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I reati alimentari stabiliti all’articolo 5 della legge 283/1962 subiscono un colpo di spugna postumo dall’ex governo Draghi. Una depenalizzazione di fatto, non priva di incertezze

I reati alimentari stabiliti all’articolo 5 della legge 283/1962 subiscono un colpo di spugna postumo dal governo Draghi dimissionario. Una depenalizzazione di fatto, non priva di incertezze anche in merito alla sua legittimità costituzionale. Ai nuovi Parlamento e governo, come ai precedenti, si ripropone quindi l’esigenza di una riforma organica della disciplina sanzionatoria degli illeciti che attengono alla sicurezza alimentare. Anche in vista della miglior tutela del Made in Italy.

… Il diritto alimentare si fonda su regolamenti europei che hanno aggiornato le responsabilità e prescrizioni a carico degli operatori della filiera, così come i requisiti e le procedure da seguire nei controlli ufficiali. Nonché i concetti di pericolo e rischio di sicurezza alimentare, in un’accezione così ampia da comprendere il benessere animale e la salute delle piante. Ed è su tali basi che bisogna riorganizzare le sanzioni, a differenza di quanto teorizzato nell’ipotesi di riforma Caselli.

Il Parlamento italiano e il governo, su delega, devono ora lavorare alla revisione organica della disciplina da applicare a una filiera chiave per l’economia italiana, senza trascurare i settori a essa contigui (es. Piano di Azione Nazionale sui pesticidisanità e benessere animale, materiali e oggetti a contatto con gli alimenti). Applicando sanzioni coerenti ed efficaci, per la migliore garanzia del Made in Italy e la tutela dei cittadini…..

Leggi tutto l’articolo di  Dario Dongo e Andrea Sodero su Great Italian Food Trade

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