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Il verdetto Istat sull’Italia che frena. Corsa ai fondi europei per crescere. Oggi le stime sul Pil negativo. Onofri: non si riesce a ripartire

Si scrive «triple dip», si legge «terzo tuffo nella recessione». E’ questo il timore che negli ultimi giorni ha aumentato l’attesa per i dati sulla crescita del Pil nel secondo trimestre 2014. I numeri saranno diffusi stamattina dall’Istat. Le previsioni danzano sull’orlo del segno meno. Tra il +0,1 e il -0,1, secondo lo staff economico di palazzo Chigi. Tra il -0,1 e il +0,3% per le valutazioni Istat (che risalgono però a tre mesi fa). Certo è che, con un nuovo dato negativo dopo il -0,1% registrato nel primo trimestre, l’Italia sarebbe tecnicamente di nuovo in recessione.

Ieri pomeriggio il presidente del Consiglio Matteo Renzi ha avuto un lungo incontro con il ministro dell’Economia, Pier Carlo Padoan. All’ordine del giorno i provvedimenti economici da adottare. Il leit motiv , rilanciato ieri anche dal ministro del Lavoro, Giuliano Poletti, è il seguente: che i dati Istat oggi abbiano il segno più o meno si tratta comunque di decimali. E la politica del governo non cambia.

«Una manovra in una fase come questa non farebbe che peggiorare le cose, andrebbe evitata», esprime un parere Paolo Onofri, punto di riferimento della bolognese Prometeia per l’attività di analisi e ricerca macroeconomica. Per come si stanno mettendo le cose, Onofri vede all’orizzonte una fase di stagnazione. «Dopo 27 lunghi mesi con il segno meno, nell’ultimo trimestre del 2013 l’Italia ha registrato una crescita del Pil dello 0,1%. Staremo a vedere cosa ci dirà oggi l’Istat. Lo scenario che si profila è il seguente: la caduta è finita, ma ancora non siamo riusciti a ripartire».

Se così stanno le cose, in questa finta estate, con gli occhi al cielo e ai bollettini dell’istituto di statistica, il governo si troverà a rivedere le previsioni di crescita del Pil contenute nel documento di economia e finanza. Quel più 0,8% scritto da palazzo Chigi è ormai distante dai numeri messi nero su bianco da Fondo monetario internazionale (+0,3), Ocse (+0,5%), Commissione europea (+0,6%). Ma anche dalla Banca d’Italia (+0,2%). E dalle associazioni delle imprese: +0,2% per Confindustria e +0,3% per Confcommercio.

«In una fase in cui il Paese regge grazie all’export, il complicarsi del contesto internazionale (vedi tensioni in Ucraina e Israele, ndr; ) è particolarmente preoccupante», mette in guardia Patrizio Bianchi, economista esperto di politica industriale. «Il rischio del cosiddetto triple dip , la tripla recessione, è tutt’altro che remoto – continua Bianchi –. Preoccupante che ai dati negativi sui consumi si aggiungano segnali altrettanto negativi sul fronte della domanda di beni di investimento, macchine per la produzione in particolare».

Questo accumularsi di nubi sul mese di settembre fa dire all’economista-amministratore (Bianchi è assessore al Lavoro nella giunta di centrosinistra dell’Emilia Romagna) che il governo dovrebbe dare un segnale forte sull’economia, prima del ritorno dalle vacanze. Un punto di vista che comincia ad avere sostenitori anche all’interno del centrosinistra.

Segnali sì. Ma quali? «Il governo dovrebbe dare una forte accelerazione sulle privatizzazioni. E disegnare un percorso di lungo periodo di investimenti su scuole e ricerca, per fare un paio di esempi. Bisogna dare fiducia agli investitori stranieri». A chi gli chiede con quali risorse si possano fare questi interventi, Bianchi risponde che la soluzione – visto il vicolo stretto in cui si è infilato il Paese – non può che essere una: «Accelerare le procedure per avere entro l’anno i fondi Ue 2014-2020».

Rita Querzé – Corriere della Sera – 6 agosto 2014 

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