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Il Dna diventa un’arma per la caccia agli agro-pirati. L’Italia lancia l’allarme sulle vendite on line: globalizzare i controlli

Maurizio Tropeano. La lotta alla contraffazione alimentare può contare su una nuova arma: la ricostruzione del Dna dei prodotti alimentari. Il parco tecnologico di Lodi ha messo a punto un marchio che permette ai consumatori di essere certi dell’origine del prodotto acquistato e ai produttori di usarlo come marketing scientifico.

Si punta sulla diagnostica molecolare che garantisce la tracciabilità di alimenti e bevande. «Stiamo lanciando – spiega Gianluca Carenzo, il direttore del Parco – strumenti innovativi che promettono di portare le potenzialità di analisi e controllo su matrici alimentari direttamente in campo con risultati utili in meno di un’ora».

Del resto basta esaminare alcuni dati per rendere evidente l’urgenza di nuove misure di contrasto: secondo il ministero delle Politiche agricole nei primi due mesi dell’anno sono stati sequestrati prodotti alimentari contraffatti per 13 milioni «a dimostrazione che il mercato dei falsi non riguarda solo il mondo della moda». L’anno scorso sono stati effettuati 110 mila controlli con sequestri per più di 60 milioni. E cresce anche la repressione on line: sempre nel 2014 il Ministero è intervenuto 160 volte per bloccare la vendita di finti prodotti italiani. L’italian sounding (ovvero l’utilizzo di denominazioni geografiche, immagini e marchi che evocano l’Italia), vale 60 miliardi e Coldiretti ha scoperto un nuovo ingresso nel catalogo dei falsi alimentari: il processo made in Crimea.

Il forum internazionale

Ecco il motivo che ha spinto il Ministero ad organizzare a poche settimane dall’apertura di Expo il forum internazionale sulla tutela del cibo vero con 150 esperti (da produttori a forze di polizia), 60 delegati stranieri di 18 Paesi e rappresentanti di organizzazioni internazionali come la Commissione Europea e l’Interpol. Secondo il vice ministro Andrea Olivero «dobbiamo assicurarci ancora di più che ad una globalizzazione dei mercati si accompagni una globalizzazione dei controlli». L’obiettivo dell’Italia è di arrivare ad elaborare una strategia comune. Se in Europa le denominazioni di origine sono difese, non altrettanto avviene in altre nazioni ad esempio la discussione con gli Stati Uniti è in corso ed «estremamente tosta» ha spiegato il ministro dell’Agricoltura Martina. Per quanto riguarda l’Italia l’azione contro i falsi prodotti va in due direzioni. Sul fronte interno il rafforzamento dei controlli per tutelare «i consumatori e i produttori onesti. All’estero un rafforzamento della protezione del Made in Italy. Ancora Martina: «In Europa abbiamo oltre 250 casi di applicazione della norma ex officio che ci consente di far ritirare dal mercato i falsi prodotti Dop e Igp italiani».

La lotta sul web

L’attenzione del Ministero, però si sta concentrando sulle vendite on line dei prodotti agroalimentari italiani. Un giro d’affari che da solo vale 1 miliardo. Secondo il ministro «l’Italia si è dimostrata pioniera attraverso gli accordi di tutela con grandi player di Internet, come Ebay». Intese che nel corso del 2014 hanno permesso di intervenire in 160 casi: «Abbiamo bloccato – racconta Martina – flussi di commercio illegale di finti prodotti italiani sul mercato europeo dal Parmesan al finto Chianti, con un controvalore superiore ai 50 milioni». Secondo la Cia, la Confederazione italiana degli agricoltori, i prodotti più contraffatti e venduti come originali in rete ci sono «i più famosi vini italiani, i formaggi Dop come il Parmigiano e l’aceto balsamico, i salumi e la mozzarella di bufala».

Le certificazioni

L’ultimo rapporto elaborato dal Censi per conto di Accredia, l’ente unico nazionale di accreditamento designato dal Governo italiano, più «del 70% delle famiglie italiane sono preoccupate dalla scarsa sicurezza dei prodotti alimentari». Federico Grazioli, presidente dell’associazione, spiega che nel 2014 sono stati certificati 3,5 milioni di prodotti alimentari. E sono stati certificati sotto accreditamento i sistemi di gestione di oltre 87.000 aziende e di circa 141.000 siti produttivi e oltre 100 mila prodotti.

La Stampa – 22 marzo 2015 

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