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Inchiesta. Negli allevamenti dei superpolli. “Aviaria, l’incubo che ci perseguita”

Forse è stato un animale selvatico di passaggio (un’anitra, probabilmente) o un altro animale migratorio, fatto sta che il 14 agosto è scattato l’allarme e finora i polli «gasati» in Emilia sono stati quasi un milione a causa del nuovo virus di influenza aviaria: i quattro focolai registrati dal ministero della Salute e dalla Regione in Emilia-Romagna sono a Ostellato (Ferrara), due a Mordano (Bologna) e uno a Portomaggiore (Ferrara). I danni per il settore – solo considerando i capi abbattuti – si aggirano sui 5-6 milioni di euro. 

L’allarme è tuttavia fuori luogo: le autorità sanitarie confermano che «non vi è alcun rischio per l’uomo derivato dal consumo di carni di tacchino o pollo e delle uova», bisogna evitare psicosi ingiustificate che nel passato hanno danneggiato pesantemente uno dei pochi settori in attivo, in cui l’Italia è praticamente autosufficiente, che dà lavoro a circa centomila persone e che nutre senza salassi: in un momento di forte calo dei consumi alimentari, la spesa per le uova fa +4% e per la carne di pollo naturale +6. In un anno consumiamo oltre 19 chili di prodotti avicoli a testa. 

Più che di epidemia aviaria, insomma, sarebbe increscioso parlare di epidemia mediatica. Ma su queste cose non si scherza, il numero di ovaiole «gasate» con l’anidride carbonica è imponente (diventeranno carcasse da inviare ai cementifici, utilizzate come combustibile) e su questo tipo di infezioni la guardia non va mai abbassata: il ceppo individuato, ad alta patogenicità e appartenente al sottotipo H7N7, è molto virulento per gli animali ma di scarsa trasmissibilità all’uomo.

Lo sanno alla Coldiretti, lo sa il ministro della Salute Beatrice Lorenzin e lo sanno le autorità sanitarie delle Regioni, che comunque stanno prendendo misure precauzionali sulle aziende avicole: «città» di volatili imponenti come la O.R.A, ex Famarco nel Monregalese, capannoni con migliaia di becchi, di piume, di zampe. Il responsabile, Oreste Massimino, ci accompagna nei capannoni dei polli da carne che contengono circa novemila pulcini schiusi da una settimana, soffice lettiera e temperatura ipercontrollata, come tanti altri parametri; le Asl e le norme europee non ammettono deroghe. La densità di animali, ad esempio, prevede non più di 33 chili per metro quadro. La razza è la stessa in tutto il mondo, in Europa, Usa o Sudafrica, dice Massimino, presidente della Confagricoltura di Cuneo e presidente nazionale del settore avicolo di Confagricoltura. 

È la globalizzazione, bellezza: polli supergiganti da carne per tutti, selezionati dalla Ross, multinazionale inglese, schiusi in un incubatoio vicino a Lipsia sette giorni fa e portati in 12 ore in Italia, con un Tir. Un camion di 50 mila pulcini suscita una leggera vertigine. 

Le bestie sono tranquille, ci sono lampade-chioccia a temperatura variabile per ospitarli se hanno freddo, abbeveratoi e ventilatori collegati a un termostato affinché la temperatura sia controllata e non prendano nemmeno il raffreddore. Fra un paio di mesi arriveranno a quattro chili circa (quarant’anni fa ci voleva molto di più) e verranno portati a Cherasco, al macello, in una struttura che «termina» 50 mila bestie al giorno. Quando avranno 35 giorni verranno «sfoltiti», polli da un chilo e mezzo, «quelli che trovi nei girarrosto» dice Massimino.  

I capannoni con i capponi sono del tutto simili, contengono circa 5 mila bestie ciascuno, saranno «pronte» per Natale. Di allevamenti così in Italia ce ne sono tanti, giganteschi: 70 mila capi a Scarnafigi, anche da 200 mila in Emilia e Veneto. «Il nostro livello di produzione è il migliore d’Europa – dice Massimino – Qui per loro è un hotel a cinque stelle».

Le autorità sanitarie riconfermano che «Non vi è alcun rischio per l’uomo», i capannoni non sono un idillio da Ciccio e Nonna papera o da Mulino bianco ma tant’è, i capponi sembrano bagnanti di una spiaggia a Cesenatico nel mese di agosto ed è facile pensare che se uno prende una malattia la prendono tutti.

Quindi controlli rigorosissimi per queste bestie con la camminata strana e lo sguardo laterale un po’ inquietante, capaci però di essere anche vivaci e comunicative: in libertà hanno gerarchie sociali complesse, fanno bagni di terra e di sole e comunicano con i piccoli ancora nell’uovo, che rispondono pigolando. 

I capannoni non sono Mulini bianchi, casomai produzione industriale di massa, tormentoni come la cantilena di note da Pulcino Pio. Formattazione dei gusti e dei consumi, ma chi non è vegetariano (chapeau) scagli la prima coscia o petto di pollo. 

Siamo esseri umani, non polli da allevamento. Anche se, come diceva Mark Twain: «Il fatto che l’uomo sappia distinguere il bene dal male prova la sua superiorità intellettuale sulle altre creature; ma il fatto che possa fare il male prova la sua inferiorità morale rispetto a qualsiasi creatura che non sia in grado di farlo».

La Stampa – 2 settembre 2013 

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