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Peste suina, chiesto rinvio a giudizio per due presunti untori

Lanusei, un allevatore di maiali e un veterinario nei guai. Sono accusati dalla Procura di aver falsificato documenti

LANUSEI. Il primo, Daniele Mucelli, 32 anni, allevatore di Lanusei, è accusato sostanzialmente di essere un “untore” di peste suina. Il secondo, invece, Gabrielangelo Antonio Melis, 60 anni, di Villagrande Strisaili, nel suo ruolo di veterinario dell’Asl di Lanusei, è accusato di aver dichiarato che l’allevamento di Mucelli avesse già conquistato tutti gli accrediti, ovvero quelle certificazioni che attestano che il bestiame è sano. E spianano la strada per accedere a eventuali benefici economici. È approdata in due richieste di rinvio a giudizio una delle inchieste aperte dal procuratore di Lanusei, Domenico Fiordalisi e del pm Nicola Giua Marassi, per scavare nel complicato mondo della peste suina, dei controlli e del consistente giro di contributi economici che stanno sullo sfondo.

Alla fine di gennaio, era stato aperto uno dei primi fascicoli d’indagine: era quello che riguardava Daniele Mucelli, proprietario di due grandi allevamenti di maiali nelle campagne del paese. La Procura, nell’avviso di chiusura indagini, aveva sostenuto che l’allevatore avesse collezionato un numero così nutrito di omissioni e irregolarità nella gestione del bestiame – dalle carenze igieniche all’assenza di piattaforma per la disinfenzione dei mezzi – da aver spianato la strada alla diffusione della peste suina. La Procura lo accusava di essere un “untore”. Ma sin da quei momenti, si era intuito che nelle indagini seguite con attenzione dai carabinieri del Nas, fosse coinvolto anche qualche professionista che controllava gli animali degli allevamenti.

E la supposizione ha trovato conferma. Oltre a chiedere il rinvio a giudizio di Daniele Mucelli, infatti, la procura ogliastrina ha chiesto anche il rinvio a giudizio del dirigente medico veterinario, responsabile di procedimento dell’Asl di Lanusei, Gabrielangelo Antonio Melis. Lo vuole mandare a processo perché, secondo la Procura, «nell’esercizio delle sue funzioni» non aveva detto la verità. Aveva «attestato falsamente», nella compilazione di due particolari documenti risalenti al 16 e al 17 settembre 2011, «che l’allevamento suinicolo di proprietà di Mucelli Daniele, sito in Lanusei, località Uasi, fosse “accreditato”per malattie Psa/Psc/Mvs».

Secondo la Procura, il veterinario avrebbe attestato falsamente che uno dei due allevamenti di Mucelli fosse a posto, avesse già conquistato tutti gli accrediti e non avesse dunque bisogno di altri controlli. Il punto è che per gli inquirenti e per i carabinieri del Nas, gli allevamenti Mucelli non solo non avevano gli accrediti, ma erano tutt’altro che a posto. E registravano una serie di carenze che avevano spianato la strada alla peste suina: «strada di accesso molto sconnessa circondata da alta macchia mediterranea e di libero accesso ai cinghiali, assenza di servizi igienici e altri siti protetti per lo stoccaggio di mangimi e attrezzature».

E proprio per aver omesso di osservare queste cautele, dice la Procura, Mucelli «cagionava la diffusione della peste suina africana, altamente pericolosa all’economia rurale e forestale, e al patrimonio zootecnico della nazione».

 La Nuova Sardegna – 19 maggio 2013

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