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Il vero spread? In busta paga. Studio Ubs: gli italiani guadagnano il 20% in meno dei tedeschi. E il costo della vita nel nostro Paese è superiore

Giuseppe Bottero. È una sfida infinita e, almeno dal punto di vista degli stipendi, siamo destinati a perdere ancora per un po’. Rispetto ai tedeschi gli italiani guadagnano meno e il costo della vita, nel nostro Paese, è spesso superiore. Una combinazione letale, che oltre all’umore rischia di affossare i consumi.

E la colpa, dice uno studio della banca svizzera Ubs, è soprattutto del Fisco: i salari medi nelle principali città d’Italia, a partire da Milano e Roma, sono più bassi di oltre il 10 per cento rispetto alla Germania. Uno spread che raddoppia fino al 20% se, nel conto, si considerano contributi e tasse. Eppure spostarsi, pagare l’affitto e fare shopping non è certo più economico: nella classifica delle metropoli più inaccessibili, dominata da Zurigo, Ginevra e New York, Milano si piazza al sedicesimo posto e Roma al ventottesimo. Francoforte è trentesima, Monaco di Baviera trentunesima.

Lo studio

Secondo lo studio – che incrocia prezzi, salari e potere di acquisto in 71 città del mondo per un totale di 68mila dati raccolti – gli ultimi anni hanno stravolto le dinamiche dei prezzi non solo in Europa, ma pure all’interno del nostro Paese. A Roma e Milano, le uniche città del Belpaese finite sotto la lente di Ubs, i prezzi si sono mantenuti su livelli simili fino al 2012, ma negli ultimi tre anni si sarebbe creata una forte divergenza, con il capoluogo lombardo che risulta del 16% più caro della capitale. A livello globale le città più economiche sono invece New Delhi, un po’ a sorpresa Praga, Bucarest, Kiev e Sofia, tutte con costi totali di circa un terzo rispetto alle capolista svizzere e alla Grande Mela.

L’economia del Big Mac

Gli autori della ricerca spiegano che «il metodo migliore per giudicare il valore effettivo dei salari è confrontare il potere di acquisto per beni che sono più o meno uguali in tutto il mondo». Bisogna allora scegliere il cibo globale per eccellenza: per acquistare un «Big Mac», il re degli hamburger, a un lavoratore medio di Hong Kong serve l’equivalente di nove minuti del proprio salario, a Milano e Roma 18 minuti, a Nairobi (ultima della classifica per potere d’acquisto) quasi tre ore. I lavoratori di Zurigo possono invece comprarsi un iPhone 6 dopo 21 ore di lavoro, a Kiev ne servono 30 volte di più. In Italia? Oltre 53 ore, sia a Milano sia a Roma.

Il carrello della spesa

Cambia parecchio, ovvio, pure il paniere dei 39 generi alimentari che è stato preso in considerazione dalla ricerca della banca svizzera: la spesa a Zurigo costa 738 dollari, a Seoul 688, a Milano 405 a Kiev, infine, appena 26,3 dollari.

Lo choc del franco

In genere – compresi i cambiamenti portati dai movimenti dei valori monetari, con le città elvetiche balzate ai primi posti delle classifiche per la svalutazione «choc» del franco – il costo dei servizi in genere tende a essere correlato a quello dei salari locali. Con qualche curiosità: il taglio di capelli (da uomo) più caro viene fatto a Oslo: costa in media 77 dollari, quasi diciannove volte più che a Giacarta. In Italia invece shampoo e sforbiciata sono più convenienti per i parrucchieri milanesi, che battono i colleghi romani 24 dollari a 17.

La Stampa – 18 settembre 2015 

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