va a ruba in pochi minuti. I giganti del settore cercano alleanze: è il caso di Yili con l’italiana Sterilgarda, MengNiu con Alafuzi e Danmai, Guangming con Pactum Dairy group. Recentissima l’acquisizione da parte di Guangming del 56% dell’israeliana Tnuva per 1 miliardo di dollari.

Non si può perdere tempo, quindi. La Food Safety Law cinese richiede che l’Amministrazione per la certificazione e accreditamento della Repubblica popolare cinese (Cnca) tenga un registro di produttori stranieri di prodotti alimentari importati in Cina. Ma i cinesi ora chiedono la certificazione degli stabilimenti di produzione.

Le registrazioni di stabilimenti presso la Cnca stanno procedendo di pari passo e in linea con l’esito positivo dei negoziati bilaterali conclusi dall’Amministrazione (Aqsiq) che sovrintende alla qualità dei prodotti e all’apertura al mercato delle singole categorie di prodotti agroalimentari.

Però le regole del gioco hanno subito dei cambiamenti: le importazioni di prodotti caseari provenienti dall’Italia erano possibili solo in base ad un certificato sanitario concordato con Aqsiq, ma una nota Cnca ha imposto l’obbligo di registrazione per tutti gli stabilimenti stranieri produttori di prodotti lattiero-caseari destinati al mercato cinese.

Nella nota si prevedeva una serie di adempimenti a carico dei singoli produttori e anche delle competenti Autorità nazionali di riferimento del settore e si indicava la scadenza del 30 aprile 2014 come data ultima per il completamento della procedura. Non solo. La registrazione di stabilimenti stranieri che producono latte per l’infanzia (“infant formula”) deve essere subordinata a una visita ispettiva delle autorità cinesi in loco.

Le autorità italiane hanno inoltrato alla Cnca tutta la documentazione prevista, quelle cinesi la stanno esaminando, sempre le autorità italiane stanno fornendo i chiarimenti e la documentazione supplementare richiesta al fine di consentire che l’intera lista di stabilimenti italiani sia registrata in unica soluzione – come richiesto dalle autorità cinesi.

Quando è entrata in vigore la normativa non erano presenti sul mercato cinese stabilimenti italiani produttori di latte per l’infanzia. Le domande di registrazione presentate da parte italiana a Cnca sono relative a 244 stabilimenti, di cui uno produttore di latte per l’infanzia. Italia e Cina stanno concordando le date della prossima visita in Italia degli esperti Cnca per la visita all’impianto di latte per l’infanzia.

Dopo l’aggiornamento degli elenchi dei produttori stranieri di prodotti lattiero-caseari sarà possibile presentare ulteriori richieste di registrazioni.

La trafila riflette la priorità attribuita dalle autorità cinesi alla sicurezza alimentare per tutelare i consumatori cinesi. Il mercato è più evoluto, i cinesi sono esigenti, ma l’Italia ha buone possibilità proprio perché vanta un prodotto migliore.

Il prossimo 8 luglio in collaborazione con la CFDA (China Food and Drug Administration) e China Economic Net l’Ambasciata italiana organizza un Forum sulla sicurezza alimentare che servirà a favorire la commercializzazione del prodotto italiano e la conoscenza della loro qualità. È un altro pezzo del dialogo con le autorità cinesi sulla sicurezza alimentare. APechino le cose sono cambiate, non ci sorprenderà, ma per la Cina è una rivoluzione: oggi il latte per i neonati si vende in farmacia.

Il Sole 24 Ore – 30 giugno 2014 

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