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Il decreto che riduce la Terra dei Fuochi ad appena 15 ettari. Ma allora l’allarmismo per i prodotti agricoli era in gran parte ingiustificato?

Quanto è grande la Terra dei Fuochi? Quanto è estesa l’area della Campania avvelenata dai rifiuti ma anche qual è la portata effettiva del dramma che da anni tiene banco in Italia? Domanda obbligata nel leggere che un decreto firmato dal ministro dell’Agricoltura Martina ha ridotto ad appena 15 ettari, spezzettati in ben 57 comuni, l’area in cui sarà proibito coltivare perché contaminata.

Si era partiti parlando di «biocidio», di rifiuti radioattivi, di malattie fuori controllo, di una popolazione e di un’economia condannate a morire e ci ritroviamo davanti a un perimetro grande quanto qualche decina di campi di calcio. Negare il problema rischia di diventare mancanza di rispetto per i morti di tumore, per chi come don Patriciello denuncia i danni alla popolazione o per i pm che fanno la guerra ai traffici illeciti della camorra. Allora spieghiamo: il decreto ministeriale fa riferimento a una prima fetta di territorio (57 comuni su 83) dove si sospetta siano stati «intombati» rifiuti tossici; quest’area era stata già circoscritta ad appena 40 ettari, una percentuale minima rispetto a ipotesi di inquinamento dilagante. Ora viene sancito che solo in una porzione ancor più ridotta i prodotti agricoli sono rischiosi per la salute; tutto questo dopo che l’economia campana per anni ha pagato il prezzo del sospetto. Ieri anche il ministro dell’Ambiente Galletti ha detto che è venuto il momento di accantonare l’ allarmismo, almeno per frutta e verdura. La Terra dei Fuochi va in archivio? No, resta da conteggiare la mortalità per tumore, da analizzare aria e acqua. Anche qui i dati sono divergenti ma almeno si può dire che la causa del dramma non sono i prodotti agricoli. È già qualcosa, dopo anni di denunce non sempre fondate.

Il Corriere della Sera – 15 febbraio 2015 

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