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Il sostegno a Monti condiziona le prove di alleanza

Pier Ferdinando Casini che apre al Pd, ma a condizione di escludere Di Pietro. Pierluigi Bersani che punta a un patto con i moderati ma non ha ancora scaricato ufficialmente l’ex Pm. Gianfranco Fini che cerca un’alleanza sempre con il Pd, purché si escluda Vendola.

Insomma, un gioco a incastri ancora molto confuso e affatto coerente. Soprattutto perché a volersi mescolare sono partiti e posizioni politiche distanti e con un discrimine molto forte: il sostegno a Monti. Mettere condizioni a un’alleanza non ha senso se nei fatti ci si ritrova agli antipodi sul Governo: Vendola schierato con Di Pietro e Bersani con Casini e Fini. E lo stesso vale nel Pdl, che non ha ancora deciso che parte recitare: parla di responsabilità ma non controlla la guerriglia contro Monti e mantiene un filo saldo con la Lega.

Alla fine, nel 2013, più che di identità e di programmi, il vero punto politico chiaro e leggibile per gli elettori sarà uno: con o contro Monti. Se cioè le coalizioni si proporranno in continuità con la linea del Professore o invece rinnegheranno quanto fatto dal Governo tecnico. Su questa scia, già si ipotizza una possibile candidatura del premier in un Governo politico di centro-sinistra, come alcuni hanno letto nelle parole di Massimo D’Alema, che considera il Professore «coerente» con l’attuale centro-sinistra. Al di là se la premiership sia possibile o credibile, è già una traccia politica chiara per un centro-sinistra che immagina di riprendere lo stesso filo su cui ha lavorato Monti. E il fatto che Angelino Alfano si sia affannato a smentire l’ipotesi, dimostra quanto spaventi “regalare” il Professore agli avversari, rischiando di essere ricacciati in un angolo molto complicato.

Già, perché l’essere pro o contro Monti non riguarda solo la sua persona, ma l’idea che rappresenta, soprattutto sul fronte europeo. Perfino la Lega di Roberto Maroni ha negato di voler uscire dall’euro, figurarsi se potrà sostenerlo con qualche margine di credibilità un Pdl tornato nelle mani di Silvio Berlusconi. Per quanto il Cavaliere possa essere tentato dal «grillismo di destra», non c’è alcuna prospettiva credibile nei suoi sfoghi. A meno che non siano i fatti a distruggere l’Europa, nessun candidato alla premiership avrà il coraggio di assumersi la responsabilità di rompere l’Ue e decretare la fine dell’euro. Nemmeno il Cavaliere, perché rischierebbe di mettere fuori il Pdl dalla famiglia dei popolari europei e spaccare lo stesso Pdl.

Per il centro-sinistra i termini sono diversi, ma le questioni di fondo restano. Che l’alleanza possa essere con Vendola o con Di Pietro – o con entrambi – comunque non si potrà tornare alle sceneggiate dell’Unione di Prodi, perché la camicia di forza europea – oggi – è molto più vincolante che nel 2006. Nel 2013 non ci si potrà più permettere di smontare la riforma delle pensioni, come fece il Governo Prodi quando azzerò la riforma Maroni (il famoso “scalone”). Tutti questi nodi sono di difficile soluzione per le due coalizioni che domani più di oggi saranno tentate da una nuova grande alleanza pro-Monti, magari con un Pdl “alleggerito” dei falchi.

Il Sole 24 Ore – 9 luglio 2012

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