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    Home»Notizie ed Approfondimenti»Agricoltura. Il Governo vuole azzerare e commissariare i vertici di Crea e Ismea. Nel decreto anche il potenziamento degli staff di alcuni ministeri
    Notizie ed Approfondimenti

    Agricoltura. Il Governo vuole azzerare e commissariare i vertici di Crea e Ismea. Nel decreto anche il potenziamento degli staff di alcuni ministeri

    Cristina FortunatiInserito da Cristina Fortunati19 Maggio 2023Aggiornato:13 Dicembre 2023Nessun commento5 Minuti di lettura
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    FRANCESCO LOLLOBRIGIDA FDI
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    Un emendamento di Fratelli d’Italia al decreto Assunzioni imita quanto già fatto con Inps e Inail: azzerare e commissariare i vertici degli enti che si occupano del credito e della ricerca nel mondo agricolo. Dopo che nei mesi scorsi ha indicato il direttore generale di quella che è considerata la cassaforte del settore, l’Agea, il ministro Lollobrigida punta a completare il mosaico del potere nel comparto. Altri emendamenti di FdI puntano a potenziare gli staff a chiamata di alcuni ministeri, prevedendo una spesa complessiva di circa un milione di euro.

    Domani, Stefano Iannaccone. Nell’attesa di realizzare la sovranità alimentare, che finora è solo una dicitura, il ministro Francesco Lollobrigida si appresta a regnare sul mondo agricolo. Dopo che nei mesi scorsi ha indicato il direttore generale di quella che è considerata la cassaforte del settore, l’Agea, ora punta a porre sotto il proprio controllo, attraverso figure gradite, il credito per le imprese del comparto e la ricerca in agricoltura.

    Il tutto grazie all’intercessione del suo partito, Fratelli d’Italia. Insomma, la sete di potere del governo sembra non placarsi. È già accaduto con gli istituti relativi al lavoro, prima con Anpal servizi, e poi con Inps e Inail, quindi è toccato alla Rai.
    AGRICOLTURA MODELLO INPS

    Nel decreto Assunzioni, in esame nelle commissioni riunite Affari costituzionali e Lavoro della Camera, sono stati presentati emendamenti ad hoc. Le votazioni sul provvedimento inizieranno nei prossimi giorni, ma le idee della maggioranza sono chiare. Lo scopo? Azzerare e commissariare i vertici di Ismea e Crea, modificando la governance, sul modello di quanto avvenuto con Inps e Inail.

    L’Istituto di servizi per il mercato agricolo alimentare (Ismea) realizza servizi informativi, assicurativi e finanziari. «Costituisce forme di garanzia creditizia e finanziaria per le imprese agricole e le loro forme associate – è la mission ufficiale – al fine di favorire l’informazione e la trasparenza dei mercati, agevolare il rapporto con il sistema bancario e assicurativo, favorire la competitività aziendale e ridurre i rischi inerenti alle attività produttive e di mercato».

    Il presidente in carica è Angelo Frascarelli, docente all’università di Perugia, voluto dall’allora ministro delle Politiche agricole, Stefano Patuanelli del Movimento 5 stelle. Il mandato di Frascarelli è iniziato nell’agosto 2021 e andrebbe quindi in scadenza nel 2025, visto che la durata è di quattro anni.

    Il Consiglio per la ricerca in agricoltura (Crea), il più importante ente di ricerca agroalimentare italiano, è invece guidato da Carlo Gaudio, voluto nel dicembre 2020 dalla renziana Teresa Bellanova in uno degli ultimi anni al ministero delle Politiche agricole durante il Conte bis. Anche in questo caso gli organismi di comando hanno una durata di quattro anni.

    SOVRANITÀ DI LOLLOBRIGIDA

    Il deputato di Fratelli d’Italia, Alessandro Urzì, sta però cercando di consegnare i due enti al ministro Lollobrigida prima della scadenza naturale dei vertici. Nell’emendamento al decreto Assunzioni è messa nero su bianco l’intenzione di arrivare all’immediata decadenza istituendo una nuova governance. E nel frattempo, come si legge nel testo della proposta, per «assicurare la continuità amministrativa, è nominato, entro venti giorni dalla predetta data, un commissario straordinario per ciascun ente». La scelta, manco a dirlo, sarebbe affidata al ministro dell’Agricoltura.

    A quel punto Lollobrigida potrebbe comporre il mosaico iniziato fin dall’approdo al dicastero di via XX Settembre. Subito dopo la vittoria alle elezioni, come primo atto, ha stoppato il processo di nomina, avviato da Patuanelli, del direttore generale di Agea, l’Agenzia per le erogazioni in agricoltura. Si tratta dell’organismo che distribuisce le risorse economiche. La cassaforte, appunto.

    La selezione è avvenuta quando il ministro si era insediato, indicando un profilo più gradito. Alla fine la poltrona è stata assegnata a Fabio Vitale, di formazione giornalista, con trascorsi dirigenziali sia all’Inps sia al ministero dello Sviluppo economico dopo la chiamata di Giancarlo Giorgetti. Non un uomo di partito ma gradito nella galassia di centrodestra, dai meloniani alla Lega.

    E sempre nel disegno di FdI, orchestrato da Urzì, si punta a dare più soldi e risorse all’Agea. Un altro emendamento prevede la creazione di due posizioni dirigenziali, di cui una di prima fascia. Il tutto per una spesa 101mila euro nell’anno in corso e di 406mila euro a regime, nel 2024.

    PIÙ STAFF PER TUTTI

    Nel decreto il capitolo di potenziamento degli staff ministeriali sta molto a cuore a Fratelli d’Italia. Non una sorpresa: fin dall’inizio il provvedimento ha avuto le fattezze di un “assumificio”. Così un emendamento – firmato ancora da Urzì accompagnato dalla collega di partito Marta Schifone – propone di potenziare gli uffici di diretta collaborazione, quelli a chiamata fiduciaria, del ministero della Difesa di Guido Crosetto.

    L’obiettivo è di garantire l’assunzione di altre venti figure da inserire tra i collaboratori del ministro. La spesa sarebbe di 154mila euro già nell’anno in corso e di 463mila euro per il 2024, quando la misura dovrebbe diventare strutturale. Stessa attenzione viene dedicata al ministero della Salute, guidato da Orazio Schillaci. Schifone ha predisposto un emendamento che chiede di derogare i limiti dello staff, arrivando a un incremento di venti unità.

    L’esborso messo in conto è di 200mila euro per il 2023 ed esattamente il doppio dal prossimo anno. Per rimpinguare gli staff si reperiscono le risorse. E pensare che nel 2021 il partito di Meloni aveva fatto barricate contro un emendamento che voleva incrementare le spese dello staff del ministro della Cultura, Dario Franceschini. «Torna la casta», lamentava allora Fratelli d’Italia.
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