Risanamento di bilancio: roba da… duri. A Napoli e Salerno, la Regione Campania ha dato carta bianca agli alti ufficiali dell’Arma dei carabinieri chiamati alla guida delle Aziende sanitarie locali più indebitate d’Italia. Niente manager, niente dirigenti “lottizzati” dalla politica, dunque.

Ma due commissari dal pugno di ferro: l’ex generale Maurizio Scoppa e il colonnello Maurizio Bortoletti, entrambi provenienti dalle fila della Benemerita. Il primo siede su una sedia che scotta: quella di commissario dell’Asl Na1. La più grande d’Italia. Un pozzo senza fondo, che ha accumulato un miliardo e trecento milioni di euro di debiti consolidati e un disavanzo (al 2010) di 460 milioni.

A poco meno di un anno dall’insediamento, la riorganizzazione dei dipartimenti e la ristrutturazione delle procedure amministrative (unite a una dieta dimagrante choc anti-sprechi) hanno portato a un sensibile miglioramento della situazione. Nel 2011, il debito corrente è stato più che dimezzato, assestandosi a 298 milioni (-55%), mentre quello consolidato è precipitato a poco più di 900 milioni. In particolare, il commissario Scoppa ha ridotto del 10% i costi per l’acquisto di beni e del 5% quelli per i servizi, mentre il costo per il personale è stato abbattuto del 20%. C’è stato poi il dimezzamento delle spese dovute a pignoramenti, grazie alla velocizzazione dei pagamenti fermi in tesoreria (la media per la liquidazione delle fatture resta, comunque, alta: 10 mesi).

E, proprio pochi giorni fa, l’Asl Na1 ha firmato accordi transattivi con i creditori per ulteriori 100 milioni di euro. A far sgonfiare le spese anche un’attenta gestione delle strutture e della governance aziendale: addio alla sede del Centro direzionale (1 milione di euro risparmiato ogni anno) e disco verde alla riunificazione degli uffici nelle strutture di proprietà dell’azienda. La riduzione dei dipartimenti amministrativi (passati da 8 a 3) e di quelli sanitari (da 17 a 12, con l’obiettivo di arrivare a 9/10 entro un anno) ha ulteriormente alleggerito il carico debitorio di circa 30 milioni all’anno.
Maurizio Bortoletti è invece il capo dell’Asl Sa (nata dall’accorpamento di tre aziende sanitarie della provincia di Salerno). Una struttura gigantesca, che contava al momento dell’insediamento del colonnello dei carabinieri un miliardo e settecento milioni di euro di debiti consolidati e un deficit di cassa annuo di circa 290 milioni.

Non solo: i ritardi nei pagamenti ai fornitori ammontavano ad oltre 500 giorni, il che ha significato la moltiplicazione di migliaia di azioni legali. Il lavoro di forbici ha portato ai primi, importanti risultati: nel maggio 2011, l’Asl Sa e Confindustria Salerno, di concerto con le associazioni di categoria maggiormente rappresentative, hanno un protocollo d’intesa nel quale l’Asl si impegna a «corrispondere la remunerazione delle prestazioni nei limiti ed entro i termini contrattuali». Ovvero entro 60/90 giorni. La mossa, fino ad oggi riuscita, ha bloccato la spirale catastrofica dei contenziosi che, a loro volta, hanno liberato la tesoreria, azzerando quasi del tutto, per il 2011, le spese legali. Nel 2011, Bortoletti ha portato a casa un risparmio di 168 milioni di euro.
Sia Napoli che Salerno (cui vanno, rispettivamente, 70 e 28 milioni di euro di provviste finanziarie regionali) hanno intaccato poco o nulla i servizi sanitari offerti ai cittadini: tra le due province, ha chiuso un solo pronto soccorso (quello dell’ospedale San Gennaro, nel centro storico del capoluogo campano).

ilsol24ore.com – 13 maggio 2012