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Il governo salva i servizi per l’impiego. Il ministro Poletti stacca un assegno da 11 milioni e garantisce l’attività dei 39 centri pubblici per tutto il 2016

Almeno per un altro anno la rete dei servizi per l’impiego è salva. Ieri a Palazzo Balbi il governatore Luca Zaia e il ministro Giuliano Poletti hanno firmato la convenzione che dà attuazione all’accordo-quadro tra Regioni e governo in materia di politiche attive del lavoro, assegnando 11,2 milioni di euro per garantire fino a tutto il 2016 l’attività dei 39 centri pubblici, finora in capo alle Province.

Per il Veneto un’occasione per rimarcare il proprio avanguardismo in tema di occupazione, ambito in cui si candida a testare altre novità, a cominciare dal finanziamento a tasso zero che da gennaio sarà concesso ai giovani imprenditori.

Ancora a fine ottobre la Regione aveva impegnato 5,5 milioni per affrontare gli oneri ereditati dalla riforma Delrio. Una somma però insufficiente a sostenere i costi del settore: 1,8 milioni per l’acquisto di beni e servizi, altri 16,3 per gli stipendi dei 459 dipendenti, secondo una classifica provinciale di spesa che vede in testa Verona (1,1 milioni) e Treviso (994 mila euro), in coda Rovigo (599 mila euro) e Belluno (371 mila). Ecco allora spiegato l’assegno staccato dal governo, salutato da soddisfazione bipartisan. «È l’attestazione – ha commentato la forzista Elena Donazzan, assessore regionale al Lavoro – che il sistema veneto funziona, condividendo le scelte e gli strumenti da applicare con le parti sociali, in una realtà in cui le piccole e medie imprese hanno sofferto moltissimo. In questo abbiamo trovato un ministro attento e soprattutto pratico, che in questi anni ci è piaciuto per l’atteggiamento di confronto su queste problematiche, nonostante le differenze fra le nostre due realtà di governo». Un omaggio al centrosinistra subito raccolto dal dem Bruno Pigozzo, vicepresidente del consiglio regionale: «Questo accordo segna un punto a favore di chi crede sia indispensabile una sinergia ed una collaborazione istituzionale stretta e a tutto campo».

Almeno sul contrasto alla disoccupazione, che peraltro registra in Veneto un tasso del 6,6% («il più basso d’Italia», ha chiosato Zaia), pare dunque che Regione e governo vogliano seppellire l’ascia di guerra altrimenti usata per menare reciprocamente fendenti. «La collaborazione tra istituzioni è la prima condizione per fare le cose al meglio», ha osservato Poletti, sottolineando il duplice obiettivo centrato con l’intesa: «Questo strumento ci consente di salvaguardare le buone pratiche locali e di inserirle in un disegno nazionale».

Proprio per questo Zaia e Donazzan hanno annunciato la disponibilità del Veneto a sperimentare «nuove opportunità per imprese e lavoratori, come Regione-laboratorio che potrebbe risultare utile al ministero». Il primo campo di prova potrà così essere l’opzione che sarà attivata all’inizio dell’anno nuovo, nell’ambito della Garanzia Giovani a cui si sono iscritti 53 mila veneti, riguardante l’accensione di prestiti da 5 mila a 50 mila euro, da restituire in sette anni e senza interessi per le nuove imprese.Quanto invece alla decontribuzione introdotta dal Jobs Act, che in Veneto ha segnato un boom di contratti a tutele crescenti, Poletti ha risposto alle aspettative degli imprenditori presenti in sala, a cominciare da Roberto Zuccato, presidente di Confindustria: «Per sfatare la convinzione che in Italia fosse troppo difficile assumere a tempo indeterminato, abbiamo fatto la cosa più ragionevole, prevedendo uno sgravio forte il primo anno. Pur con una riduzione, l’incentivo sarà confermato anche per quest’anno e, presumibilmente, pure per il prossimo. In questo modo – ha concluso il ministro del Lavoro – contiamo di arrivare al terzo anno con la certezza che un contratto a tempo indeterminato costi stabilmente meno di rapporto a termine».

Il Corriere del Veneto – 10 dicembre 2015

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