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La Corte dei conti chiede anche il sequestro del vitalizio di Galan. Secondo la Procura regionale contabile l’ex ministro ha leso l’immagine della Regione Veneto

di Claudio Baccarin, dal Mattino di Padova. Giancarlo Galan ha leso l’immagine della Regione Veneto (provocando un danno erariale per 5.200.000) e, come “amministratore infedele” ha provocato un gravissimo disservizio (608.477,61 euro). Il totale fa la bella cifra di 5.808.477,61 euro, oltre agli interessi legali e alla rivalutazione monetaria. Più del doppio dei 2.600.000 che, insieme a due anni e dieci mesi di reclusione, ha patteggiato nell’ottobre 2014 e che gli sono stati confermati dalla Corte di Cassazione nel luglio 2015.

La cifra è stata computata dalla Procura regionale della Corte dei Conti che il 24 febbraio ha fatto istanza al presidente della Sezione Giurisdizionale della Corte dei Conti per il Veneto «perché, con proprio decreto, autorizzi il sequestro conservativo in favore della Regione, fino alla concorrenza di 5.808.477,61», di ogni introito di cui sia destinatario il deputato forzista. Un provvedimento, a garanzia della Regione, legato «alle condizioni economiche del Galan, che risulta avere un reddito del tutto insufficiente a pagare l’Erario», visto anche che non è più proprietario della villa di Cinto Euganeo.

Nel mirino della Procura della Corte dei Conti viene ricompreso «ogni credito, assegno, indennità o somma a qualsiasi titolo dovuta o debenda nei confronti del Galan da soggetti od enti privati, amministrazioni, enti pubblici, istituti o casse di previdenza, ivi compresi stipendi o pensioni, questi ultimi nella misura del quinto di legge per le competenze erogande, dal momento in cui detti importi saranno liquidati». Nella sua ricognizione, basandosi sulla relazione prodotta dalla Guardia di Finanza, la Procura della Corte fa i conti in tasca al parlamentare. «In occasione della cessazione della qualità di deputato (stante il procedimento attualmente in corso per la decadenza in seguito ai noti fatti di rilevanza penale)» Galan avrà diritto alla percezione da parte della Camera della somma di 30.640 euro a titolo di assegno di fine mandato.

L’occhio della Corte dei Conti si sposta poi sul vitalizio di consigliere regionale, pari a 4.991,03 euro lordi, assegno mensile sospeso nel 2013 in seguito all’elezione alla Camera, che Galan tornerà a riscuotere quando non sarà più parlamentare. Tra gli emolumenti da confiscare figurano poi il 50% della società Margherita srl di Padova. E ancora un terzo della casa di famiglia a Padova, stimata in 400.000 euro (per cui la quota del deputato è pari a 133.333 euro); il bosco di Rovolon (stima di 75.600 euro). La Procura invita a comparire in giudizio la Camera dei deputati; la Regione Veneto; la società Margherita srl; e ovviamente lo stesso Galan, che potrà chiedere di essere sentito di persona.

Ma come si è arrivati a calcolare la cifra? Secondo la Procura il danno da disservizio, conseguente alla rottura del rapporto fiduciario tra amministratore e pubblica amministrazione, ricomprende «nella percentuale del 60% tutte le retribuzioni percepite dal Galan, nelle annualità dal primo gennaio 2006 al 31 dicembre 2011 presso la Regione Veneto, durante il periodo in cui si sono svolti i fatti oggetto del processo penale relativo al Mose». Ecco le cifre: 134.290 nel 2006; 46.596 nel 2007; 140.443 nel 2008; 140.443 nel 2009; 131.080 nel 2010. E ancora nel 60% della retribuzione erogata dal Senato nel 2006 (quando fu in carica per tre mesi: in totale 27.021). E ancora delle retribuzioni riscosse come ministro nel 2010 (132.331) e nel 2011 (161.922), «tenuto conto che le tangenti del Consorzio Venezia Nuova e della Mantovani continuarono anche nel biennio 2010-2011 attraverso i contributi all’architetto Turato per la ristrutturazione della villa a Cinto Euganeo».

Il Mattino di Padova – 5 marzo 2016

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