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Il sottosegretario De Filippo (Pd): «Costi standard in sanità, Zaia la smetta. Non è affatto una bandiera del Veneto. Le Usl sono troppe»

È il «tema caldo» per eccellenza delle elezioni regionali. Lo dimostrano le ultime scintille fra Flavio Tosi, per anni assessore e poi «assessore vicario», grazie alla nomina di politici a lui vicini, alla Sanità e Luca Zaia. Per Vito De Filippo, sottosegretario, ora «ministro supplente», data l’assenza per gravidanza di Beatrice Lorenzin, la sanità veneta è tutta sommato «promossa».

Ma con un nota «in penna rossa»: si può far meglio. Venerdì sera, De Filippo, è stato ospite della serata organizzata dal Pd veronese proprio su questo tema.

Il governatore uscente Zaia, denuncia da tempo l’urgenza di provvedere a dei costi standard per la sanità nazionale. È fondata la sua richiesta?

«Il tema è fondamentale e sta venendo affrontato direttamente dal governo. Il 2014 è stato un anno importante, da questo punto di vista, grazie alla firma del Patto della Salute, che affronta direttamente questo nodo. Quella dei costi standard non è affatto un bandiera esclusivamente veneta, è una bandiera italiana e di questo esecutivo. Dunque davvero non si capisce perché il presidente della Regione alzi le barricate in questo modo».

Sempre il presidente Zaia ha denunciato pesanti tagli in arrivo, dell’ordine del 6,6% sul Pil, dichiarando che «La sanità pubblica è in pericolo»…

«È comprensibile che nelle ultime settimane, con le elezioni alle porte, si parli principalmente di tagli. In realtà si tratta di lavorare sull’appropriatezza delle risposte cliniche, dai ricoveri all’accoglienza in strutture sanitarie assistite, che è la vera criticità di questi anni. E questo Zaia lo sa benissimo. L’appropriatezza dei costi è l’unica strada: e va perseguita anche a costo di rivedere le competenze regionali».

Questo significa che bisogna fare marcia indietro sul federalismo?

«C’è stata un’esaltazione dell’autonomia territoriale che ha prodotto in molte regioni risultati negativi. Occorre, non dico un controllo, ma una verifica, un coordinamento più penetrante del livello centrale. C’è un’esigenza di rendere i livelli essenziali di assistenza quantomeno uniformi, evitando i fallimenti che abbiamo visto di recente».

Qual è il suo giudizio sulla sanità veneta?

«È indubbiamente una sanità che funziona, ma ci sono ampi margini di miglioramento. E le verifiche fatte da enti terzi, come quelle che emergono dal Piano nazionale degli Esiti, dove si rivelano, accanto ad alcune eccellenze anche criticità: aree di intervento dove il Veneto è sotto media. Insomma, avere un bilancio sano è un merito, ma non bisogna adagiarsi su questo risultato».

Si è parlato molto anche del numero delle Usl.Ventuno più due aziende ospedaliere e lo Iov sono troppe per una regione come il Veneto?

«Sì, facile essere d’accordo con Alessandra Moretti, su questo. Anche se i bilanci non soffrono si può sempre risparmiare e destinare nuovi fondi alla lotta delle malattie croniche, ora la principale sfida della sanità pubblica».

La sanità veneta è considerata un feudo leghista. Pensate di poter convincere chi ci lavora?

«Dico solo che le nostre proposte hanno la loro forza, non temiamo il confronto».

Davide Orsato – Il Corriere di Verona – 19 maggio 2015

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