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Il costo dell’anticipo del Tfs non azzera l’effetto detassazione. Solo se il finanziamento è di lunga durata si incassa meno dell’importo «base»

Il Sole 24 Ore. Con la pubblicazione del decreto di approvazione dell’accordo quadro per il finanziamento dell’anticipo del Tfs/Tfr dei dipendenti pubblici si è completato il quadro disegnato dal decreto legge 4/2019. Di conseguenza questi lavoratori ora da un lato possono contare su una detassazione applicata al Tfs/Tfr in relazione al periodo di posticipo con cui esso viene erogato rispetto alla data di pensionamento, dall’altro possono, tramite finanziamento, incassare subito fino a 45mila euro dell’importo spettante.

Per quanto riguarda questo secondo aspetto, il lavoratore, previa domanda, cede il credito a istituti bancari e riscuote subito la somma spettante a fronte però di un costo. Il decreto ha stabilito uno spread pari allo 0,40% da applicare al tasso di rendimento medio dei titoli pubblici (Rendistato) con durata analoga al finanziamento. In ogni caso, è stato precisato che il tasso complessivo non potrà essere inferiore a 0,40 punti percentuali. Gli interessi, posti a carico dei lavoratori, e detratti dalla somma a loro spettante, sono calcolati con il regime di capitalizzazione semplice. L’anticipo agevolato può essere richiesto esclusivamente dai lavoratori che hanno terminato il servizio per pensionamento (di vecchiaia, anticipata, anticipata contributiva e “quota 100”). La somma massima che può essere richiesta in anticipo è pari a 45mila euro netti (o la somma eventualmente inferiore spettante a titolo di Tfs/Tfr), a cui detrarre gli interessi.

Questo costo, però, viene in parte abbattuto dalla detassazione prevista sempre dal Dl 4/2019. Infatti, per ogni anno di differimento nell’erogazione del Tfs/Tfr rispetto al pensionamento, la tassazione subisce una riduzione di 1,5 punti percentuali, fino ad arrivare a 7,5 punti per le erogazioni effettuate decorsi 60 mesi o più. La detassazione opera fino a un massimo di imponibile fiscale di 50mila euro. Per chi accede a pensione di vecchiaia/limite ordinamentale, il differimento è di 12 mesi per la prima rata di Tfs (pari a 50mila euro lordi), mentre per coloro che accedono a pensione anticipata/anticipata contributiva, il differimento è di 24 mesi. Per coloro che accedono a “pensione quota 100”, i termini di pagamento decorrono dalla maturazione del primo diritto a pensione, nell’ipotesi in cui il lavoratore non si fosse avvalso della deroga. L’eventuale maggiore prestazione, rispetto ai primi 50mila euro, sarà erogata dopo ulteriori 12 mesi per ulteriori 50mila euro, e la parte restante dopo ulteriori 12 mesi.

Quindi la detassazione determina un aumento del netto che si incassa rispetto a quello teorico, mentre il ricorso al finanziamento comporta dei costi che riducono l’importo. Nei due esempi pubblicati a fianco si vede come questi due fattori interagiscono. Se il ritardo con cui viene erogato il Tfs è consistente (nella nostra ipotesi, sei anni), farsi anticipare l’importo erode quasi interamente la detassazione che si matura. Al contrario, se il lasso di tempo è più contenuto, l’onere del finanziamento è inferiore alla maggior somma derivante dalla detassazione. E quindi si incassa più dell’importo teorico spettante, al netto di detassazione e oneri di finanziamento

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