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Dal salotto ai superstipendi. Tutti i numeri dei parchi veneti

I numeri: 60 quello dei dipendenti dell’Ente Parco dei Colli Euganei, 1,6 in milioni il costo dell’Ente Parco dei Colli Euganei, 37 il numero dei dipendenti dell’Ente Parco regionale Dolomiti d’Ampezzo, 149 in migliaia di euro lo stipendio del direttore dell’Ente Parco del Sile

VENEZIA Quando è arrivato nel suo ufficio di presidente, ha trovato un divano da diecimila euro, con tanto di tappeto e due poltroncine rivestite in pelle. Non ci ha pensato due volte e lo ha messo in vendita: «Mi basterebbe ricavarne seimila euro» spiega Gianni Biasetto (Pdl), da poco più di un anno presidente dell’ente parco dei Colli Euganei. L’acquisto del divano in pelle, moderno pezzo di design, per l’ufficio del presidente del Parco Colli Euganei è solo uno degli ultimi casi di mala gestio degli enti regionali. Non da meno è, secondo molti, l’ingaggio del direttore dell’Ente Parco del Sile, il manager pubblico Stefano Bucci, che percepiva uno stipendio lordo di 149.861 euro, praticamente il 10 per cento dell’intero bilancio dell’ente. Più di un direttore generale di un’azienda sanitaria. La situazione degli enti parco regionali (nel Veneto c’è anche un parco nazionale, quello delle Dolomiti Bellunesi) è da tempo sotto la lente d’ingrandimento. Sono cinque, uno in ogni provincia ad eccezione di Venezia. Il Parco dei Colli Euganei nel Padovano, il Parco del fiume Sile nel Trevigiano, il Parco del Delta del Po nel Rodigino, il Parco della Lessinia nel Veronese e il Parco delle Dolomiti d’Ampezzo nel Bellunese. Ciascuno con il proprio presidente, il proprio direttore, il proprio segretario, il proprio consiglio di amministrazione. E naturalmente la propria pianta organica. Quello padovano è il più esteso e il più costoso: 31 dipendenti amministrativi, 12 operai a tempo indeterminato, diciassette operai a tempo determinato per almeno otto mesi l’anno. Sessanta persone per mandare avanti la gestione di un territorio di 18 mila ettari, quindici comuni e 50 mila abitanti. Un bilancio che da solo vale quasi due milioni di euro. Per risparmiare, oltre al salotto del presidente, l’ente parco ha messo in vendita il trattore, due Panda, una Punto e il camion. E sta facendo carte false per «esodare» il personale in altri enti e rispettare così le direttive di risparmio di spesa della Regione. Paradosso dei paradossi: il parco regionale dei Colli Euganei costa di più del parco nazionale delle Dolomiti Bellunesi, che pure è molto più esteso (31 mila ettari) ed ha un quinto dei dipendenti di quello del monte Venda (tredici contro 60). Insomma, è uno di quei casi in cui Roma spende meno di Venezia. L’assessore regionale all’agricoltura, il trevigiano Franco Manzato, vuole ridurre da cinque a tre il numero dei parchi, unificando la figura dirigenziale apicale ma lasciando a ciascuno il proprio presidente. Una proposta di legge in questo senso si è incagliata in consiglio regionale, anche perché si scontra con il parere dei comuni padovani, cui non piace la prospettiva di dover condividere bilancio, progetti e strategie con il Parco del Sile e il Delta del Po. Insomma, non se ne farà niente. E ogni anno la Regione continuerà a tirare fuori dai 4,5 ai 5,5 milioni di euro (a tanto ammontano le voci di spesa per i parchi regionali) per mantenere soprattutto cinque strutture che complessivamente danno occupazione a 130 persone. Nel dettaglio, a guardare gli stanziamenti 2012, la Regione Veneto spende un milione e 683 mila euro per il Parco Colli Euganei, 585 mila per il Parco delle Regole d’Ampezzo, 695 mila per la Lessinia, 477 mila euro per il Sile, 858 mila per il Delta del Po. Il Parco dei Colli, da solo, assorbe più di un terzo delle intere risorse messe a disposizione dalla Regione per il funzionamento. Perché è il più esteso e perché ha più personale. «Verso Nord», il gruppo regionale montiano, è il più severo nel giudizio: «Siamo stanchi di sentire la Regione e il suo presidente guardare sempre agli sprechi altrui. Che, per carità, vi sono. Ma Zaia cominci a fare delle scelte anche dentro al Veneto invece di pensare sempre ai tagli di nastro e alle inaugurazioni d’immagine» sibila il capogruppo Diego Bottacin

La Nuova Venezia – 26 marzo 2013

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