La Commissione europea ha inserito nelle proposte di revisione della normativa sulle emissioni industriali anche gli allevamenti bovini, suini e avicoli aventi oltre 150 unità di bestiame.

Il 5 aprile 2022, la Commissione ha presentato  delle proposte per aggiornare la direttiva sulle emissioni industriali, caposaldo della prevenzione e della riduzione dell’inquinamento. L’aggiornamento normativo mira ad orientare gli investimenti industriali per trasformare l’Europa in un’economia a inquinamento zero, competitiva e climaticamente neutra entro il 2050. L’obiettivo che l’UE si prefigge è stimolare l’innovazione, premiare i pionieri e contribuire alla parità di condizioni sul mercato dell’UE. La revisione, che dovrebbe imporre nuovi obblighi all’industria a partire dalla seconda metà del decennio, contribuirà, secondo i rappresentanti della Commissione, ad offrire certezze sugli investimenti a lungo termine.  

La revisione estende il campo di applicazione  dell’attuale direttiva sulle emissioni industriali, che al momento si applica a circa 50 000 grandi impianti industriali e allevamenti intensivi in Europa. Questi impianti sono tenuti a rispettare determinate condizioni di emissione applicando le “migliori tecniche disponibili” per ciascuna attività, stabilite congiuntamente dall’industria, dagli esperti nazionali e della Commissione e dalla società civile. Le nuove norme contempleranno ulteriori fonti di emissione, miglioreranno l’efficienza del sistema di autorizzazione, ridurranno i costi amministrativi, aumenteranno la trasparenza e forniranno maggiore sostegno alle tecnologie pionieristiche e ad altri approcci innovativi.  

Frans Timmermans, Vicepresidente esecutivo per il Green Deal europeo, ha dichiarato: “Entro il 2050 le attività economiche nell’Unione europea non dovrebbero più inquinare l’aria, l’acqua e l’ambiente in generale. Le proposte odierne consentiranno di ridurre notevolmente le emissioni nocive degli impianti industriali e degli allevamenti europei di maggiori dimensioni. Modernizzare il quadro in materia di emissioni industriali in Europa significa offrire certezze riguardo alle norme future, in modo da orientare gli investimenti a lungo termine, migliorare l’indipendenza europea sul fronte dell’energia e delle risorse e incoraggiare l’innovazione.”  

Virginijus Sinkevi?ius, Commissario responsabile per l’Ambiente, gli oceani e la pesca, ha dichiarato: “Grazie alle nuove norme i grandi impianti industriali e gli allevamenti intensivi potranno contribuire a raggiungere l’obiettivo del Green Deal europeo e a concretizzare l’ambizione dell’inquinamento zero. Solo intervenendo sugli allevamenti si determinerebbero benefici per la salute delle persone quantificabili in almeno 5,5 miliardi di € l’anno. Questi sviluppi creeranno anche più posti di lavoro, come già dimostrato in passato dal settore UE dell’ecoinnovazione. Le misure che affrontano in modo proattivo le crisi dell’inquinamento, del clima e della biodiversità possono rendere la nostra economia più efficiente e resiliente.”

Le nuove norme si applicherebbero gradualmente agli allevamenti di bovini, suini e pollame di maggiori dimensioni che rappresentano circa il 13 % delle aziende agricole commerciali europee e che, secondo quanto riportato nel comunicato stampa della Commissione, sono un totale di 185.000 e collettivamente sono ritenute responsabili del 60 % delle emissioni di ammoniaca e del 43 % di metano prodotte dal bestiame dell’UETutte le aziende agricole interessate godranno di un regime di autorizzazione più snello, poiché le loro operazioni sono più semplici rispetto a quelle degli impianti industriali. Gli obblighi derivanti dalla proposta terranno conto, mediante requisiti su misura, delle dimensioni dell’azienda e della densità di bestiame.  

In particolare rientrerebbero nel campo di applicazione della direttiva tutti gli allevamenti di bovini, suini e pollame con oltre 150 unità di bestiame (LSU)

pertinenti requisiti relativi alle migliori tecniche disponibili (BAT) terranno in considerazione la natura, le dimensioni, la densità e la complessità di questi allevamenti di bestiame, comprese le specificità dei sistemi di allevamento di bovini al pascolo, in cui gli animali sono allevati solo stagionalmente in strutture al chiuso, e l’entità di impatto ambientale che possono avere.

Il controllo dell’inquinamento dell’aria, del suolo e dell’acqua comprese le falde sotterranee da parte di questi allevamenti garantirebbe un controllo molto maggiore per le emissioni di metano e ammoniaca e porterebbe ad aumentare la quota considerata di emissioni:

  • dall’attuale 18% al 60% per l’ammoniaca
  •  dall’attuale 3%  al 43% per il metano.

Questo dovrebbe produrre i seguenti vantaggi in termini di inquinamento:

  • Riduzioni delle emissioni di metano di 265 kt all’anno (229 kt all’anno per i bovini e 36 kt all’anno per suini e pollame)
  • Riduzioni delle emissioni di ammoniaca di 128 kt all’anno (50 kt all’anno per i bovini e 78 kt all’anno per suini e pollame).

