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    Home»Notizie ed Approfondimenti»Jobs Act: atteso mercoledì alle Camere il decreto attuativo sul contratto a tutele crescenti varato dal Cdm la viglia di Natale
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    Jobs Act: atteso mercoledì alle Camere il decreto attuativo sul contratto a tutele crescenti varato dal Cdm la viglia di Natale

    pecore-elettricheInserito da pecore-elettriche7 Gennaio 2015Nessun commento3 Minuti di lettura
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    Il decreto attuativo del Jobs Act sul contratto a tempo indeterminato a tutele crescenti, varato dal Consiglio dei ministri del 24 dicembre, potrebbe essere trasmesso già domani al Parlamento: le commissioni Lavoro di Camera e Senato dovranno esprimere il previsto parere, non vincolante, entro trenta giorni.

    Potrebbe servire invece qualche giorno in più per il decreto attuativo sulla Naspi (Nuova prestazione di assicurazione sociale per l’impiego), che aspetta la bollinatura della Ragioneria generale dello Stato. Ottenuto il via libera dalle commissioni, i decreti dovranno tornare in Consiglio dei ministri per il varo definitivo, cui seguirà la pubblicazione in Gazzetta Ufficiale e l’entrata in vigore il giorno successivo.

    Tutele crescenti: le novità

    Il decreto sul contratto a tutele crescenti introduce un doppio binario per i licenziamenti tra i dipendenti già in forze e gli assunti dopo l’entrata in vigore del testo. Le nuove norme si applicheranno infatti soltanto a questi ultimi, esclusi i dirigenti e i dipendenti pubblici (per i quali la riforma arriverà con il ddl Madia): i neoassunti non avranno la possibilità di reintegra in caso di licenziamento economico o organizzativo (per giustificato motivo oggettivo). Se il giudice ne accerta l’illegittimità, il lavoratore avrà diritto esclusivamente a un’indennità certa e crescente in funzione dell’anzianità di servizio. Idem per il licenziamento disciplinare (per giustificato motivo soggettivo o giusta causa), ma il lavoratore potrà essere reintegrato in un unico caso: se sia «dimostrata direttamente in giudizio l’insussistenza del fatto materiale contestato al lavoratore, rispetto alla quale resta estranea ogni valutazione circa la sproporzione del licenziamento». Le novità sono state estese anche ai licenziamenti collettivi: in caso di violazione delle procedure o dei criteri di scelta si applica sempre il regime dell’indennizzo monetario (minimo 4, massimo 24 mensilità), che vale per gli individuali.

    Dal 1° maggio partirà la Naspi

    Nel secondo decreto si disciplina la Naspi, ossia la nuova indennità mensile di disoccupazione, che scatterà dal prossimo 1° maggio e sostituirà l’Aspi e la mini-Aspi della riforma Fornero. A chi perderà il lavoro fino al 30 aprile, per ottenere l’indennità servirà un anno di contributi nel biennio precedente (con minimo due anni dal primo pagamento), mentre da maggio basteranno 13 settimane di contributi negli ultimi quattro anni di lavoro (le stesse richieste per la mini-Aspi) e aver lavorato almeno 18 giorni l’anno prima. La durata massima del sussidio salirà fino a 24 mesi (un anno e mezzo dal 2017) e non seguirà più il parametro dell’età del lavoratore. Aumenterà anche il tetto dell’importo:?1.300 euro (contro i 1.166 dell’Aspi nel 2014) e la riduzione dopo i primi mesi sarà del 3% invece che del 15%. Invariati i costi a carico dei datori di lavoro: contributo ordinario pari all’1,31%+0,3% e quota addizionale 1,4 per cento. Per non perdere l’indennità i beneficiari dovranno ricercare attivamente un nuovo impiego.

    Il Sole 24 Ore – 7 gennaio 2014 

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