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Il Mef: nel 2016 effetto spending da 25 miliardi. «Non sono semplicemente tagli». Dal 2014 varati interventi con un impatto di oltre 46 miliardi

Una riduzione di spesa di 25,08 miliardi con effetto sul 2016 realizzata con gli interventi di spending review adottati dal Governo a partire dal 2014 fino all’ultima legge di stabilità. A fornire il quadro dettagliato della revisione della spesa sviluppata negli ultimi due anni è una nota del ministero dell’Economia con cui si tiene a sottolineare che le misure fin qui varate «non sono semplicemente tagli».

La nota del dicastero guidato da Pier Carlo Padoan suona come una risposta indiretta alle polemiche degli ultimi giorni sulla reale efficacia della spending review messa punto dal Governo e alla parziale bocciatura della Corte dei conti che ha parlato di un «parziale insuccesso» delle misure varate negli ultimi anni anche perché secondo la magistratura contabile hanno prodotto una restrizione ai servizi ai cittadini.

Dei 25 miliardi di risparmi garantiti per il 2016 ai fini dell’indebitamento netto della Pa (il parametro principe per le valutazioni di Bruxelles), di cui avevano già parlato prima il commissario alla spending Yoram Gutgeld e poi il viceministro dell’Economia, Enrico Zanetti, 7,2 miliardi arrivano da misure di revisione della spesa previste dall’ultima manovra approvata dal Parlamento, come ha certificato la Ragioneria generale dello Stato in un dossier dei giorni scorsi (si veda «Il Sole 24 Ore» di ieri). Gli altri 18 miliardi di minor spesa riconducibili ad azioni di spending arrivano da altri cinque interventi: il decreto sul bonus Irpef degli 80 euro (2,8 miliardi), la “stabilità” 2015 (13 miliardi), la “revisione a politiche invariate” (quasi 1,4 miliardi) e per poco meno di 700 milioni da altri due decreti (il n. 4 del 2014 e il n. 90 sempre del 2014 sulle semplificazioni amministrative). Tutti interventi che, secondo il ministero dell’Economia, hanno assicurato una riduzione di spesa di 18,003 miliardi nel 2015 e, limitatamente ai Dl 66/2014 sul bonus Irpef e 4/2014, di 3,6 miliardi nel 2014. Cumulando i risparmi degli interventi intrapresi anno per anno si superano, in termini di “impatto”, i 46 miliardi (43 miliardi nel biennio 2015-2016). Il “grosso” arriva dai due decreti sul bonus Irpef e sull’avvio della riforma della Pa e soprattutto dalla ultime due leggi di stabilità. Una fetta consistente delle risorse recuperate è stata utilizzata per coprire quanto meno parzialmente interventi di “stimolo” all’economia decisi dal Governo: dal bonus Irpef fino a una fetta delle misure per favorire l’occupazione.

«Questi risparmi hanno consentito di finanziare alcune delle misure a sostegno della crescita e dell’occupazione», tiene a sottolineare lo stesso ministero dell’Economia. Che aggiunge: «Lo spirito della “spending review” (letteralmente “revisione della spesa”) consiste infatti in interventi di razionalizzazione connessi a cambiamenti dei meccanismi di spesa e degli assetti organizzativi delle amministrazioni» come ad esempio l’aumento dell’efficienza della fornitura di beni e di servizi da parte della Pa o l’abbandono di misure pregresse considerate obsolete. «Non semplicemente tagli», evidenzia il Mef: «Si tratta spesso della revisione di processi complessi e consolidati». E un esempio emblematico in questa direzione è la riduzione da 35mila a 34 stazioni appaltanti per favorire la centralizzazione degli acquisti di beni e servi nella Pa sulla base del metodo Consip, già attivata per il settore della sanità.

Nell’elenco delle azioni intraprese a partire dal 2014 da far rientrare nel processo di spending review il ministero dell’economia inserisce «tagli selettivi individuati dai ministeri tramite meccanismo di efficientamento, il blocco del turn over nel pubblico impiego e il tetto agli stipendi dei dirigenti pubblici», così come «la revisione temporanea del meccanismo di indicizzazione dei trattamenti pensionistici superiori a tre volte il minimo». Tra gli interventi ricordati dal Mef anche la stretta a consulenze e auto blu, i risparmi dal comparto della Difesa e la riduzione dei costi della riscossione fiscale.

Marco Rogari – Il Sole 24 Ore – 20 febbraio 2016 

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