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Il malessere negli Ordini. Professionisti, obiettivo tariffe. Tra le ragioni dello scontento il calo dei redditi e l’aumento delle responsabilità

I professionisti rilanciano la protesta e puntano sulle tariffe. Lo fanno da Roma dove ieri ingegneri e architetti, avvocati e geometri e medici hanno marciato uniti per manifestare il loro malessere. Una protesta nata dal basso, dagli Ordini di Roma di avvocati, ingegneri, architetti e medici e dall’Ordine degli avvocati di Napoli, organizzata in tre settimane e che, sull’onda del disagio diffuso, è diventata una manifestazione nazionale.

Tremila professionisti secondo la polizia, diecimila per gli organizzatori. Quantificare il numero di quanti hanno manifestato per le strade di Roma per chiedere qualità, rispetto e un equo compenso, è difficile; certo è che professionisti di differente provenienza hanno protestato insieme spiegando i loro problemi.

I Consigli nazionali delle diverse categorie – con l’unica eccezione dei veterinari – hanno per lo più ignorato la manifestazione, anche perché di recente è stato avviato un dialogo con il Governo, in particolare con il ministero del Lavoro, proprio sull’equo compenso e quindi protestare sembrava poco opportuno.

Tra i manifestanti i giovani non erano la maggioranza. Anzi. La protesta è nata in seno a chi anni fa ha cominciato la professione con certe premesse e oggi, superati i 50 anni, si trova a guadagnare meno, con un carico di responsabilità e oneri burocratici in continua crescita.

La politica, per ora, aspetta. Anche se in corteo si è visto l’ex sindaco di Roma Gianni Alemanno, che ha dichiarato che «i professionisti sono qui per rilanciare economia e vita civile; sono i piccoli professionisti ad essere schiacciati dai grandi gruppi economici, rappresentano una riserva tecnica e culturale per il nostro Paese, dobbiamo difendere i loro interessi». Ha anche partecipato Stefano Fassina (Sinistra italiana), che ha parlato della necessità di correzioni radicali alle liberalizzazioni senza protezione del lavoro attuate negli anni scorsi». Questo mentre il presidente della commissione Lavoro della Camera, Cesare Damiano (Pd) venerdì aveva commentato la manifestazione dicendo che «tra le richieste delle organizzazioni che partecipano alla manifestazione vi è quella dell’adozione dell’equo compenso, richiesta che condivido totalmente e che mi impegnerò a sostenere». Pronta schierarsi al finaco dei professionisti anche Giorgia Meloni (Fratelli d’Italia).

Dal palco, allestito a Piazza San Giovanni, hanno parlato i presidenti degli Ordini promotori. Nel primo intervento, Alessandro Ridolfi, presidente dell’Ordine degli architetti di Roma, ha sottolineato che «la scelta scellerata di abolire i minimi e le tariffe si basava su una bugia, perché l’Europa ammette le tariffe come sancito da una sentenza della Corte Ue del dicembre scorso». Mauro Vaglio, presidente dell’Ordine degli avvocati di Roma, ha denunciato la visione distorta che viene data dei professionisti: «Non siamo tutti degli archistar o avvocati di grido o primari – ha chiosato dal palco -: il 55,9% degli avvocati guadagna meno di 20mila euro lordi e di questi 122mila hanno un reddito lordo annuo inferiore ai 10mila euro, sotto la soglia di povertà». Vaglio chiede «una legge ad hoc per le professioni intellettuali». Il Jobs Act appena approvato è un testo poco “sentito” dagli iscritti all’Albo, che, riguarda prevalentemente le oltre duecentomila partite Iva della gestione separata dell’Inps. Carla Cappiello, presidente dell’Ordine degli ingegneri di Roma, ha ricordato che le tariffe degli ausiliari dei giudici sono vecchie e anacronistiche, e fanno riferimento a un mondo, quello del 1980, che oramai non esiste più. E in merito alle tariffe ha sottolinetao che «sono gli anticorpi del sistema che tutelano il cittadino e garantiscono la qualità delle prestazioni». Giuseppe Lavra, presidente dell’Ordine dei medici capitolini ha sottolineato come «le false liberalizzazioni a cui abbiamo assistito stanno disperdendo le competenze professionali».

Per gli organizzatori la giornata di ieri segna l’inizio di un nuovo percorso e di un dialogo tra la base e chi è deputato a legiferare. Prossima mossa a metà giugno, quando saranno invitate, sempre a Roma, le rappresentanze politiche.

Federica Micardi – Il Sole 24 Ore – 14 maggio 2017

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