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I sindacati: “No alla mobilità arbitraria nella Pa. E’ una discriminazione tra dipendenti pubblici e privati”

Una «mobilità assolutamente discrezionale», che si traduce anche in una discriminazione tra dipendenti pubblici e privati. La nuova versione dell’art. 4 del dl sulla Pubblica Amministrazione non convince i sindacati: per Michele Gentile, responsabile settori pubblici della Cgil, la deroga al divieto di trasferimento del lavoratore da una unità produttiva all’altra in assenza di «comprovate ragioni tecniche, organizzative e produttive» è un’inaccettabile violazione della normativa sul lavoro.

L’art.2103 del codice civile, spiega Gentile, stabilisce paletti ben fermi per il passaggio da una unità produttiva all’altra. Il decreto legge aveva cercato di superarli forzando il concetto di unità produttiva, che era stata “reinterpretata” come insieme di «sedi delle amministrazioni pubbliche, collocate nel territorio dello stesso comune ». «La giurisprudenza della Cassazione parla chiaramente di omogeneità di produzione», ricorda Gentile. La norma è cambiata, è scomparso ogni riferimento all’unità produttiva, ma la deroga all’art. 2103 rimane, e si applica solo ai dipendenti pubblici: «È una discriminazione», denuncia il sindacalista. Poco importa — secondo i sindacati — che siano aggiunti due correttivi: rimangono volontari gli spostamenti di genitori di figli fino a tre anni o disabili.

In generale, i sindacati guardano con scetticismo al provvedimento: «Sarebbe utile che le persone che lavorano potessero avere un orizzonte certo sulla loro pensione, e non cambiamenti ogni volta che arriva un nuovo governo», dice Giovanni Faverin, segretario della Cisl Funzione Pubblica. Neanche la promessa “staffetta generazionale” appare così allettante: «Svecchiare è positivo, ma solo se c’è la possibilità di ringiovanire», obietta Gentile. Altrettanto scettico Faverin: «La possibilità di andare in pensione prima dei 65 anni di per sé va bene, riguarda però relativamente poche persone, mentre il governo l’ha enfatizzato come elemento di ricambio generazionale. La P. A. ha perso 400.000 dipendenti in deici anni: se non si utilizza il decreto per inserire giovani, dov’è la novità?».

Repubblica – 28 luglio 2014 

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