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Italia verso 1 milione di vaccinati, ma resta il rebus AstraZeneca. Il terzo vaccino all’esame dell’Ema il 29 gennaio Dubbi su efficacia e dosaggi

Il Sole 24 Ore. Le vaccinazioni in Italia corrono verso quota un milione: ieri sera erano 851mila gli italiani vaccinati. A questi va aggiunto anche un testimonial d’eccezione: Papa Francesco che ieri si è vaccinato nell’ambulatorio allestito nella Città del Vaticano davanti all’Aula Nervi, che normalmente ospitava, prima della pandemia, i grandi eventi e anche le udienze generali.

Il ritmo di vaccinazioni che stanno tenendo un po’ tutte le Regioni fa del nostro Paese in questo momento il primo in Europa per numero di vaccinazioni, anche sopra la Germania escludendo il Regno Unito che ha iniziato prima ed ha raggiunto quota 2 milioni. Se si tenessero questi numeri giornalieri – circa 60-70mila iniezioni ogni 24 ore – potrebbe non essere una chimera avvicinarsi al primo ambizioso target indicato dal commissario Arcuri e ribadito dal ministro della Salute Roberto Speranza e cioè 6 milioni di italiani vaccinati – tra operatori sanitari, Rsa e anziani over 80 – entro marzo. Per vaccinarli potrebbero bastare le oltre 11 milioni di dosi che sono state assicurate da Pfizer e da Moderna entro marzo (per questi due vaccini serve una doppia somministrazione). Una accelerazione che però potrebbe subire una frenata subito dopo quando si dovrebbe cominciare la vaccinazione di massa che riguarderà gli altri anziani, ma anche altre categorie considerate prioritarie, come i docenti le cui immunizzazioni sono considerate cruciali per poter riaprire le scuole in sicurezza. Il rischio infatti è quello di trovarsi con una carenza di dosi legata al fatto che mancano ancora le certezze sul via libera a un terzo vaccino: il candidato più accreditato è il siero sviluppato da AstraZeneca e Oxford insieme all’italiana Irbm. L’Agenzia europea del farmaco dovrebbe valutare la richiesta di autorizzazione il prossimo 29 gennaio. Ma questo via libera è pieno di incognite dovute al fatto che i dati sulle sperimentazioni forniti finora all’Ema non hanno chiarito alcuni aspetti importanti. Prima di tutto si dovrà capire se si utilizzeranno per le vaccinazioni due dosi complete oppure una dose e una mezza dopo: per errore nei trial era stato infatti somministrato questo dosaggio che aveva mostrato una efficacia di copertura oltre il 90 per cento. Ma per impiegare questa modalità servirebbero sperimentazioni più estese: è quindi probabile che si utilizzeranno le due dosi che però hanno mostrato una efficacia più bassa, sopra il 60 per cento. Un livello di copertura che potrebbe non essere considerato adeguato per immunizzare gli anziani, la categoria più a rischio. Per questo si ipotizza che l’autorizzazione dell’Ema al vaccino Astrazeneca arrivi solo per la fascia under 55, ma questa opzione potrebbe creare un “buco” nelle vaccinazioni che dopo gli over 80 dovrebbe procedere con la fascia 70-79 anni per poi scendere agli over 60 e a chi ha patologie importanti. Anche l’altro vaccino molto atteso, quello monodose Johnson&Johnson potrebbe arrivare non prima di marzo-aprile come ieri è trapelato dall’azienda americana che comunque parla di una efficacia intorno all’80 per cento.

Intanto ieri il direttore dell’Agenzia italiana del farmaco, Nicola Magrini, ha annunciato che il vaccino cinese di Sinovac potrebbe essere presto valutato dall’Ema: «Occorrerà vedere se i dati rispondono al rigore richiesto ma una volta valutati gli studi, potrebbe diventare un ulteriore candidato».

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