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La crisi blocca anche i fondi pensione. La denuncia della Covip: 1,4 milioni di italiani hanno sospeso i versamenti

Un milione e 400mila lavoratori ha smesso, a causa della crisi, di pagare i contributi ai fondi per la pensione integrativa. Lo ha detto ieri il presidente della Covip, Rino Tarelli, presentando l’annuale relazione della commissione di vigilanza. Gli iscritti ai fondi pensione sono arrivati al 31 marzo 2014 a 6,3 milioni, contro i 5,8 milioni del 2012, il 27% degli occupati. Circa due milioni sono gli iscritti ai fondi negoziali istituiti con accordi tra associazioni imprenditoriali e sindacali.

Il resto si distribuisce tra Pip, piani individuali pensionistici (2,6 milioni), fondi aperti (984mila), entrambi offerti da banche e assicurazioni, e fondi preesistenti alla riforma del 1993 (654mila). Circa un milione di coloro che hanno smesso di versare appartiene ai fondi aperti e ai Pip.

Le risorse complessive dei fondi hanno toccato quota 116,4 miliardi di lire. In buona parte vengono investiti all’estero. Su 86,8 miliardi in capo ai fondi pensione (escludendo cioè i Pip), si legge nella relazione, «ad oggi solo 2,1 miliardi di euro del portafoglio sono investiti nelle imprese italiane». Altri 24 miliardi su titoli di Stato italiani. Il resto, circa 60 miliardi, va fuori dai confini nazionali. Un trend da modificare, secondo il ministro del Lavoro, Giuliano Poletti: «Attraverso logiche di garanzia, le risorse potrebbero essere utilizzate anche per lo sviluppo del Paese e delle infrastrutture».

Il rendimento medio conseguito dai fondi nel 2013 è stato del 5,4%, contro l’1,7% del Tfr, gli accantonamenti per il Trattamento di fine rapporto. Dal 2000 ad oggi, il rendimento cumulato dei fondi pensione negoziali è stato del 48,7% rispetto al 46,1% ottenuto dal Tfr.

Secondo la Covip «esistono ampi margini di crescita» per i fondi pensione. «Al fine di favorire il rilancio delle adesioni,potrebbero essere introdotti meccanismi di adesione generalizzata e confermata, con possibilità di revoca entro un dato periodo». Inoltre, per il presidente Tarelli, bisogna «ragionare su un nuovo e più ampio modello di welfare che passa da una visione unitaria dei temi della previdenza complementare e dell’assistenza sanitaria integrativa». E così, al governo che progetta di assorbire la Covip nella Banca d’Italia, Tarelli ha opposto la proposta di una Supercovip: «Un’unica autorità di vigilanza del settore che favorisca un welfare integrato». Ma Poletti preferisce invece aprire una prospettiva di diverso utilizzo dei fondi pensione, per aiutare i lavoratori anziani espulsi dalle aziende in crisi: «Non vorrei che la previdenza complementare venga usata come ammortizzatore sociale, ma non è giusto che ci siano modalità talmente rigide che rendano inutilizzabili risorse che potrebbero essere utili per i cittadini in tempi diversi». Perché insomma non consentire di prendere la pensione integrativa un po’ prima, se la persona si trova senza altre possibilità di reddito?

Enrico Marro – Il Corriere della Sera – 29 maggio 2014 

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