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    Home»Notizie ed Approfondimenti»La carica dei sottosegretari. Tra oggi e domani ufficializzati i nomi. Delrio e Guerini lavorano per riempire le caselle
    Notizie ed Approfondimenti

    La carica dei sottosegretari. Tra oggi e domani ufficializzati i nomi. Delrio e Guerini lavorano per riempire le caselle

    pecore-elettricheInserito da pecore-elettriche24 Febbraio 2014Nessun commento3 Minuti di lettura
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    di Amedeo La Mattina. Squadra di ministri snella; il resto del governo pesante. Ci saranno bisogno un battaglione di viceministri e sottosegretari se il premier vorrà imporre il «ritmo renziano» ai lavori parlamentari in commissione e all’approvazione dei provvedimenti in partenza da Palazzo Chigi.

    Infatti dovrebbero essere poco meno di sessanta gli uomini e le donne che completeranno l’esecutivo. La trattativa con i partiti della maggioranza è in mano al sottosegretario alla Presidenza del Consiglio Delrio e al coordinatore della segretaria Pd Guerini (dovrebbe concludersi tra oggi e domani in coincidenza con il voto di fiducia).

    Il premier vuole portarsi a Palazzo Chigi altri suoi fedelissimi come Luca Lotti e Matteo Richetti. A uno dei due potrebbe essere affidata la delega ai servizi segreti. Ci sono però delle controindicazioni dovute all’inesperienza in un settore tanto delicato. Nel Pd e negli ambienti dell’intelligence sono forti le spinte affinché venga confermato Marco Minniti. Innovazione ma anche continuità. È una logica che si impone nei ministri di peso come l’Economia. A via XX settembre il Nuovo Centrodesstra vorrebbe la riconferma di Luigi Casero a viceministro e di Alberto Giorgetti a sottosegretario. In questo dicastero un altro numero due di Padoan potrebbe essere una new entry: l’ex senatore Pd liberal Enrico Morando. Gira pure il nome di Benedetto della Vedova come sottosegretario in quota Scelta civica. Verso un’altra riconferma quella di Pierpaolo Baretta, area Dem del Pd.

    Anche il ministero degli Esteri ha bisogno di persone con esperienza da affiancare a Federica Mogherini: porebbe avvalersi della continuità del viceministro Lapo Pistelli (Pd) e del sottosegretario Mario Giro (Ncd). Alla Farnesina non è escluso l’ingresso del segretario dei socialisti Riccardo Nencini. Allo Giustizia il ministro Andrea Orlando potrebbe trovarsi come vice il piemontese Enrico Costa con il quale ha avuto modo di lavorare da fronti opposti: il primo responsabile giustizia del Pd, il secondo del Pdl. Se dovesse accadere, Costa lascerebbe la carica di capogruppo Ncd della Camera alla quale guarda l’ex ministro Nunzia De Girolamo.

    Nel governo oltre a Costa potrebbero arrivare altri piemontesi nella logica di un riequilibrio territoriale: Stefano Ambrosini, vicino a Sergio Chiamparino, e la deputata renziana Silvia Fregolent.

    Capitolo Sviluppo Economico: dovrebbero trovare riconferma la sottosegretaria Simona Vicari e l’economista Claudio De Vincenti, amico del neo ministro all’Economia Padoan (insegnavano insieme alla Sapienza di Roma) che ha avuto in mano i dossier più importanti delle crisi industriali (l’ultima, ad esempio, l’Electrolux) .

    C’è un problema di «ritmo renziano» ma anche di compensazioni politiche. L’uscita di Mario Mauro dal dicastero della Difesa dovrebbe essere ricompensata con posti da sottosegretario. Abbiamo già visto la possibile permanenza di Mario Giro come sottosegretario agli Esteri. Ma circolano altri nomi in quota Popolari per l’Italia, quelli di Andrea Olivero, della senatrice Angela Donghia, del senatore Aldo Di Biagio e di Tito Di Maggio.

    L’equilibrio di maggioranza deve tenere conto soprattutto dei numeri al Senato. Numeri che ballano attorno ai 170 voti e che dovrebbero consolidarsi almeno a 175 per garantire a Renzi una navigazione tranquilla. E allora è necessario accontentare alcuni senatori o comunque quei gruppi parlamentari che sono determinanti a Palazzo Madama, come appunto i Popolari di Mauro e il Nuovo Centrodestra del ministro dell’Interno Alfano. A proposito di Viminale, qui la delega agli enti locali potrebbe essere affidata al renziano Angelo Rughetti.

    C’è anche la sinistra Pd da accontentare. Si fanno i nomi di Nicola Stumpo, Davide Zoggia, Alfredo D’Attorre, ma anche di Matteo Orfini.

    La Stampa – 24 febbraio 2014 

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