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    Home»Notizie ed Approfondimenti»Imu prima casa, l’ultimo caos dei Comuni. Pagheranno i cittadini delle città con l’aliquota oltre lo 0,4%
    Notizie ed Approfondimenti

    Imu prima casa, l’ultimo caos dei Comuni. Pagheranno i cittadini delle città con l’aliquota oltre lo 0,4%

    pecore-elettricheInserito da pecore-elettriche30 Novembre 2013Nessun commento3 Minuti di lettura
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    Bisognerà attendere la mezzanotte di oggi per sapere se, nonostante il decreto del governo, dovremo pagare per il 2013 l’Imu sulla prima casa, anche se in misura «mini». I consigli comunali hanno infatti ancora qualche ora di tempo per decidere le aliquote 2013 dell’imposta, e nel caso dovessero portare quella sulla prima casa oltre lo 0,4%, i contribuenti saranno costretti a versare, entro il 16 gennaio 2014, il 40% della maggiorazione.

    Come dovranno fare i milanesi (dove l’aliquota è stata portata allo 0,6%), i romani (che per il 2013 hanno avuto la conferma della tassa allo 0,5% del 2012) e gli abitanti di moltissimi altri Comuni italiani. Ai quali possono ancora aggiungersene altri, decidendo entro oggi e pubblicando la delibera sul proprio sito Internet entro il termine del 9 dicembre.

    Il decreto del governo che abolisce il versamento della seconda rata sull’abitazione principale (e sui terreni agricoli) pubblicato ieri in Gazzetta , prevede la restituzione ai Comuni del mancato gettito sulla base dell’aliquota standard (lo 0,4%) più il 60% dell’eventuale maggiorazione, lasciando il resto a carico dei cittadini. L’operazione costa 2,164 miliardi di euro e la sua copertura innescherà un aumento di tasse a catena, in parte temporaneo per le banche e le assicurazioni, e permanente per i semplici contribuenti, con un incremento delle accise sulla benzina a partire dal 2015.

    Gli acconti Ires e Irap di quest’anno per banche e assicurazioni saliranno al 128,5%, e sarà anticipata di un anno l’imposta sostitutiva sul risparmio amministrato dovuta dagli intermediari finanziari. Mentre quest’ultima sarà una misura permanente, l’aumento degli acconti Ires e Irap di banche e assicurazioni genererà un minor gettito nel 2014, che dovrà essere a sua volta compensato, per non creare buchi nel bilancio. La via scelta è quella di un aumento «una tantum» dell’Ires, sempre per banche e assicurazioni, di 8,5 punti, dal 27,5 al 36%, solo per il 2014. Un’addizionale che assomiglia moltissimo alla Robin Hood Tax di Giulio Tremonti, benché questa sia in odore di esser bocciata dalla Consulta, e che dal 2015 lascerà spazio all’aumento delle accise.

    Il decreto prevede anche la rivalutazione del capitale Bankitalia, foriera di generare effetti positivi sul bilancio pubblico, ma che non sono quantificati per prudenza. Tra le novità del provvedimento anche l’introduzione di un «Comitato nomine» nel Consiglio superiore della Banca d’Italia, per garantire «la costante presenza di membri dotati di requisiti di indipendenza, onorabilità e professionalità» nel Consiglio stesso, l’organo che tra l’altro ratifica la nomina del Governatore.

    Sempre ieri, con un decreto ministeriale, il Tesoro ha deciso l’aumento di 1,5 punti anche degli acconti 2013 per tutti i soggetti Ires. Il decreto dà applicazione alla clausola di salvaguardia del vecchio decreto Iva. I soldi attesi dai concessionari delle «slot-machine» cui era stata proposta la definizione del contenzioso non sono arrivati, e la maggior Iva sulle fatture pagate dai fornitori della pubblica amministrazione non è bastata alla copertura (quest’anno sono stati pagati 16,6 miliardi, dei 24,4 messi a disposizione dei debitori, secondo i dati resi noti ieri). Così il Tesoro è dovuto correre ai ripari.

    Mario Sensini Corriere della Sera – 30 novembre 2013

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    pecore-elettriche

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