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Intervista al ministro Madia: “Più diritti per le donne lavoratrici. Sessismo morboso su noi ministre”. Da mercoledì si vota in Commissione al Senato la riforma della Pa

Francesca Schianchi. Il suo primo anno da ministro è passato di corsa, «per fare moltissime cose, molte più rispetto ad altri governi nello stesso lasso temporale». Una delle più importanti sta arrivando in porto: da mercoledì si vota in Commissione al Senato la sua legge sulla Pubblica amministrazione. «Spero che si riesca ad approvarla a Palazzo Madama in tre settimane», si augura il ministro Marianna Madia, «per poi arrivare all’approvazione definitiva prima dell’estate».

Ministro della Pa a 33 anni: dica la verità, qualche interlocutore ha provato a trattarla un po’ come una ragazzina?

«All’inizio è capitato che qualcuno cercasse di spiegarmi che da decenni si fa così e che bisognava continuare così. Dopo un anno, mi pare che stia passando sempre di più il messaggio che, per noi, non esistono prassi consolidate che non si possono toccare».

E’ stato difficile?

«E’ ancora difficile, è una pratica quotidiana».

Giovane e donna: ha sentito gli allarmi sulla parità della Clinton e della Lagarde?

«Credo che il problema delle pari opportunità esista soprattutto nelle qualifiche medio-basse piuttosto che nei ruoli di responsabilità: allargare la sfera del diritto alla maternità e dei servizi è fondamentale».

E’ una vostra priorità?

«Sì. Già ci sono segnali di ripresa che sono sicura si faranno vedere anche nel tasso di natalità, in cui si racchiude la precarietà e la paura del futuro. Tutto ciò che fa ripartire quel numero è una priorità, dalle politiche per il lavoro al sostegno alla maternità, che infatti con il Jobs act e il bonus bebè viene esteso».

Diceva che nei ruoli di responsabilità invece c’è più parità?

«Nei ruoli di responsabilità, in Italia, con le scelte di questo governo e grazie ad alcune leggi, sono stati fatti passi avanti. Poi ci può essere più o meno sessismo latente, ma da posizioni di visibilità ci si difende meglio».

Anche lei ha subito attacchi sessisti…

«Non ci faccio neanche più caso. Di certo c’è un’attenzione morbosa verso le donne che non c’è verso gli uomini».

Lei e la Boschi siete spesso tirate in ballo per la vostra bellezza…

«Al di là di come siamo noi, qual è il dibattito? Donne belle, anche impegnate in politica – penso ad esempio a Luciana Castellina – ci sono sempre state».

Ha citato il vostro governo per metà di donne: ma avete potere vero? Non è che poi alla fine decide tutto Renzi?

«Ma questa domanda la può fare anche, che so, ai ministri Martina o Orlando. Non è questione di parità di genere, mi sta chiedendo una riflessione sulla leadership di Renzi».

Sì, anche.

«Renzi ha una leadership forte, ma sa ascoltare, affidare responsabilità e fidarsi. Vuole sapere cosa fa il suo governo, e mi sembra giusto: è importante che il premier affermi l’unità di indirizzo del governo».

In questo anno di governo si sono anche logorati i rapporti nel Pd…

«Ma guardi, da che ho memoria ci sono sempre state tensioni nel Pd. Siamo fatti così…».

Un po’ litigiosi.

«Quando la discussione ha come obiettivo migliorare una norma, è sempre nobile e legittima. Quando nasce una polemica perché il segretario ha convocato i gruppi, mi sembra poco comprensibile».

E’ la polemica sollevata nei giorni scorsi da Bersani.

«Bersani è sempre stato vicino alle cose concrete dei cittadini. Stavolta ha sbagliato a suscitare una polemica incomprensibile: faccio fatica a capirla io, non voglio pensare gli italiani che non si occupano di politica…».

Perché c’è un pezzo di Pd che sembra considerare Renzi un uomo di destra?

«Penso sia perché una parte della sinistra associa una leadership che decide alla destra».

C’è il rischio di una scissione?

«Non lo so. Ma se dovesse nascere un partito a sinistra del Pd non sarebbe perché il Pd non ha fatto cose di sinistra».

E’ sicura?

«Abbiamo tassato le rendite finanziarie, messo un tetto allo stipendio dei manager, assumeremo i precari della scuola… E potrei andare avanti. Mi sembrano tutte cose di sinistra».

L’alternativa a voi è in piazza oggi: la Lega di Matteo Salvini.

«Vorrei capire quali sono le sue soluzioni. Perché se la soluzione ai problemi è come per i barconi degli immigrati (li soccorriamo ma non li facciamo sbarcare, ndr.), temo debba ancora approfondire lo svolgimento dell’alternativa…».

La Stampa – 1 marzo 2015 

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