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    Home»Notizie ed Approfondimenti»Notizie»Il debito pubblico sfonda quota 100% Più difficile finanziare l’agricoltura
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    Il debito pubblico sfonda quota 100% Più difficile finanziare l’agricoltura

    pecore-elettricheInserito da pecore-elettriche26 Aprile 2011Nessun commento3 Minuti di lettura
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    agricolturaPer il settore europeo più agevolato dai finanziamenti pubblici le ultime evoluzioni della crisi greca e le statistiche più recenti sui debiti statali suonano come un campanello di serio allarme. Per la prima volta dal secondo dopoguerra il Fondo monetario internazionale ha certificato che il debito pubblico dei paesi avanzati ha superato l’ ammontare del 100% del loro pil. Siamo al 101,6% per l’esattezza, un valore che continuerà gradualmente a crescere fino al 2016. Sono gli effetti della crisi bancaria del 2007-2008 e della recessione del 2009 ad aver prodotto questa esplosione del debito statale. È il conto presentato dai salvataggi delle imprese in crisi e degli interventi di spesa per sostenere e stimolare l’economia.

    Oggi, comunque, le economie avanzate del pianeta ripartono da questo dato. Sono molto indebitate e devono adottare politiche credibili per riportarlo, nel medio termine, ad un livello di sostenibilità fiscale. Rispetto ai ruggenti anni cinquanta e sessanta le stesse economie non possono contare su un ciclo espansivo altrettanto positivo. Per ridurre il rapporto tra debito e pil dovranno anche agire sul fronte dei tagli alla spesa pubblica corrente. Quest’ultima dovrà essere, almeno in parte, ripensata. Lo scenario è doppiamente diverso rispetto al secondo dopoguerra. Allora la crescita economica era rapida ed elevata e gli stati gettavano le basi per la nascita del cosiddetto welfare state, cioè della componente più importante della spesa statale corrente di oggi. Ora, le stesse economie, crescono moderatamente e devono finanziare una spesa pubblica molto elevata. Per uscire dal fardello del debito pubblico non resterà altro da fare che individuare politiche innovative per stimolare l’aumento del pil e ripensare la spesa corrente. Significa che lo stato sociale novecentesco è destinato ad essere ripensato e riorganizzato. Dovrà cedere parte delle sue attività attuali a corpi intermedi privati della società e migliorare la sua capacità di vigilanza. Scuola e sanità, due importanti assorbitori della spesa pubblica corrente, conosceranno una evoluzione verso una situazione nella quale il monopolio pubblico dal lato dell’offerta sarà di molto ridotto. Del resto, in società appena industrializzate e sottratte alla miseria agraria l’intervento dello stato con il suo bilancio è indispensabile per creare dei servizi standardizzati di massa, perché è un intervento ad elevata intensità di capitale. Ma nelle società avanzate ed opulente contemporanee l’ammontare di patrimonio e di risorse private disponibili sono più che sufficienti per sostituire la mano pubblica nella produzione di parte di questi servizi. Il debito pubblico al di sopra della soglia del 100% spingerà in questa direzione.

    Cambiamenti sono in arrivo anche per quei settori produttivi che dal secondo dopoguerra hanno beneficiato di sostanziosi trasferimenti di risorse dai bilanci pubblici. L’agricoltura più di altri ha funzionato in questo modo: tutte le competenze trasferite a Bruxelles dagli stati membri e tanti sussidi a pioggia sulle singole filiere produttive. Si tratta di un fenomeno novecentesco destinato a mutare nel corso di questo secolo. L’agricoltura europea dovrà trovare la forza di competere con le sue gambe. Del resto se i prezzi delle materie alimentari continuano a salire a livello globale, significa che anche gli agricoltori europei possono vendere a prezzi maggiorati i propri prodotti e quindi necessitano di minori aiuti pubblici rispetto al passato.

    Italia Oggi – 23 aprile 2011

     

     

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