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    Home»Notizie ed Approfondimenti»Il super dinosauro d’Italia. Scoperta in Abruzzo l’orma record di 1,35 metri. «Era bipede e carnivoro». Il più grande esistito sul territorio italiano 120 mln di anni fa
    Notizie ed Approfondimenti

    Il super dinosauro d’Italia. Scoperta in Abruzzo l’orma record di 1,35 metri. «Era bipede e carnivoro». Il più grande esistito sul territorio italiano 120 mln di anni fa

    Cristina FortunatiInserito da Cristina Fortunati14 Marzo 2017Nessun commento3 Minuti di lettura
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    Camminava su un terriccio molle calcareo e bagnato. Forse era solo, ma numerose orme intorno alle sue potrebbero appartenere ad altri dinosauri della specie. E c’è pure una rarità: l’impronta di uno di questi giganti accucciato che stava riposando. Le orme da record rimaste ben impresse raggiungono i 135 centimetri e appartenevano al più grande dinosauro bipede esistito sul territorio italiano 120 milioni di anni fa finora scoperto. La penisola non aveva ancora i confini di oggi. C’erano tante piattaforme immerse nell’acqua e unite fra loro da lingue di terra. Ambiente e clima erano simili a quelli delle attuali Bahamas.

    «La scoperta è avvenuta per caso nel 2006 mentre facevo un’escursione con mio fratello ——racconta Fabio Speranza dell’Istituto nazionale di geofisica e vulcanologia Ingv —. Eravamo arrivati a oltre 1.900 metri sul Monte Cagno, in provincia dell’Aquila, in una zona impervia, quando abbiamo notato delle strane impronte su una parete verticale. Mi resi conto della loro possibile origine ma bisognava arrivare alla tecnologia dei droni per poter affrontarne lo studio». La tecnologia è arrivata e ora le conclusioni della ricerca sono state pubblicate sulla rivista Cretaceous Research . La tecnica utilizzata per ricostruire le orme in 3d partendo dalle foto ha un’origine cinematografica: era stata messa a punto per il film Jurassic park, del 1993.

    Con sorvoli ravvicinati sono state raccolte centinaia di immagini consentendo a un team di icnologi dell’Università La Sapienza di Roma di comprendere la natura delle preziose formazioni. Poi gli scienziati sono andati sul campo per raccogliere campioni della roccia che si era sollevata per i movimenti geologici che aveva subito. L’analisi dei microorganismi intrappolati nel calcare ha permesso di stabilire l’epoca di appartenenza, tra il cretaceo inferiore e superiore.

    «Il dinosauro apparteneva al gruppo dei teropodi — spiega Paolo Citton della Sapienza — e il suo sviluppo orizzontale raggiungeva i 7 metri mentre l’altezza alla sommità dell’anca era quasi di due. L’orma è allungata perché in quel momento, muovendosi nell’acqua bassa, aveva appoggiato tutto il piede mentre in genere correva solo sulle dita». I teropodi, gruppo al quale apparteneva anche il tirannosauro, erano in genere carnivori; in realtà, si cibavano adattandosi a ciò che trovavano, pesci inclusi, come hanno dimostrato i resti trovati intorno.

    Delle prime tracce di dinosauri si racconta in uno scritto cinese del 265 dopo Cristo in cui erano battezzati «ossa di drago». I veri studi su alcuni reperti sono però affrontati solo gli inizi dell’800 in Inghilterra. In Italia i primi ritrovamenti risalgono al 1940 e, da allora, le ricerche hanno regalato scoperte in quasi tutte le regioni: dal Friuli alla Liguria, dal Trentino, al Veneto, al Lazio, alla Puglia e alla Sardegna. «Le orme sul Monte Cagno — sottolinea Paolo Citton — sono preziose perché ci consentono di decifrare meglio le migrazioni dei grandi animali scomparsi 65 milioni di anni fa».

    Giovanni Caprara – Il Corriere della Sera – 14 marzo 2017

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