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Impatto delle politiche sanitarie anti-default. Meno risorse, meno benessere

Le ricette adottate stanno minando in aumento solo la sostenibilità in Svizzera, Malta dei sistemi nazionali e Germania a crisi economica svuota le tasche e fa male alla salute: aumento dei suicidi e della tossicodipendenza, boom di problemi legati alla cattiva alimentazione.

Ma anche aumento dei disturbi psichici e crollo delle nascite. È quanto è emerso nel corso del seminario «L’impatto della crisi finanziaria sui sistemi sanitari in Europa», promosso a Roma dalla Fiaso (Federazione italiana aziende sanitarie ospedaliere). Nel corso dell’evento, a cui hanno partecipato prestigiosi esperti internazionali, sono stati presentati divisi studi condotti dall’Osservatorio europeo delle politiche e dei sistemi sanitari che hanno dimostrato il forte impatto della crisi economica sui servizi sanitari dei Paesi europei (v. pagina 4-5). Non solo. Le ricerche hanno portato alla luce anche quanto le misure anti-recessione hanno influito, e stanno influendo, sulla sostenibilità dei diversi sistemi sanitari. La prima a far riflettere è la ricerca illustrata da Willy Palm, membro dell’Osservatorio europeo: «Tutti gli studi – ha spiegato l’esperto – dimostrano che, in ogni parte del mondo, nelle situazioni di crisi economica si sono sempre registrati un peggioramento della salute della popolazione e un contemporaneo aumento della domanda di assistenza».

Qualche dato: «In Grecia – ha sottolineato Palm – si registrano un aumento dei suicidi del 40% e un aumento considerevole di contagi Hiv legati alla tossico- dipendenza. Sempre in Grecia si calcola che circa il 30% dei cittadini, per colpa della crisi, abbia rinunciato a curarsi». E i dati sono riferiti al 2010: negli anni successivi la situazione è andata anche peggiorando, come nel resto dei Paesi. Più in generale, comunque, si può dire che l’aspettativa di vita a 65 anni senza malattie «è peg- gioie nei Paesi più colpiti» come a esempio Irlanda e Portogallo. Colpa anche della cattiva alimentazione: con le tasche vuote i cittadini sono infatti più portati al consumo di cibi meno sani, con più grassi e più zuccheri. Difficile trovare le giuste ricette anti-crisi per non minare la sostenibilità dei servizi sanitari. Alcuni studi dell’Osservatorio portano comunque a pensare che l’aumento della compartecipazione dei cittadini alla spesa (in altre parole l’aumento dei ticket) «incide limitatamente sul taglio delle prestazioni inappropriate». Una strada che gli esperti invitano invece a seguire senza indugi è quella di un ricorso sempre maggiore ai farmaci generici.

«I dati mostrati dall’Osservatorio – ha detto il presidente della Freso Valerio Alberti – mostrano con chiarezza che la crisi economica fa male alla salute dei cittadini e genera un aumento della domanda di assistenza sanitaria. Questo in una fase di difficoltà nel reperire nuove risorse da investire nei sistemi sanitari pone il problema della loro sostenibilità finanziaria. Però – ha aggiunto – gli stessi studi europei dicono di non sposare acriticamente le opzioni attualmente più dibattute, che vanno dall’espansione dei ticket e della sanità integrativa alle politiche di selezione dell’offerta». Secondo il presidente Raso, però, si tratta di scelte che se «adottate acriticamente possono generare problemi di equità e di accesso alle cure. In Italia – ha spiegato – abbiamo una quarta opzione che sembra oggi dimenticata: quella dell’aziendaliz7aiione, che in passato ha consentito di mettere sotto controllo la spesa e che per essere rilanciata deve puntare su una sempre maggiore riqualificazione del management. Perché – conclude Alberti – è dai buoni manager che passa in larga misura la capacità di raggiungimento degli obiettivi di riqualificazione della spesa sanitaria». In particolare gli esperti hanno dimostrato come in presenza di una crisi economica la spesa sanitaria diminuisca – fino a recedere – quanto più forti sono i problemi della gestione economica del Paese. Gli esempi (v. grafico) sono evidenti. In Grecia a esempio, rispetto a un tasso annuo medio di crescita della spesa sanitaria pro capite nel periodo 2000-2009 di circa il 10%, nei soli due anni 2009 e 2010 (avvio della crisi economica) si è assistito a un’inversione netta di tendenza con la stessa spesa che si assesta nei due anni al -5% circa. Peggio va in Irlanda, dove a fronte di una spesa media pro capite 2000-2009 con tassi di crescita del 6,5% circa, nel 2009-2010 il tasso si inverte fino al -8%.

In generale nell’Europa a 24 rispetto a una crescita del tasso pro capite nel 2000-2009 in media del 5% si assiste a un calo nel 2009-2010 dell’ l% circa. Unici Paesi a mantenere positiva la crescita sono la Svizzera, la Germania e ai limiti Malta. In linea di massima i Paesi che rimangono ancora, nonostante il calo, con tassi comunque positivi sono quelli dell’Est appena entrati nell’Ue. L’Italia, pur non registrando tassi negativi nel periodo 2009-2010, perde lo 0,5% circa del tasso pro capite di spesa sanitaria. Né secondo gli esperti un elevato tasso di assicurazioni private giova alla salute: Germania a parte (si veda grafico) nei Paesi in cui il valore di questo indice supera il 25% della spesa sanitaria privata la riduzione del tasso pro capite di spesa si è fatto comunque sentire. Non è il privato quindi, hanno sostenuto tutti gli esperti intervenuti al seminario Fiaso, che fa meglio alla salute.

P.D.B. – Il Sole 24 Ore sanità – 19 febbraio 2013

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