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Indipendenza, quel referendum che «blocca» il Veneto. Il Consiglio regionale rinvia la discussione e la prossima seduta fissata al 10 giugno

«Colpa delle europee». Ma il parlamentino ha preso la palla al balzo per rinviare una discussione che si preannuncia incandescente. La questione veneta ormai ruota attorno al tema dell’autonomia e dell’indipendenza. Una questione così scottante da provocare persino una sospensione lunga quasi tre mesi dei lavori del consiglio regionale, la cui ultima seduta plenaria si è tenuta il 21 di marzo e la prossima è stata riconvocata il 10 di giugno. «Colpa delle Europee» dicono a Palazzo Ferro-Fini, sede del parlamentino veneto.

Se è per questo, di mezzo ci sono anche le amministrative: in contemporanea con il voto per il parlamento europeo vanno alle urne 345 Comuni veneti, tra i quali spicca Padova, unico capoluogo di provincia. In realtà, il Consiglio ha preso al balzo la palla delle Europee per rinviare a dopo le elezioni una discussione che si annuncia incandescente. Argomento: la legge sul referendum consultivo, la risoluzione numero 342, che ha come oggetto l’indipendenza del Veneto presentata dall’ex Udc Stefano Valdegamberi e approvata il primo di aprile a maggioranza (ma i consiglieri Pd sono usciti dall’aula) dalla commissione Affari istituzionali. Non si trattava di un pesce d’aprile.

A drammatizzare la situazione ci hanno pensato i carabinieri del Ros che nella notte tra l’uno e il due di aprile facevano scattare le manette a un gruppo di 24 venetisti, tra i quali l’ex deputato della Repubblica e sottosegretario agli Esteri Franco Rocchetta. Di lì a qualche settimana sono scesi in piazza i sostenitori di Plebiscito.eu, gli ideatori del referendum online sull’indipendenza, che a Vicenza hanno riunito i loro militanti per chiedere la liberazione dei “patrioti veneti”. Ovvio che il governatore Luca Zaia propendesse per una pausa. Anche se la linea è stata ormai acclarata con una serie di dichiarazioni ufficiali che vanno tutte nella medesima direzione: «Il consiglio regionale è sovrano» continua a ripetere il governatore. Come dire: tocca al parlamentino regionale pronunciarsi sul referendum consultivo. Una scelta che molti giudicano pilatesca, e che comunque ha procrastinato molto al di là del 25 maggio la discussione su un tema che avrebbe meritato almeno un esame non così ritardato. Dice Diego Bottaccin, consigliere regionale di Scelta civica: «È evidente che Zaia voglia farne il terreno di scontro per le prossime regionali del 2015. Rinviando così alle calende greche il conflitto istituzionale con Roma e la data in cui si dovrà tenere l’ipotetico referendum».

Il Sole 24 Ore – 29 aprile 2014 

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