A fronte di queste considerazioni, la Commissione europea stima che i benefici per la salute umana derivanti dalla riduzione del metano e dell’ammoniaca dal totale degli allevamenti di bovini, suini e pollame nell’ambito della revisione dell’IED ammontino ad oltre 5,5 miliardi di euro all’anno, escluso il miglioramento dei sistemi ecologici. Le nuove norme aumenteranno inoltre la trasparenza delle autorizzazioni e la partecipazione pubblica al processo, ed il registro europeo delle emissioni e dei trasferimenti di sostanze inquinanti diventerà un portale sulle emissioni industriali nell’UE in cui i cittadini potranno consultare dati sulle autorizzazioni concesse ovunque in Europa e reperire facilmente informazioni sulle attività inquinanti nella loro zona. 

La proposta concede agli Stati membri 18 mesi per recepire la direttiva nel diritto nazionale dopo l’adozione da parte del Parlamento europeo e del Consiglio. Successivamente saranno elaborate le “migliori tecniche disponibili” (BAT) che una volta adottate dalla Commissione, i gestori di impianti industriali dovranno adottare entro quattro anni e gli agricoltori entro tre. 

Le prime reazioni delle Organizzazioni professionali contrastano con quelle delle Associazioni ambientaliste, pur essendo entrambe le parti insoddisfatte delle modifiche proposte.

Il presidente Confagricoltura Giansanti, in un comunicato stampa diffuso questa mattina,  ritiene punitivo l’orientamento della Commissione europea nei confronti  degli allevamenti, a fronte della richiesta dei capi di Stato e di governo hanno chiesto di aumentare la sicurezza alimentare.

“La Commissione ha proposto di inasprire gli obblighi già esistenti, con un pesante aumento dei costi amministrativi e burocratici – rileva Giansanti -. Attualmente solo il 5% degli allevamenti avicoli e suinicoli delle strutture attive negli Stati membri rientra nella sfera di applicazione della direttiva in questione. Sulla base delle proposte della Commissione si salirebbe al 50 per cento. E non solo: le nuove regole si estenderebbero anche agli allevamenti di bovini”.

Rischiamo un taglio di produzione a livello europeo, aprendo così la strada a maggiori importazioni da Paesi terzi dove le regole sono meno rigorose di quelle valide nella UE, anche ai fini della sostenibilità ambientale”, evidenzia il presidente di Confagricoltura.

Stessi timori espressi dal presidente Prandini di Coldiretti che apre il comunicato stampa dicendo:

“La proposta della Commissione europea spinge alla chiusura in Italia migliaia di allevamenti che si trovano già in una situazione drammatica per l’insostenibile aumento di costi di mangimi ed energia provocati dalla guerra in Ucraina”.  “Una decisione che colpisce direttamente gli allevatori ed i consumatori in Italia che dipende già dall’estero – sottolinea Prandini – per il 16% del latte consumato, il 49% della carne bovina e il 38% di quella di maiale secondo l’analisi del Centro Studi Divulga. Il rischio – precisa Prandini – è quello di colpire la produzione nazionale ed europea per favorire le importazioni da paesi extracomunitari spesso realizzate senza il rispetto degli stessi criteri, sanitari, ambientali e sociali richiesti all’interno dell’Unione Europea”.

Dal canto suo Greenpeace, nel divulgare sul suo sito la notizia  relativa alle nuove proposte europee per ridurre le emissioni industriali, sottolinea che per la prima volta sono stati inclusi gli allevamenti intensivi di bovini, e che sono state ridotte anche le soglie attuali di capi allevati per gli allevamenti di suini e pollame che devono ottenere permessi, monitorare e ridurre le emissioni di tutte le sostanze inquinanti emesse, compresi i gas serra.

“Se il piano sarà adottato nella sua forma attuale, le nuove regole si applicheranno agli allevamenti intensivi con 150 “unità di bovino adulto” (UBA). Unità di misura che equivale ad aziende con almeno 150 bovini adulti o 375 vitelli, 500 suini o 300 scrofe e 10 mila galline ovaiole. Un miglioramento significativo rispetto all’attuale normativa, che si applica solo alle aziende con spazio per più di 40 mila polli, 2.000 maiali o 750 scrofe. Una bozza del piano pubblicata la scorsa settimana da Contexte, mostrava l’intenzione della Commissione di fissare tale soglia a 100 UBA, ma con una mossa dell’ultimo minuto, dovuta a sospette pressioni della lobby agricole, questa soglia è stata aumentata. La stessa Commissione ha calcolato che fissare la soglia a 100 UBA avrebbe portato a benefici per la salute per oltre 7,3 miliardi di euro all’anno, grazie alla riduzione delle emissioni di metano e ammoniaca. Ora che la soglia è stata portata a 150 UBA i benefici per la salute sono stimati in 5,5 miliardi di euro – il che significa una perdita economica per l’intera società di 1,8 miliardi di euro ogni anno”.

 

Fonte: Commissione europea, Confagricoltura, Coldiretti, Greenpeace