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Indagine Enpam: i medici hanno paura del futuro e dell’incertezza

Burocrazia, stress e cattivi rapporti con Asl e Regione avvelenano il presente dei medici italiani. L’insicurezza e la paura, invece, rabbuiano il futuro.

La fotografia di una professione sempre più in crisi d’identità emerge da un’indagine dell’Enpam, l’ente previdenziale dei camici bianchi, condotta su un campione di 2.055 iscritti e tesa a esplorare le aspettative della categoria.

Tre su quattro sono molto preoccupati per la pensione, più di uno su tre è insoddisfatto della relazione con le aziende sanitarie e le amministrazioni locali, oltre il 21% considera seriamente l’ipotesi del pensionamento anticipato. Un desiderio di fuga alimentato dalla delusione: il livello di stress è alto, l’insofferenza verso il «modo in cui oggi si lavora» anche. Il presidente FnomCeO, Amedeo Bianco, ammette: «È lo specchio di un vissuto professionale particolarmente difficile, dominato dall’incertezza». Che penalizza soprattutto i giovani.

Un’insoddisfazione che in questi mesi è aumentata con la preoccupazione degli effetti delle manovre economiche: medici, veterinari, dirigenti del ssn

si mobilitano il 13 ottobre con una manofestazione a Roma per «fermare i continui attacchi ai professionisti della sanità» e che, è la tesi che sostengono i sindacati, penalizza la professione. E i sindacati puntano il dito in questo senso su quattro aspetti fondamentali:

– il contributo di solidarietà rimane in vigore solo per i dipendenti pubblici, per i quali sono state stravolte le regole Irpef tassando un reddito in base soltanto alla natura giuridica del tipo di lavoro che l’ha prodotto, mentre lo stesso reddito, o anche maggiore, è esente da contributi se proveniente da lavo-ro autonomo;

– il prolungamento a cinque anni del blocco dei contratti di lavoro determina una conseguente perdita del 20% del potere di acquisto degli stipendi con ricadute pesanti sui trattamenti previdenziali;

– il congelamento della liquidazione per due anni, dimentica – sostengono i sindacati – che il Tfr è un salario differito e in larga parte autofinanziato;

– le minacce di una mobilità selvaggia, la precarietà degli incarichi professionali, la proroga del-la facoltà delle amministrazioni di pensionamento coatto, a prescindere dalla età anagrafica, spesso in-feriore a 60 anni.

Lo studio dell’Enpam è stato condotto su 2.055 medici estratti dal totale degli iscritti all’archivio Enpam, il 12,2% dei quali è già in pensione: il 44% del campione è composto da dipendenti Ssn, il 35% da liberi professionisti, il 12,9% da Mmg, il 4,4% da pediatri di libera scelta e il 3,5% da specialisti ambulatoriali.

I segnali della crisi sono già tutti nei primi dati: la percentuale di soddisfatti del proprio lavoro è pari al 72,5% del totale ma cala progressivamente dal 95,7% degli over 66 (i pensionati, appunto, condizionati dalla nostalgia del passato) al 63,7% degli under 35 e dall’82,4% di chi ha un reddito oltre i 90mila euro al 53,8% di chi guadagna meno di 30mila euro. In sintesi: sono i

giovani i più delusi, sia a livello economico sia a livello di aspettative professionali. E la delusione aumenta quando si tocca il tasto dolente dei rapporti con Asl e Regione: la quota dei soddisfatti precipita al 32,9%, quella degli insoddisfatti sale al 36,7 per cento. Il malumore è alto soprattutto tra i convenzionati, ma anche per il 32,4% dei dipendenti la relazione non è soddisfacente.

L’incertezza sul futuro è palpabile: il 35% (con punte del 40,5% tra i liberi professionisti e del 35,1% tra i dipendenti) non riesce a fare alcuna previsione sull’ammontare netto mensile della propria pensione. I più ottimisti sono ancora i pediatri; il 61,7% pensa di incassare tra i 1.500 e i 3.000 euro, il 21,6% fino a 4.500 euro. Di nuovo i giovani, invece, sono i più spaesati: quasi la metà degli under 35 e il 46% di chi ha tra 36 e 45 anni non riesce a fare alcuna previsione, contro il 26,3% di chi ha tra 56 e 65 anni. Al

contrario, i più anziani riferiscono aspettative o realtà retributive più elevate.

L’insicurezza fa anche paura: il 76,3% dei camici bianchi è preoccupato per la pensione. Ma il ricorso a forme integrative è ancora scarso: riguarda appena il 30% delle interpellati. Il 53%, di contro, ha un’assicurazione sulla vita e i più anziani si dotano frequentemente di un’assicurazione sanitaria. Non solo: il 20,6% già versa contributi facoltativi per migliorare la pensione, il 14,1% ci sta pensando e il 32,7% ancora la decisione alla valutazione del rendimento.

11 ottobre 2011 – sanita.ilsole24ore.com

 

 

 

 

 

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