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La legge di Stabilità? Mancano 117 decreti. In tutto servono 852 provvedimenti per rendere operative le norme dei governi Monti e Letta

C’è un altro debito pubblico che pesa sull’Italia. Non si misura in euro, non è fatto di Bot e Cct come la versione originale. Ma anche questa è una montagna, un cumulo di leggi e regole rimaste sulla carta perché mancano i famosi provvedimenti attuativi, quell’oscuro lavoro di centrocampo necessario per trasformare un annuncio in un fatto.

Considerando solo i governi Letta e Monti, l’altro debito pubblico è fatto di 852 norme che mancano all’appello. E l’ultimo carico è arrivato con la legge di Stabilità, che in un colpo solo ha messo sul piatto 117 fra regolamenti, decreti ministeriali e affini.

«Il risultato è che buona parte di quella legge, dopo aver impegnato per settimane il Parlamento, rischia di non portare a nulla di concreto» dice Dario Nardella, il deputato Pd, fedelissimo di Matteo Renzi, commentando l’elenco puntuale di tutti i provvedimenti in lista d’attesa. Un’esagerazione, figlia del nuovo corso del Partito democratico e dei nuovi equilibri nel governo? Non proprio. Tra i punti in attesa delle cosiddette norme secondarie non c’è soltanto un pezzo di quei finanziamenti a pioggia che avevano fatto tanto discutere, come lo studio di fattibilità per i collegamenti nello Stretto di Messina o il monitoraggio del batterio Xilella fastidiosa. Ma anche questioni di sostanza. Per esempio il bonus sui nuovi nati partirà solo dopo il decreto della presidenza del consiglio. E così anche l’estensione della carta acquisti per la quale serve un regolamento del ministero del Lavoro. E ancora il fondo di garanzia per i mutui prima casa o l’intervento della Cassa depositi e prestiti per la cartolarizzazione dei crediti verso le piccole e medie imprese,operazioni subordinate a due decreti del ministero dell’Economia. Senza questo passo successivo, tutte quelle norme resterebbero sul piano delle buone intenzioni. Non solo. Una scadenza precisa per l’attuazione viene indicata in meno della metà dei casi. E anche quando c’è non vale poi tanto. Spesso si tratta dei famosi termini «ordinatori» e quindi in caso di sforamento non succede nulla.

Sottigliezze per giuristi? No purtroppo, visti i tempi lunghi della nostra macchina amministrativa. Proprio due giorni fa è stato pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale il decreto del ministero dello Sviluppo economico per gli sgravi alle imprese che assumono giovani laureati specializzati nella ricerca. «Al fine di dare immediata attuazione alla misura…» si legge nella premessa del provvedimento. Immediata attuazione? L’incentivo era stato varato con il decreto Sviluppo di Corrado Passera. Era il 22 giugno 2012, quasi 600 giorni fa. E non è finita qui perché per il bando serve adesso un decreto direttoriale, e la scadenza non è stata nemmeno fissata. Lo sforamento come regola. E come paradosso. L’anno scorso in Gazzetta Ufficiale è arrivato un regolamento atteso dai tempi del primo governo Prodi. Non sono passati mesi ma anni. Quasi 20 ormai.

«Rispetto al governo Monti quello Letta sta facendo meglio» dice lo stesso Nardella. Prima di lasciare la poltrona di ministro per i Rapporti con il Parlamento, Piero Giarda aveva stimato in cinque anni il tempo necessario per dare piena attuazione a tutte le norme piovute con i tecnici. Per fortuna il ritmo è salito. La percentuale di attuazione delle leggi targate Monti è passata dal 27% di un anno fa al 52% di adesso. Ma l’eredità lasciata dai tecnici è ancora pesante: oltre 400 provvedimenti tuttora in coda, per 148 i termini sono già scaduti. E mentre si fatica a smaltire l’arretrato, di norme attuative se ne mettono in fila altre. Prima delle 117 contenute nella legge di Stabilità, il governo Letta ne aveva sfornate già 311. E alla fine di novembre quelle già emanate erano 39. Una rincorsa senza fine che fa pensare a Massimo Troisi, alla sua battuta sul perché avesse smesso di comprare libri: «Io sono uno a leggere, loro sono milioni a scrivere. Non li raggiungo mai». Possibile continuare così? No, anche perché quando manca una norma attuativa il danno è doppio: non solo c’è una legge che rimane sulla carta, ma c’è un intero settore che resta bloccato perché nessuna sa come muoversi e tutti sono in attesa del verbo. Secondo Nardella in Impegno 2014, il nuovo programma di governo, ci deve essere una svolta anche su questo punto. «Leggi e decreti – dice – devono essere auto applicativi, cioè contenere anche le discipline tecniche e rinviare ad altri provvedimenti solo quando non si può fare altrimenti». Anche in questo il governo Letta ha fatto meglio del precedente: nel decreto del fare il 77% delle norme non aveva bisogno di un passaggio successivo. Ma non sempre è andata così e la legge di Stabilità lo dimostra . Per questo il deputato renziano suggerisce un altro correttivo: «L’intera attività andrebbe programmata. Ad esempio assegnando ad un ministero una norma attuativa solo una volta che ha smaltito il suo arretrato». Un’illusione?

In attesa della risposta, Camera e Senato si preparano a votare il decreto Mille proroghe, altro mostro giuridico che serve proprio a rinviare tutti i termini che non si riescono a rispettare. Non c’entrano le norme attuative questa volta, ma le regole che stanno più in alto, le leggi. Eppure la logica che c’è dietro è esattamente la stessa: fai domani quello che potresti (e dovresti) fare oggi. Dovrebbe essere l’ultima volta, giurano tutti.

Lorenzo Salvia – Corriere della Sera – 24 gennaio 2014 

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