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Jobs act, decreti attuativi ancora in stand-by. I provvedimenti non sono ancora stati trasmessi alle Camere

Bellanova: testi inviati all’inizio della prossima settimana. Taddei: confido nel senso di responsabilità dei parlamentari. A oltre due settimane dal consiglio dei ministri del 24 dicembre che li ha approvati, i testi dei primi due decreti legislativi attuativi del Jobs act ancora non sono stati trasmessi dal Governo alle commissioni parlamentari competenti per il parere (non vincolante).

Il Governo intende presentarli contemporaneamente alle commissioni lavoro di Camera e al Senato all’inizio della prossima settimana. Ma se per lo schema di decreto che istituisce il contratto a tempo indeterminato a tutele crescenti è praticamente tutto pronto, perildecretochecrealanuovaprestazione di assicurazione sociale per l’impiego (Naspi) manca ancora la “bollinatura” della Ragioneria chehasollevatoiltemadellecoperture economiche, in particolare per il 2017. Dopo che ieri al ministero del Lavoro si è svolta una riunione tecnica con la Ragioneria, l’istruttoriaproseguiràquestamattina. «Stiamo trovando una soluzioneperdissiparetuttiidubbidella Ragioneria relativi alla copertura economica – ha spiegato il sottosegretario al Lavoro, Teresa Bellanova -. Tra lunedì e martedì i due testi verranno inviati alle commissioni parlamentari competenti per i pareri». Per Bellanova sarà «decisivo» il fattore tempo: «Confidiamo nel fatto che le commmissioni faranno un lavoro rapido – ha aggiunto – per rendere quanto prima esigibili il nuovo contratto e i nuovi strumenti di tutela». La sceltadelgovernodiinviareinsimultaneaidueschemidiDlgsècondivisa dal responsabile economico del Pd, Filippo Taddei: «Il contratto a tutele crescenti e la Naspi saranno trasmessi insieme in Parlamento per dare un senso della riforma complessiva del mercato del lavoro – ha spiegato Taddei – che interessa il contratto a tempo indeterminato e i nuovi ammortizzatori sociali. Conto nel senso di responsabilità dei parlamentari, che ben sanno come in questo momento il Paese abbia bisogno di poter utilizzareilnuovocontrattoperlenuove assunzioniatempoindeterminato, accompagnato dal nuovo sistema di protezioni».

La Naspi – che dal 1° maggio darà sostegno al reddito ai lavoratori con rapporto di lavoro subordinatocheabbianopersol’occupazione involontariamente – ha una dote di 2,2 miliardi per il 2015, di 2,2 miliardi per il 2016 e di 2 miliardi per il 2017. I 2,2 miliardi nel 2015 serviranno anche a coprire gli ammortizzatori in deroga (per i quali nel 2014 si sono spesi circa 2,5 miliardi, con il concorso delle risorse comunitarie del Fse), oltre all’indennità di disoccupazione per i collaboratori coordinati e continuativi e a progetto (il Dis Coll, al quale sono destinati 300 milioni) eall’assegnodidisoccupazione (Asdi) per i lavoratori più bisognosi, una volta esurita la Naspi. Anche quest’anno, quindi, per la copertura degli ammortizzatori in deroga bisognerà attingere al Fondo sociale europeo, anche se il governo punta ad un utilizzo più virtuoso della Cigd, a vantaggio delle politiche attive del lavoro.

La minoranza Pd, chiederà alcune modifiche sulla disciplina dei licenziamenti del contratto a tutele crescenti, ma plaude per la scelta del governo: «È importante avere i due Dlgs simultaneamente – affermailpresidentedellacommissione Lavoro della Camera, Cesare Damiano(Pd)-.Inquestostrettocollegamento tra i due decreti, sta buona parte della filosofia del Jobs Act». Sollecita la trasmissione dei provvedimenti il presidente della commissione Lavoro del Senato, Maurizio Sacconi (Ap): «Questo governo ha fatto della velocità una cifra della propria identità – ha osservato Sacconi-edhapolemizzatocongoverni precedenti per la lentezza dei processi attuativi rispetto agli atti parlamentari. Ma ancora non sono stati trasmessi i decreti delegati relativi al Jobs act». Renato Brunetta, capogruppo di Forza Italia alla Camera chiede su twitter «Dove sono finiti i decreti Jobs act? Li stanno ancora scrivendo? Non doveva entrare in vigore l’1/1? Cosa ha approvato il Cdm il 24/12?».

Il Sole 24 Ore – 9 gennaio 2015 

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